Auto elettrica: presto anche modelli italiani

Auto elettrica: presto anche modelli italiani

Auto elettrica: presto anche modelli italiani

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    Manca poco, meno di un decennio ed appena Cina ed India avranno messo a punto la propria politica di motorizzazione di massa, nel mondo avremo qualcosa come 1 miliardo e mezzo di auto delle oltre 600 milioni che contiamo al giorno d’oggi.

    Un numero spaventosamente enorme che include già in sé tutta una problematica ambientale non certo di poco conto diretta e annessa all’auto. Si pensi alle nuove strade che si dovranno edificare, alle infrastrutture da modernizzare, un problema che riguarda tutti e, proprio perché in questo processo tutti siamo coinvolti, nell’interesse collettivo di pensi all’inquinamento che un numero di auto pari al doppio dell’attuale parco circolante mondiale immetterà nel nostro habitat naturale.

    L’idrogeno, troppo lontano da venire
    Sembrava riposta la speranza di una mobilità di massa nel rispetto dell’ambiente, sull’idrogeno, un gas naturale che è sembrato da subito il classico “uovo di colombo” se solo si pensi che i prodotti finali,una volta utilizzato il gas, sono solo rappresentati dall’acqua, o meglio, dal vapore d’acqua; ma il futuro ad idrogeno si rivela non proprio lì da venire. Lo stoccaggio di questo gas è difficile ed il rischio di esplosione parimenti elevato e poi anche il modo di disporre il gas all’interno dell’abitacolo in appositi serbatoi è ancora troppo farraginoso per poterlo mettere in pratica nel brave periodo. Così come è difficile ipotizzare un futuro a bioetanolo senza pensare di dover addivenire a difficili compromessi con la natura stante l’origine vegetale di questo combustibile.

    Torna l’elettricità
    Il futuro, sono in molti a pensarlo, è nell’elettricità, almeno nel breve periodo la risposta al problema delle emissioni zero. Anche se su questo fatto c’è da aprire una piccola parentesi; se per emissioni zero intendiamo quelle che fuoriescono dal tubo di scappamento, l’auto elettrica soddisfa totalmente il problema, ma non lo risolve, fino a quando l’elettricità dovrà ricavarsi dalle centrali elettriche tradizionali o da quelle a carbone, l’idea di un’energia veramente pulita, dovrà riguardare quell’energia prodotta da fonti rinnovabili e non inquinanti.

    Toyota e Honda leader nella realizzazione di auto elettriche ma non sono le sole
    Le due giapponesi da anni sono impegnate nella realizzazione di auto elettriche pure, con la differenza che, al di là di singole iniziative, per lo più confinate all’interno di qualche Comune italiano che utilizza vetture elettriche per brevi spostamenti all’interno di alcuni spazi ristretti della città, fin adesso si è sempre escluso che una vettura del genere potesse compiere veri e propri spostamenti a lunga percorrenza utilizzando strade ed autostrade come avviene con le auto alimentate con carburanti tradizionali. E su questa strada che nei prossimi anni dovranno scendere in campo le Case automobilistiche perché un’auto che non inquina i centri delle città è ben salutata dalla gente ma non risolve il problema se poi le autostrade o le strade limitrofe diventano una cappa irrespirabile di gas di scarico.

    Nissan Pivo 2, per una città più vivibile
    Se consideriamo che in Europa il 20% delle auto è utilizzato prevalentemente in città si capisce bene l’orientamento delle Case a realizzare vetture urbane che si comportino in maniera rispettosa dell’ambiente all’interno delle metropoli. Per questo un non recentissimo progetto di Nissan con la Pivo 2 sta prendendo sempre più piede al punto da ipotizzare persino un utilizzo quotidiano di questa che ancora oggi è un prototipo ma che entro il 2011 potrebbe essere un’auto elettrica di utilizzo quotidiano. Parliamo di una vettura futuristica quanto vogliamo ma non tanto da non poterla immaginare utilizzabile da qui a tre/quattro anni. Il segreto è tutto basato sulla disposizione del motore piatto su ogni ruota, sulla possibilità di far ruotare la carrozzeria di un giro completo, fatto che rende quanto mai versatile la vettura su spazi ristretti come quelli dei centri città, fino all’adozione di nuove batteria al litio prodotte dal gigante della telefonia mobile Nec.

