Auto diesel, quale futuro? Perché è stato deciso di ucciderle

Il futuro delle auto diesel è burrascoso e nebuloso. Lo scandalo dieselgate è solo una parte del problema. La ragione è soprattutto politica. Saranno fuorilegge e bandite anche da noi?

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    Auto diesel, quale futuro? Perché è stato deciso di ucciderle

    Le città cominciano a non volere più i diesel; i costruttori, a parole, sembrano non volerne più sapere. La prossima morte del motore diesel è un omicidio premeditato. Voluto soprattutto dal mondo politico-ambientalista e assecondato dai costruttori. Atene, Madrid, Parigi e Città del Messico hanno annunciato che vieteranno la circolazione dei veicoli diesel a partire dal 2025. Ma molte altre città non vedono l’ora di trovare una scusa sufficientemente credibile per fare la stessa cosa.

    Nessun futuro per le auto diesel?

    Non importa che in Europa sia ancora il tipo di alimentazione preferito (52%) dai consumatori. Non importa nemmeno che, per le caratteristiche tecniche sue e del carburante, il motore a gasolio emetta minori emissioni di CO2, l’anidride carbonica, cioè il gas ritenuto responsabile di tutti i mali del mondo secondo la moda ecologista degli ultimi anni.

    La scusa del momento, perché solo di scusa si tratta, è la tendenza di questi motori ad emettere maggiori gas pericolosi per la salute, soprattutto i cosiddetti NOx, ossidi di azoto. Addirittura vengono tirati in ballo per l’ennesima volta i filtri antiparticolato: mentendo sapendo di mentire, la propaganda politico-ambientalista li ritiene responsabili di emettere particelle ancora più piccole (le nano-particelle), che s’infilano negli alveoli dei polmoni. Bugia sfacciata: le nano-particelle sono il risultato di una cattiva combustione e ciò avviene prima dell’azione del filtro. Invece dopo il passaggio dal filtro viene abbattuto il 95% delle particelle.

    Bandite perché “vera causa di inquinamento”

    La volontà della politica è abbattere l’automobile per distogliere l’attenzione dal vero responsabile dell’inquinamento urbano, creato dalla politica stessa: la speculazione edilizia, unita all’assenza di vere programmazioni della mobilità. Da noi e altrove sono stati e continuano ad essere favoriti aumenti indiscriminati della costruzione di edifici, spesso in zone già congestionate. Questo in cambio di consistenti oneri di urbanizzazione, quando va bene; lucrose tangenti su appalti e concessioni, nei casi peggiori, che non sono pochi.

    Però accanto alla costruzione di palazzi non si prevede mai l’adeguamento delle strade. Non si prevede che qualcuno andrà pure ad occuparli, quei palazzi; e quel qualcuno utilizza un mezzo di trasporto.

    Se aumentano le auto, a causa dell’aumento dei palazzi, e le strade rimangono sempre le stesse, inevitabilmente si formano le code. Le code causano inquinamento. Ma l’inquinamento di gran lunga maggiore proviene dagli edifici stessi: impianti di riscaldamento in inverno e di condizionamento in estate. Oltre alle emissioni dovute alla maggiore energia consumata per la vita stessa delle persone che occupano tali immobili.

    Tutto ciò non deve essere portato troppo all’attenzione della gente. E allora si scarica la colpa sulla sola automobile, anche perché le reti di trasporto pubblico costano.

    I costruttori si adeguano

    I costruttori automobilistici si adeguano. Un po’ anche per colpa loro. Volkswagen ha deciso che per rifarsi una verginità dopo lo scandalo dieselgate deve battere la grancassa della cosiddetta “elettrificazione“. Per il momento però continua a vendere grandi quantità di SUV diesel. E con lei tutti gli altri. Perché la gente continua a volere i diesel, almeno in Europa.

    Unione Europea e Stati Uniti hanno varato nuove norme che limitano i valori di emissioni al punto che sarà impossibile, cioè troppo antieconomico, costruire motori diesel che le rispettino, senza tagliare troppo le potenze, cosa che li renderebbe invendibili.

    Allora, almeno a livello di marketing, anche i costruttori si stanno preparando a pensionare il diesel, in attesa di una rivoluzione elettrica molto a parole, ma poco concreta. Ma parallelamente chiedono tempo, così hanno scritto al neopresidente americano Donald Trump, deciso a mettere un freno agli eccessi veteroambientalisti di Obama. Gli hanno chiesto di alleggerire queste norme (che riguardano anche i motori a benzina, il vero problema per gli USA, poiché il diesel in America non è mai stato popolare), perlomeno di ritardarne l’applicazione. La stessa cosa hanno fatto in Europa, nei confronti della Commissione europea. Nel frattempo, i loro listini sono sempre pieni di modelli alimentati a gasolio.

    Che un giorno i motori a combustione diventino pezzi da museo è inevitabile. Ma accelerare artificialmente quel momento, solo per nascondere colpe di altro genere, principalmente politiche, non serve a nessuno. Anche perché la tecnologia elettrica è tutt’altro che pronta. Nessuno comprerebbe un SUV che, utilizzato con le stesse prestazioni dei motori convenzionali, si fermerebbe dopo 20 Km, vero? E nemmeno si comprerebbe per viaggiare sempre a 30 Km/h per non restare a piedi, vero?