Auto presidenziali, un percorso parallelo con la Repubblica italiana

Un percorso storico ed emiozante quello che vede le auto presidenziali nella storia della Repubblica Italiana

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    Auto presidenziali, un percorso parallelo con la Repubblica italiana

    Ad insediamento avvenuto da parte del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ci piace immaginare quali sono state le auto presidenziali che i vari Capi di Stato hanno utilizzato nei loro settennati, dall’alba della fondazione fino ad oggi.

    Le auto, la maggior parte delle quali, sono custodite nei vari musei italiani, sono state tantissime e, alcune di queste, risalgono addirittura, ad epoca antecedente la costituzione della Repubblica italiana, come dimostra la presenza della Fiat 4 custodita al Museo storico della Cecchignola, a Roma e appartenuta a Vittorio Emanuele III durante la prima Guerra Mondiale.

    Ma facevano parte del parco auto italiano quattro Fiat 2800 cabrio, diremmo adesso, una Lancia Aprilia, messa a disposizione ad Adolf Hitler per i suoi viaggi in Italia, una 1.500 Fiat per il Principe Umberto e poi, a seconda dell’utilizzo che doveva farsi, una Fiat Balilla a tre marce, un’Isotta Fraschini, una Lancia Aprilia e una Ardea.

    Con la costituzione della Repubblica Italiana, nuove auto occuparono le rimesse del Qurinale, un’Alfa Romeo 1900 e delle Fiat Topolino giardinetta destinate, quest’ultime, ad uso interno di Palazzo per il personale addetto al Quirinale. E sulla scia delle tante Fiat 1300,1500,1800, è continuata l’ascesa della più grande industria italiana, inframmezzata dalla scelta del Presidente Segni che preferiva le Alfa Romeo, quando l’Alfa era Alfa e la 1.900 era un’ammiraglia, quella appunto scelta dal Presidente.

    Con Giuseppe Saragat, la Fiat si presentò con l’ammiraglia che aveva appena sfornato dai suoi stabilimenti, la Fiat 130, un vero flop che la Casa del Lingotto si appresto a sostituire ben presto con altra più decente berlina e, a colpi di ammiraglia, la Lancia tornò alla carica con la Flaminia ultimo tipo, una versione aggiornata e più moderna della precedente.

    Ma l’Alfa non stiede a guardare e fece sentire ben presto il ruggito dei suoi motori e della sua 2.500,affiancata dalle Fiat 125, in epoca risalente a Giovani Leone e, in quella sede, cancellata dalla storia la 130, la Fiat battezza l’Argenta, un’altra ammiraglia comunque destinata a restare in ombra, per sempre…..

    E, se l’auto presidenziale ha sempre rappresentato per le Case automobilistiche un’occasione per far conoscere a tutti, i propri modelli di auto, parrebbe questo lo spirito che ha animato anche la Maserati con la sua Quattroporte concessa a Sandro Pertini, blindata e con apposito alloggiamento nel bracciolo centrale per le pipe del presidente.

    In epoca recente, fu Cossiga a godere del prestigio dell’Alfa Romeo 164 e delle Lancia Thema blindate e, in ultimo, Carlo Azeglio Ciampi con la “sua” Maserati Quatroporte cui hanno fatto da sfondo due Lancia k e due Lancia Thesis limousine, come la prima.

    Tuttavia, sia pure in era tecnologicamente avanzata, la Lancia Flaminia è stata ed è una vettura utilizzata per dare quell’aria di classicità ad una carica istituzionale come quella presidenziale, con radio Voxson fissa perfettamente funzionante.

    Un inciso, invece, per la Lancia Cabriolet Landaulet ai tempi del presidente Gronchi restata a testimoniare un percorso storico che ha visto la Repubblica italiana crescere parallelamente all’industria automobilistica locale in un avvicendarsi di versioni, tutte, rigorosamente contraddistinte da un lusso sobrio ma efficace, dove la sontuosità ha sempre lasciato il posto al gusto classico, mai ostentato per sottolineare, in modo consapevole o meno, la vicinanza di questa particolare carica istituzionale con la gente comune.

    Foto: Repubblica