    E che Nissan con questa e come vedremo, con altre vetture del genere abbia intenzione di aprire il campo ad una forma alternativa di energia da utilizzare a breve lo dimostra la joint venture fra la Casa giapponese, la francese Renault e la Project Better Place per vendere in Israele un significativo numero di auto elettriche in quello Stato e, poiché non è praticabile l’idea che l’auto debba solo caricarsi presso il garage di casa nostra, entro il 2011, forse in Europa, prima altrove, vi saranno disponibili ben 500 mila punti di ricarica disseminate lungo tutto il territorio per auto elettriche.

    Ma sempre da Nissan la notizia che in California e Giappone fra soli due anni e in Europa fra quattro/cinque anni, entrerà sul mercato una vettura elettrica non solo da città. Intanto non avrà solo lo spazio per due persone ma, addirittura, per cinque, come una qualsiasi altra auto ed avrà prezzi concorrenziali se consideriamo che il prezzo è stato sempre il grosso limite di queste auto e nello specifico dovremmo poterla avere spendendo una cifra che dovrebbe partire da 25 mila euro senza superare i 35 mila. Visto l’accordo fra Nissan-Renault, in Europa l’auto dovrebbe essere marchiata con la losanga della Casa francese.
    In una prima fase l’auto, che utilizzerà le batteria al litio della Nec dovrebbe avere un’autonomia di esercizio non superiore ai 150 chilometri, in una seconda fase, visto il grado di perfezione di questi accumulatori, all’aumento della autonomia degli stessi dovrebbe coincidere un grado di affidabilità tale da poterli equiparare, in fatto di utilizzo, a qualsiasi altro componente entrato nell’uso quotidiano di ogni auto di serie.

    Che alla Nissan abbiano le idee molto chiare su quest’auto lo dimostra il dato secondo il quale alla Casa nipponica si ipotizza un gettito di produzione di oltre 20.000 vetture vendute all’anno, anche se parliamo di una stima in difetto, visto che, dopo i primi 12 mesi di produzione, il traguardo andrà molto più lontano.

    La proposta Chevrolet
    Se i giapponesi fanno faville nelle auto ecologiche, non stanno certo a guardare altri colossi delle quattro ruote, come General Motors, ad esempio, che da tempo ha presentato la “sua” Chevrolet Volt che, dopo un periodo di appannamento circa il proseguo del lavoro, sembra essere quasi pronta per tuffarsi anch’esssa sul mercato. L’unica differenza è che, rispetto alle concept giapponesi, la Volt non si può, almeno sul piano progettuale ritenere un’elettrica pura, visto che al propulsore elettrico abbina anche un motore alimentato da bioetanolo, ma questa è una condizione di emergenza atta a ricaricare le batterie quando si è in viaggio e non v’è possibilità di accedere immediatamente ad una centralina di ricarica elettrica. Da questo punto di vista la proposta americana è più pratica di quella del Sol Levante.

    Il progetto Volt è giunto alle sue fasi finali, a giugno prossimo si passerà ai test su strada e fra due anni l’auto potrebbe essere persino ordinata in concessionaria e destinata ad un pubblico eterogeneo che usa l’auto anche fuori città e che dunque, laddove si rivolgesse alla Chevrolet Volt lo deve fare senza mai maledire il giorno in cui ha abbandonato l’auto a benzina o diesel a favore di un’elettrica.

