Audi: l’azienda cresce e gli operai ricevono un bonus sostanzioso e in Italia…..

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    Nuova Audi A4

    La Germania è un’isola felice per i lavoratori di una grande azienda automobiilstica quale è l’Audi.I fatturati sono cresciuti, l’azienda è in crescita e la dirigenza ha deciso di premiare i lavoratori con un bonus! L’azienda ha capito che non sempre bisogna irrigidirsi di fronte ad una novità e forse la vera innovazione sta in questa nuova filosofia che privilegi, prima di tutto, le risorse umane come importante piattaforma sulla quale edificare i destini di tutta un?azienda, un modo di intendere che forse stride un po? con la polverizzazione degli stabilimenti di una grande industria in tanti Paesi del mondo, per lo più emergenti e che accentrerebbe all?interno della nazione ove sorgono gli impianti, le migliori risorse produttive intese come forza lavoro, ciò nella consapevolezza che solo sviluppando la qualità del lavoro si migliora l?economia di una Nazione.

    In Germania, come vedremo, si comincia a fare proprio come han fatto all’Audi, almeno ad Ingolstadt sede dell?azienda, visto che, quando l’impresa ?macina? utili e lo scorso anno di utili se ne sono realizzati tanti, la Casa madre intende premiare la dedizione delle proprie maestranze e per farlo cosa c?è di meglio che dividere 222 milioni di euro contro i quasi 2 miliardi e mezzo realizzati dall’azienda nel 2007 con gli oltre 50.000 dipendenti di Ingolstadt e Neckarsulm che hanno ricevuto in busta paga un bonus rappresentato da ben 5.300 euro.

    Secondo Werner Widuckel, capo ufficio del personale Audi, la scelta aziendale è giusta, stante il fatto che un?azienda deve riconoscere il merito derivante dall?insostituibile ruolo svolto di chi opera all’interno. Un?impresa che cresce e che assume, con un aumento del 2% di nuovi dipendenti rispetto al 2006 , così come, quasi un migliaio di neolaureati troveranno posto in Audi quest?anno e 700 apprendisti seguiranno le stesse sorti, persone indispensabili, se solo si pensa che il marchio tedesco ha aumentato e aumenterà l?offerta da 25 a 40 modelli nel corso del breve periodo.

    E in Italia? ma, nel nostro Paese una consapevolezza del genere comincia a serpeggiare anche se è ancora prematuro che prenda del tutto il sopravvento, un industriale, ad esempio, che ha premiato i dipendenti con un bonus di soli 100 euro in busta paga è stato richiamato dai sindacati, colpevole di avere agito in totale autonomia?.., ma il gesto è importante perchè proviene proprio da un operatore economico con stabilimenti in Cina ed in altre parti del mondo depressee, che comincia a “sposare” lo stesso modus operandi, sia pure in forma minore dei colleghi tedeschi.

    Sergio Marchionne, a cui vanno tantissimi meriti alla guida della Fiat, anche umani, e che dalla Grande Punto in poi ha rilanciato il marchio e stabilimenti al meglio, ancor prima degli altri s’è reso protagonista di un analogo gesto, sia pure in misura molto ridotta, ma bisogna considerare che Fiat da poco esce da una crisi profonda; il risultato era apprezzabile ma i dipendenti che pure l’avevano gradito non hanno potuto esimersi ugualmente dallo scendere in piazza in assemblea, ritenendo e se vogliamo giustamente, esiguo un aumento di 30 euro in busta paga, quale anticipo rispetto al rinnovo contrattuale dei metalmeccanici. Ciò non toglie che bagliori di rinnovamento si fanno strada anche da noi.

    Insomma, forse avremmo da imparare qualcosa dalla vicina Germania, vicina geograficamente, lontana economicamente, perché la rinascita di un Paese si fa adeguando salari e stipendi in genere, utilitaristicamente parlando, se vogliamo, anche per rilanciare i consumi e non solo come un fatto di giustizia sociale; molto più facile a dirsi che a farsi, vero, ma se la difficoltà, relativamente alla condizione economica del nostro Paese, va ascritta alla globalizzazione, tale immancabile processo cui le nazioni sviluppate devono fare i conti, varrà anche per le aziende tedesche e, visto che con questa nuova realtà sociale stiamo imparando a farci anche i conti, è bene che, come del resto comincia a verificarsi, adeguiamo la nostra visione del lavoro nell’interesse collettivo.