Autovelox: ulteriore pronuncia della Cassazione

Autovelox: ulteriore pronuncia della Cassazione

Ma a dipanare la difficile materia è scesa in campo la Cassazione, come si diceva, che ha detto un sonoro “NO” a tutto; gli autovelox e similari non sono una tassa per ripianare le casse dei Comuni

da in Associazioni Consumatori
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    Autovelox

    La discussione è accesa, per la verità era accesa, almeno fino a quando non è entrata in campo la Cassazione a redimere la matassa fra i diversi soggetti contrapposti; multati e loro avvocati a difenderli, Comuni e ditte incaricate dagli Enti Pubblici a gestire rilevatori di velocità e di infrazioni varie. L’oggetto del contendere il solito Autovelox, oppure T-Red, Photored e Vista Red. La questione è quella spinosa che da decenni rende agitate le notti di tanti cittadini multati, a loro dire ingiustamente; ovvero, possono i Comuni dare in appalto tali apparecchiature elettroniche a privati, a maggior ragione quando questi lucrano sul funzionamento delle stesse tecnologie?

    Per la verità alcuni Comuni si sono difesi sostenendo che ai privati era dato l’onere di provvedere alla manutenzione delle apparecchiature, ovvero, pulire le lenti, sbobinare i nastri e tutto senza la benché minima presenza di un Vigile a portata di mano. Poi però si scopriva che molte Società private aveva fra gli altri compiti quello di incassare una sorta di percentuale il qualche caso, di Royalties se i beni restavano di proprietà delle Società stesse e appaltate ai Comuni e dunque come fare a non sostenere che più multe si fanno maggiori sono gli introiti per Comuni e Società di gestione.

    Ma a dipanare la difficile materia è scesa in campo la Cassazione, come si diceva, che ha detto un sonoro “NO” a tutto; gli autovelox e similari non sono una tassa per ripianare le casse dei Comuni e non devono essere un mezzo repressivo semmai preventivo per la sicurezza stradale e dunque anche immaginando che al Comune spetti una sorta di noleggio del bene in base alla capacità di quest’ultimo di sanzionare deve intendersi questo come un comportamento extra legem.

    C’è tuttavia una sorta di vacanza nel pronunciamento della Cassazione che si è espressa di fatto in direzione degli Autovelox, tenendo fuori le altre apparecchiature che in maniera diversa sono state spessissimo utilizzate alla stregua dell’Autovelox. Ma i Consumatori del Veneto non ci stanno e nella loro prossima battaglia contro il costume inveterato dei Comuni di far cassa a spese del contribuente, ci mettono dentro anche i T-Red, Photored e Vista Red e si preparano ad una massiccia offensiva a colpi di ricorsi, da Romano d’Ezzelino a Quarto d’Altino, da Rovigo a Vittorio Veneto, passando per Este e Lavagno.


    «Il fulcro dei nostri ricorsi sono le mancate verifiche dei tempi ciclici, cioè della durata del rosso, del giallo e del verde, da parte di un tecnico che ne certifichi la sufficienza per il corretto scorrimento del traffico – spiega Antonio Tognoni, presidente dell’Unione dei Consumatori del Veneto – ma è chiaro che questa sentenza è un’arma in più, perché quasi tutti questi sistemi di controllo sono appaltati ai privati». Entrino gli avvocati, dunque, con una postilla di non poco conto: «I nostri ricorsi sono finanziati dalla Regione» fa sapere Tonioni, dunque siamo al tutti contro tutti. Soddisfatto ma non stupito Giorgio Marcon, del Coordinamento nazionale per la sicurezza a 360˚: «Questa sentenza è una rivoluzione, e però attesa perché si sapeva che in questo meccanismo c’era qualcosa che non andava. Ma è mai possibile che i vigili se ne stiano dietro le scrivanie a smaltire scartoffie, mentre le ditte danno multe a destra e a sinistra, per di più in violazione del Codice della strada che riserva ai soli pubblici ufficiali la possibilità di sanzionare i cittadini? Ormai la situazione era capovolta, erano i privati a dare ai Comuni una percentuale degli incassi ».

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