    Alla Casa costruttrice però devono risolvere un problema pratico, l’alto costo delle batterie che inciderebbe sul costo dell’auto e si studiano per questo soluzioni intermedie, una potrebbe essere quella di noleggiare gli accumulatori in modo da pesare meno sulle tasche degli acquirenti. Ma c’è di più, le batterie hanno i limiti rappresentati dal surriscaldamento e alla GM si pensa si sfruttare la nanotecnologia per superare il gap di questi indispensabili dispositivi, l’accordo in questo senso con l’americana A123Systems lo dimostrerebbe. In atto i limiti della Volt però sembrano prossimi; ovvero, come si può pensare ad un’auto impegnata a compiere lunghe percorrenze che abbia un’autonomia di 65 chilometri e un tempo di ricarica completa di 5 ore; ecco spiegata in concreto l’adozione del motore al bioetanolo, ma alla Casa americana pare stiano superando quest’altro ostacolo.

    Anche Tata scende in campo nell’elettrico
    Chi pensa a Tata solo per la Nano o per le acquisizioni di Land Rover e Jaguar pensa male, anche nell’ambito dell’auto elettrica la Casa indiana fa progressi, lo dimostra l’accordo che ha siglato Ratan Tata, patron della Casa omonima, con Chrysler per la realizzazione del’Ace Elettrico, già visto al recente Motor Show 2007. Tale veicolo per intanto sarebbe destinato al solo mercato americano e lì si conta di venderne 10.000 esemplari il primo anno e 50.000 all’anno per gli anni successivi. Parliamo di un veicolo leggero commerciale, di quelli che solitamente vengono utilizzati, con propulsori tradizionali, dalle ditte di consegna merci proprio all’interno dei centri urbani, con i problemi che di solito comportano.

    Anche l’Italia si cimenta nell’elettrico
    Ed infine è la volta dell’Italia con Pininfarina che vede nell’elettricità il suo futuro industriale in tempi in cui la realizzazione di vetture bellissime sul piano del design ma costosissime non è proprio adatta, meglio ricorrere a qualcosa che, prima o poi, il mercato sarà costretto ad accettare e meglio farlo prima che altri invadano l’intero campo delle opportunità.
    La riprova che Pininfarina voglia fare sul serio ce la da il fatto di sapere che entro il 2010 la Casa italiana, grazie all’accordo appena siglato con la francese Bollorè, abbia intenzione di immettere sul mercato la sua proposta elettrica e si spinge avanti la mira espansionistica di Pininfarina, non soltanto in Europa, infatti, ma anche in Giappone e America si potrà dar caccia a nuovi clienti.
    L’auto si chiamerà Nido, chi vide il Salone di Parigi nel 2004 ha già fatto conoscenza con quest’auto che già allora si presentava con quattro comodi posti e con batteria al litio solido e non liquido il che significa, secondo quanto giurano alla Bollorè, nessun rischio di esplosione, surriscaldamenti e conseguenziali incendi anche quando l’auto è esposta a temperature al limite dell’impossibile.

    La rivoluzione elettrica
    La Nido avrà un’autonomia di marcia di ben 250 chilometri e potrà avere vita lunga, anche 200 mila chilometri prima di pensare di rottamarla, raggiungerà i 130 km/h di velocità massima e accelererà da 0 a 50 orari in meno di 5 secondi. Ma c’è di più, se è vero infatti che per una ricarica completa occorrono anche qui 5 ore, si possono fare ricariche flash impiegando 5 minuti che daranno la possibilità di percorrere oltre 25 chilometri. Ottimo!

    Verso nuovi inquinamenti?
    E in ultimo; dovendo ricorrere alle batterie come elemento essenziale per una futura mobilità di massa affrancata dagli attuali carburanti, non correremo il rischio di inquinare per via dello smaltimento dei rifiuti rappresentati proprio dalle stesse batterie? No, rispondono coralmente gli scienziati, le nuove batterie al litio e che attualmente vengono utilizzate per i computer ed i telefoni, lavorano a basse energia e, una volta esauste si riciclano entrando nel ciclo produttivo delle nuove batterie; insomma…. nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, lo disse Lavoiser, chimico francese di metà settecento e, a quanto pare, il suo pensare è ancora oggi quanto mai valido ed attuale!

    2005

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Auto EcologicheAuto ElettricheChevrolet VoltMondo auto Ultimo aggiornamento: Domenica 05/07/2015 10:19
     
     
     
     
     
     
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