Biocarburanti: più problemi che vantaggi, oggi

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    Bio-carburanti

    Si torna a parlare di bio-carburanti che, dopo essere salutati, soprattutto negli ultimi anni, come la quasi certa soluzione per mitigare la corsa verso i fossili, attorno ai carburanti di origine biologica, almeno quelli di prima generazione, continuano ad alimentarsi sempre di più polemiche date anche, ultimamente, dalla consapevolezza che produrre carburante direttamente dalle biomasse presenta numerosi effetti avversi.

    Una ricerca che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Applied Ecology, ad esempio, dimostrerebbe che ricorrere alle piantagioni intensive di palma per ricavarci gli oli combustibili rischia di destabilizzare l?equilibrio naturale, ad esempio, rappresentando le nuove piantagioni, un luogo inospitale per alcune specie di uccelli e farfalle che finirebbe per incidere negativamente sulla biodiversità.

    Né si può correggere il problema ricorrendo al sottobosco come si è anche tentato di fare,ma gli effetti sono stati meno che soddisfacenti. ?L’industria e i governi locali dovrebbero lavorare insieme per preservare il più possibile quello che rimane delle foreste naturali, per esempio per creare delle zone che facciano da cuscinetto fra le piantagioni,? ammonisce il ricercatore Koh. ?E anche in questo caso, l’impatto dell’industria resta enorme.?

    Lo studio si aggiunge alle crescenti preoccupazioni sulle coltivazioni destinate alla produzione di biocombustibile. ?La rapida espansione della coltivazione di palma da olio nel sudest asiatico desta dubbi riguardo l’impatto potenziale sulla biodiversità della regione. A meno che questo tipo di coltivazione non venga regolamentato nel futuro, la crescente domanda globale peggiorerà la situazione.?

    Un problema, dunque, non da poco, che riguarda i 13 milioni di ettari di coltivazioni, con 40 milioni di tonnellate estratte all?anno, si pensi a Stati come Indonesia e Malesia che oggi occupano il 65% di queste aree coltivate e l’80% della produzione. In quarant’anni, dal 1960 al 2000, la produzione è decuplicata.