Accordo Fiat Chrysler: molto critico il Wall Street Journal

Accordo Fiat Chrysler: molto critico il Wall Street Journal

Non tutti quanti sono unanimamente contenti di questa alleanza italo-americana, qualche dubbio viene dal Wall Street Journal che con un po’ di senso patriottistico ferito titola criticamente di come la Chrysler sia finita scaraventata nelle braccia della Fiat

da in Fiat, Mercato Auto, Mondo auto, Sergio Marchionne
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    Accordo Fiat-Chrysler

    E’ andato a far visita a Barack Obama col suo solito maglione, tanto da meritarsi dal Presidente USA, l’appellativo affettuoso di “ uomo col maglione “ indicando in questo modo l’abitudine al look di Sergio Marchionne a cui lo stesso Obama riconosce un’abilità fuori dal comune.

    L’uomo della rinascita della Fiat a suo tempo ripresa con tre miliardi di euro e in breve tempo in attivo ha scioccato tutti, persino Obama che ha voluto Marchionne a capo della cordata di Chrysler sul baratro, per noi la soddisfazione di sapere che fra i tanti guasti italiani siamo anche capaci di fare impresa, siamo in grado di esportare il nostro migliore Made in Italy e, come avvenuto nel dopo guerra, in breve tempo siamo giunti ad occupare i primi sei posti fra gli Stati al mondo più forti economicamente e dunque più industrializzati.

    Stupisce invece il silenzio dei sindacati e nella totale quiete delle Organizzazioni s’è levata soltanto la voce di Cesare Damiano, ex tutto, ex ministro del lavoro, ex sindacalista, ex cassaintegrato, che ha accolto con piacere, bontà sua, l’accordo Fiat-Chrysler.

    Plaudono persino i sindacati italiani!

    Insomma, Sergio Marchionne potrebbe essere l’uomo giusto al posto rovente ma in grado di fronteggiare la grave crisi dell’auto americana, non lo diciamo solo noi, lo dicono i sindacalisti italiani, evviva, che si sono presi la briga di tranquillizzare i loro colleghi d’oltreoceano assicurando loro che meglio non ci si poteva aspettare nella grave situazione in cui si è imbattuta la grande industria americana, chissà perché poi le stesse organizzazioni quando sono in Italia sbraitano contro tutti!

    Chrysler nelle braccia di Fiat, critico il Wall Street Journal

    Tuttavia non tutti quanti sono unanimamente contenti di questa alleanza italo-americana, qualche dubbio viene dal Wall Street Journal che con un po’ di senso patriottistico ferito titola criticamente di come la Chrysler sia finita scaraventata nelle braccia della Fiat, il che significa mettere la Fiat al comando e dare potere ai sindacati americani con l’intento di scongiurare la bancarotta, ma su questo ultimo punto il giornale statunitense non è del tutto convinto.

    Siamo certi che così si scongiura la bancarotta?

    Non sono certi, infatti, che si sia scongiurata la bancarotta, ad esempio, con un ragionamento per’altro convincente; 3.200 concessionari Chrysler spaventati e una marea di creditori inferociti potrebbero iniziare una lunga sequela di cause giudiziaria che non scongiurerebbe la bancarotta ed inoltre, lo stesso indotto della Chrysler potrebbe ricevere l’onda d’urto di queste cause creando condizioni tali da non poter offrire un servizio puntuale per i compratori delle auto del marchio quando necessario e, dunque, allontanare i pochi clienti cui la Casa può o potrebbe ancora contare.


    Ma lo stesso Wall Street Journal stigmatizza in un pensiero una delle note dolenti dell’accordo, «Si vuole proteggere i posti di lavoro e salvare il terzo costruttore d’auto americano, anche a spese dei creditori privilegiati, mettendoli alla pari con gli altri creditori: e qui si può aprire una di quelle delicate battaglie giudiziarie che fanno ricchi gli avvocati e i cui esito è sempre assai incerto “.

    Furba la Fiat! tutto a costo zero!

    E con una malcelata “ rabbia “ il giornale americano critica il fatto che a partire da Daimler e il Fondo Cerberus, continuando con il Tesoro americano, per arrivare alle grandi banche compresi i lavoratori che hanno messo una marea di soldi per salvare il colosso americano, Fiat è quella che sul piano finanziario si è mossa al meglio, almeno per lei, non mettendo sul piatto nemmeno un euro, eppure Sergio Marchionne è quello che ha il ruolo prominente nell’accordo, si pensi che l’Amministratore di Fiat ha la possibilità di scegliersi tre nomi da inserire nel Consiglio di Amministrazione, il sindacato americano ne può mettere solo uno e il governo americano tre, come Fiat, eppure guardando l’organigramma della nuova azienda nata dall’accorso fra le due Case automobilistiche è chiara la suddivisione delle quote azionarie, 55% va al nuovo fondo pensione, esterno, di proprietà del sindacato; 20% a Fiat; 8% al Tesoro Usa, 2% al Canada e, addirittura Fiat può ottenere un ulteriore 15%, forse ancora senza mettere soldi sul piatto ma solo se riuscirà a portare in America un motore a basso consumo che riesca a far percorrere all’auto ove è montato non meno di 40 miglia con un gallone di benzina.

    La paura dei concessionari

    Ed infine, ecco trapelare l’apprensione del giornale americano sull’accordo storico, che dire dei 3.200 concessionari americani che si sentono essi stessi sull’orlo del baratro, atteso che a loro dire per avere quest’auto nata dall’accordo fra Fiat e Chrysler occorreranno due anni e nel frattempo che si fa, si continuano a vendere 40 auto al mese, anzi errore, dieci al mese, insomma, se non ci si affretta si… muore!

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN FiatMercato AutoMondo autoSergio Marchionne Ultimo aggiornamento: Domenica 05/07/2015 10:19
     
     
     
     
     
     
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