Alfa Romeo: modelli che hanno fatto la storia [FOTO e VIDEO]

Alfa Romeo: modelli che hanno fatto la storia [FOTO e VIDEO]

Vediamo insieme la storia del mondo Alfa Romeo con i modelli storici del marchio del Biscione

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    Jorge Lorenzo in SBK con l'Alfa Romeo 4C

    In un panorama mondiale che vede le recenti dichiarazioni di Sergio Marchionne, sul futuro di tutto il gruppo FCA, con un orgoglio tutto italiano ed un occhio al passato noi poniamo l’accento sul brand Alfa Romeo. L’attuale idea è quella di renderlo indipendente, premium, con una identità propria che non sia confondibile con il resto del gruppo. Richiamare i fasti gloriosi del passato di un marchio che, negli ultimi anni, sta cercando una via di uscita dal tunnel che ha visto qualche mossa non proprio centrata, in ottica mercato. Ma le vittorie, i successi ed i fallimenti consegnati al passato fanno parte, dopotutto, dell’odierna immagine del brand, e noi vogliamo ricordare assieme a voi la storia del marchio Alfa Romeo.

    Non sempre la Casa è stata conosciuta con il nome di Alfa Romeo, perchè il 24 Giugno del 1910 venne fondata la ALFA, acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. Già aveva 10 anni di storia (non proprio rosea) alle spalle, quando venne rilevata e rilanciata sul mercato, e nel 1918, per volere dell’imprenditore napoletano Nicola Romeo che ne acquisì la proprietà, il nome fu cambiato in quello che tutti conosciamo: Alfa Romeo.

    Una delle figure più importanti al momento della fondazione fu Giuseppe Merosi. A lui si deve la prima bozza dello stemma, con il biscione e la croce rossa su fondo bianco, e la progettazione della prima auto, la 24 HP: con motore quattro cilindri da 4000 cc, potenza di 42 cavalli e 100 km/h di velocità massima, venne lanciata sul mercato stesso nel 1910. Da lì a poco cominciò la storia di ALFA nelle competizioni, perchè due esemplari di 24 HP vennero modificati ed alleggeriti, e nel 1911 vennero iscritti all’edizione della Targa Florio. Il primo successo, però, arrivò solo dopo una gara Parma-Poggio di Berceto del 1913, grazie alla modifica della 40-60 HP, modello successore della 24 HP. La strada delle competizioni automobilistiche fu così spianata e dopo poco vide la luce l’ALFA Gran Prix, auto progettata esclusivamente per le corse.

    Fu la Prima Guerra Mondiale a vedere il passaggio di ALFA, in evidenti difficoltà economiche causate dal non riuscire a fornire apparati bellici all’esercito, nelle mani di Nicola Romeo, che riuscì a convertire lo stabilimento di Portello a tali scopi. Dopo la fine della guerra, la costruzione di automobili riprese e nel 1920 venne lanciata la 20-30 HP. In quegli stessi anni debuttava anche il famoso simbolo del “Quadrifoglio Verde”, dipinto scaramanticamente su una Alfa Romeo RL che partecipò (e vinse) alla Targa Florio del 1923 con il numero 17. Da lì in poi, la fama sportiva di Alfa Romeo crebbe sempre più, mentre nel 1925 Romeo venne estromesso dall’azienda, dalla Banca Nazionale di Credito, e sostituito con Pasquale Gallo.

    A dispetto delle vendite di auto al pubblico, le competizioni restituivano risultati molto positivi, grazie anche a piloti del calibro di Enzo Ferrari, Giuseppe Campari ed Antonio Ascari ed auto come la P2. Opere di Vittorio Jano, che prese il posto di Merosi, furono la 6C 1500 e la successiva 6C 1750, che vinsero competizioni prestigiose come la Mille Miglia per 3 anni di fila. Sulla scia di questi successi lo stesso Jano progettò la 8C 2300 e la 6C 2300 sul fronte stradale, con motori da 2,3 litri, che attualmente figurano tra i modelli che più caratterizzano la storia del marchio, mentre sul fronte delle competizioni fu dato spazio alle monoposto: nacquero la Tipo A, molto potente ma poco maneggevole, e la P3, che fu portata innumerevoli volte alla vittoria da Tazio Nuvolari.

