Autovelox, ministro Cancellieri: quelli mobili non devono essere segnalati

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    Iniziamo col dire che se si parla seriamente di sicurezza stradale, allora la questione non può riguardare solo i limiti di velocità, il loro rispetto e il dovere di accertare le infrazioni. Perché sicurezza stradale significa anche il diritto per gli utenti della strada, dai ciclisti agli automobilisti, di muoversi su infrastrutture degne e non campi minati.

    Fatta questa doverosa premessa, il quotidiano Il Giornale ha riportato l’intervento del ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri durante un question time alla Camera. Elemento scatenante della polemica, l’obbligo di segnalazione degli autovelox mobili.

    Il ministro ha fornito un’interpretazione dell’articolo 25 della legge 120/2010: l’obbligo di segnalazione della presenza dell’autovelox non andrebbe applicato alle postazioni mobili utilizzate dalle forze di polizia e dei Comuni.

    Fermo restando il dovere di rispettare i limiti di velocità, è un diritto dell’automobilista, del motociclista e di quanti guidano per mestiere non essere preda di agguati tristemente rivolti all’esigenza di fare cassa e rimpinguare le casse sulle spalle degli automobilisti, genere inteso in senso quantomai ampio.

    Spesso la stampa specializzata ha documentato di pattuglie nascoste con il solo obiettivo di mettere nella rete i trasgressori: appostamenti su cavalcavia, nascosti in posizioni non visibili, sono solo alcuni dei casi documentabili. Ma cosa dice l’articolo 25 della legge chiamata in causa dal ministro? Anzitutto evidenziamo il punto sui proventi delle sanzioni accertate. A chi vanno? Il comma 12 bis dice che spettano al 50% all’ente proprietario della strada su cui è stato effettuato l’accertamento e all’ente da cui dipende l’organo accertatore. Gli enti diversi dallo Stato utilizzano la quota dei proventi nella regione nella quale sono stati effettuati gli accertamenti.

    Ma la cosa più interessante – visto che l’intervento del ministro nelle intenzioni più nobili sarebbe rivolto a una lotta senza quartiere ai trasgressori, a tutela assoluta della sicurezza stradale – è che il comma 12-ter dell’articolo 25 prevede che i proventi delle sanzioni vadano destinati per realizzare interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali. Ecco, o si opera in un senso ben preciso, con fatti concreti per investire nel rinnovamento e manutenzione della rete stradale, pensando ad esempio ai motociclisti che vengono falciati da guard-rail a lama, quando si potrebbero installare barriere più sicure, oppure, il proclamare un “via libera” all’autovelox può apparire come l’ennesimo modo per spremere le tasche ormai vuote degli italiani che circolano sulle strade.

    E’ vero, infine, quanto dice il ministro Cancellieri sull’assenza di una specifica previsione normativa sulla segnalazione delle postazioni mobili. Ma è altrettanto vero che non viene menzionato nell’articolo nemmeno l’altra tipologia di autovelox: quelli fissi. Però, in assenza di una specifica differenziazione da parte della norma, è anche vero che le postazioni fisse sono attualmente segnalate e non si capisce perché dovrebbe nascere questa “disparità” di trattamento tra dispositivi. Recita la norma: «(…) con il medesimo decreto (poi convertito in legge; ndr) sono definite, altresì, le modalità di collocazione e uso dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento. (…) fuori dai centri abitati non possono comunque essere utilizzati o installati a una distanza inferiore a un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità».

    Questo il quadro in cui si inseriscono le dichiarazioni del ministro, che è bene evidenziare non si sono tramutate in nessuna proposta di legge al momento. Si vuole far cassa ancor di più sugli utenti della strada o è vera lotta ai trasgressori puntando a migliorare la sicurezza stradale?