Auto ecologiche: da Tata la propulsione ad acqua?

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auto ecologiche tata ad acqua

La casa costruttrice indiana Tata Motors (che da una parte produce la Tata Nano, l’auto più economica del mondo, e dall’altra è proprietaria di marchi come Jaguar e Land Rover) ha deciso di investire fino a 15 milioni di dollari in un progetto che dovrebbe portare allo sviluppo di una tecnologia in grado di produrre motori alimentati ad acqua. La ricerca e lo sviluppo per questa innovazione saranno commissionati al MIT (Massachusetts Institute of Technology) con lo scopo di scoprire nuovi modi di sfruttare l’idrogeno nell’acqua come carburante.

La notizia è stata data dallo scienziato C.N.R. Rao: «Tata ha dato 15 milioni di dollari per finanziare le ricerche del professor Daniel Nocera del MIT per utilizzare l’acqua come carburante per auto. Il progetto prevede di generare idrogeno separandolo dall’ossigeno nell’acqua per poi conservarlo in un contenitore sicuro e renderlo disponibile come propellente per automobili».

L’idea dell’azienda indiana è quella di trovare una soluzione alternativa ed economica ai carburanti di origine fossile. La sfida è produrre energia ecologica a basso costo: acqua e idrogeno sembrano le fonti ideali e permetterebbero anche di ridurre drasticamente le emissioni di gas nocivi.

«Il sogno di Tata è quello di riuscire finalmente ad alimentare le auto con l’acqua – ha aggiunto Rao – Lo scopo di questo finanziamento è quello di poter ottenere e controllare queste tecnologie innovative. Il progetto prevede anche la produzione di un prototipo che dovrà dimostrare l’efficacia dell’acqua come carburante per autovetture».

Mer 05/01/2011 da Simone Minzi

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Andrea zambelli 5 gennaio 2011 21:23
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nell’idea dell’auto ad acqua c’è una piccola grande mistificazione. l’acqua non è il propellente.
dal punto di vista del motore, il carburante è l’idrogeno che deriverebbe dalla crackizzazione dell’acqua. tecnologia questa già in uso da almeno 15 anni nell’industria, dove sia sostituibile in tal modo l’idrogeno prodotto dalle bombole.
il problema è che la molecola dell’acqua richiede una quantità d’energia elevata per scindersi: per produzioni di grandi quantitativi di idrogeno, è necessario usare l’ammoniaca oppure il metano, pericolosa la prima e derivato dal petrolio il secondo.
ora, dove andiamo a prendere l’energia per crackizzare la molecola acqua? certo, un catalizzatore ad hoc potrebbe rendere più facile l’operazione, ma l’acqua da sola non si scinde: serve apporto di energia.
mi si dirà: energia elettrica. ma allora noi stiamo usando l’acqua al posto degli accumulatori a batteria: invece di caricare le batterie, scindiamo l’acqua.
conseguenza: o l’idrogeno derivato dall’acqua ha un’efficienza energetica superiore agli accumulatori di corrente, o noi stiamo buttando energia dalla finestra.
seconda conseguenza: noi per produrre l’energia primaria, quella che serve a scindere la molecola d’acqua, dovremo usare petrolio o uranio, le fonti alternative sono ancora troppo arretrate e si calcola che diverranno convenienti solo tra alcuni lustri, bene che vada.
quindi noi abbiamo comunque bruciato petrolio per produrre elettricità, che a sua volta produrrà idrogeno, che a sua volta entrerà in un motore termico. sommando le varie inefficienze di ciascun sistema di trasformazione, otterremo che è molto meglio fare il nsotro bravo pieno di metano o GPL senza romperci tanto le scatole.
questa cosa mi puzza di replica della tristemente famosa Eolo dell’ing. Nègre, buona solo a papparsi una bella torta di contributi statali e poi sparire nel nulla…

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