    Durante gli anni Trenta fu Mussolini in persona a decidere di salvare il marchio dalla chiusura (un’ennesima volta), perchè fiero della forte immagine che riusciva a fornire dell’Italia, attraverso i successi nelle competizioni. In questi anni fecero la loro comparsa delle pietre miliari come Wilfredo Ricart, che fece adottare il ponte De Dion sulle auto prodotte, ed Ugo Gobbato, che migliorò l’amministrazione aziendale e la fama del marchio a tal punto che Henry Ford pronunciò la famosa frase “quando vedo passare un’Alfa Rome, mi tolgo il cappello”. Ma il secondo conflitto mondiale era alle porte: la produzione di auto venne cessata a favore dei motori aeronautici e lo stesso stabilimento di Portello subì pesanti bombardamenti. Nonostante questo, a fine conflitto vide la luce l’Alfa Romeo 158, vincitrice del primo campionato del mondo di Formula 1.

    Nel dopoguerra l’auto che aiutò ad ampliare il mercato fu la l’Alfa Romeo 1900, costruita con un occhio di riguardo all’affidabilità, alla semplicità di guida ed al prezzo abbordabile, fattore quest’ultimo reso possibile con l’avvento della catena di montaggio.

    Il tutto fu reso possibile grazie anche agli aiuto degli Stati Uniti, elargiti grazie al Piano Marshall, e la casa cominciò a sfornare modelli uno dopo l’altro, arrivando anche a presentare la prima Giulietta durante il 1954 ( ).

    Con il successo della Giulietta, lo stabilimento di Portello arrivà alla saturazione della produzione, così venne costruito lo stabilimento di Arese e, durante gli stessi anni, venne inaugurato il centro sperimentale di Balocco. Negli anni settanta, invece, venne riconvertito l’impianto di Pomigliano d’Arco (e fu tolto il riferimento a Milano nello stemma) e lì iniziò la produzione della Alfasud, prima auto di segmento medio-piccolo della casa, per giunta primo esemplare dotato di trazione anteriore e motore boxer prodotto dall’Alfa Romeo. Il successo spropositato, e nel frattempo il nome di Alfa Romeo primeggiava nelle competizioni, con auto a ruote coperte a partire dalla Tipo 33.

    Venne poi richiamato in auge il nome Giulietta, per un’auto prodotta a partire dal 1975. Ma in quegli anni, così come nel decennio successivo, la crisi energetica e la riduzione della qualità con la quale venivano assemblate le auto, fecero peggiorare l’immagine del marchio a livello internazionale. Il marchio venne salvato dal lancio dell’Alfa Romeo 33, prima, e dell’Alfa Romeo 75, dopo, che ebbero un forte consenso da parte del grande pubblico. La 75, inoltre, fu la prima Alfa Romeo a montare il motore Twin Spark e fu l’ultima a trazione posteriore. La seconda metà degli anni Ottanta, inoltre, vide la cessione del marchio dall’IRI alla Fiat, che l’accorpò con il brand Lancia e cominciò a produrre auto basate sulle omologhe torinesi. Di quegli anni è la 164, prima ammiraglia a trazione anteriore.

    Negli anni Novanta il marchio non ebbe un grande successo tra gli appassionati, proprio in virtù della proprietà Fiat, e quindi della derivazione estetica e meccanica dei nuovi modelli. Un esempio eclatante fu la 155, su pianale della Fiat Tipo e Lancia Dedra, che adottò la trazione anteriore e la meccanica del marchio torinese. Non riuscì ad avere il successo sperato nemmeno la versione con trazione integrale Q4 derivata dalla Lancia Delta Integrale, nonostante le vittorie nel campionato tedesco DTM.

    Successivamente fecero la comparsa modelli come la 145, la 146, la 156. L’ultima, in particolare, ebbe un successo così grande da farle accaparrare il titolo di Auto dell’anno 1998, grazie ad una meccanica che vantava il cambio Selespeed ed il motore diesel common rail. Nel decennio scorso, invece, abbiamo avuto il lancio della compatta 147, premiata come Auto dell’anno 2001, che ha cambiato rotta stilistica e che ha visto la maturità delle linee del marchio. Al seguito fecero la comparsa la 159, costruita in collaborazione con la General Motors e la Brera, una coupè sportiva a trazione posteriore che ha fatto storcere il naso a molti a causa del suo peso.

    Ma l’animo sportivo dell’Alfa Romeo si rifà vivo nel 2007, con il debutto della supersportiva 8C Competizione, dalla quale sono poi derivate la Mito nel 2008, la Giulietta nel 2010, e la piccola sportiva 4C nel 2013.

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