Allergia di Debbie, no assoluto alle auto e non solo

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    Traffico veicolare

    Se provassimo ad immaginare, per un minuto soltanto, le nostre città svuotate d’improvviso del traffico automobilistico, lo scenario che si aprirebbe ai nostri occhi, sarebbe quasi da Day After a seguito di un cataclisma.

    Eppure, se tutti fossero affetti dalla strana e singolare allergia ai campi elettromagnetici generati dalle auto e non solo, come accade ad una trentanovenne inglese, le città, gioco-forza, dovrebbero essere private del tutto dalle automobili, ciò in quanto, Debbie Bird, questo è il nome della paziente, è affetta dalla malattia che ha preso il suo nome, l’allergia di Debbie, con la conseguenza che, il solo contatto per qualche istante con un’auto, le provoca forte lacrimazione e un doloroso, quanto fastidiosissimo, arrossamento e prurito alla pelle.

    “Non posso più fare cose che fino a poco fa davo per scontate”, ha dichiarato Bird, al ‘Daily Mail’. “La mia vita di tutti i giorni era fortemente influenzata da (strumenti che emanano) campi elettromagnetici”.

    “Non posso entrare nell’auto dei miei amici. Altrimenti inizio subito ad avere mal di testa e la pelle del viso mi brucia”, ha aggiunto. “Anche fare shopping è diventato un problema. Non posso andare in posti come Starbucks dove sono installati strumenti wi-fi”.

    Tutto ebbe inizio con un trasloco e con la vicinanza a strumenti tecnologici quali telefoni portatili e connessione a internet senza filo,

    “All’inizio non riuscivo a dormire”, ha detto la donna. “Poi ho iniziato ad avere delle reazioni sulla pelle. Sentivo una sensazione di bruciore al viso, sulla fronte e sui gomiti”.

    Risultato, trasferirsi in un centro lontano da ogni sorta di campo magnetico, automobili comprese, come da suggerimento del suo dermatologo.

    Il caso Debbie apre scenari quanto mai imprevedibili per la nostra Società, perché, se è vero che è acclarato che la gran parte dei residui di lavorazione e di utilizzo degli attuali mezzi in nostro uso, genera inquinamento, più o meno grave, è ancora troppo presto per poter affermare la supposta o meno, nocività di altri prodotti di consumo; allo stato attuale delle conoscenze, ad esempio, non vi sarebbe nessuna scientificità sulla nocività dei campi elettromagnetici e relative onde, così come l’esposizione, non prolungata, alle micronde, parrebbe essere compatibile con la vita. Ma, il dubbio resta, se non fossimo ancora in grado di stabilirlo oggi, sulla scorta del tempo ancora breve di studio per questi componenti e se invece domani, allergia di Debbie a parte, scoprissimo che queste sostanze potessero essere dannose? La storia ce lo insegna, un secolo fa, nessuno immaginava che dietro il fumo di una banale sigaretta si annidassero una montagna di sostanze pericolose per la salute.