Biodiesel: la sfida fra Inter e Juventus

Biodiesel: la sfida fra Inter e Juventus

Si fa concreta la possibilità di ricavare biodiesel anche in Italia

da in Auto Ecologiche, Mondo auto
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    Biodiesel: la sfida si fa agli alti livelli della finanza e dell'imprenditoria

    Che c’entra il biodiesel con Mediobanca e cosa c’azzecca questo carburante con la Juventus e l’Inter?Poco o molto, a seconda delle aspettative che abbiamo rispetto a questo innovatore carburante che viene consumato in Europa in misura esponenziale, fra la poca informazione che ci viene data e la scarsa propensione di chi dovrebbe incentivarlo e non lo fa.

    La comunanza del biodiesel con Mediobanca è dovuta al fatto che a guidare la più importante azienda che sfrutta questo carburante di origine vegetale è un ingegnere chimico, certo Marco Galateri che, oltre ad essere un brillante professionista, l’aria di famiglia col fiuto degli affari col piglio della finanza ce l’ha eccome, visto che il fratello Gabriele è l’attuale presidente di Mediobanca.

    Il punto di contatto fra l’Inter e la Juventus c’è nella misura in cui, Marco Galateri, juventino, con diversi impianti per gasolio di origine vegetale, amministratore delegato di Balestra, la società che si occupa di ricavare bioetanolo e miscelarlo col gasolio stesso, ha da poco siglato un accordo con Massimo Moratti, presidente dell’Inter e della Saras, Gruppo industriale del settore petrolifero ed energetico, proprio per la realizzazione di bioetanolo.

    E se dunque in tema di carburanti alternativi la sfida si fa agli alti livelli della finanza e dell’imprenditoria, la strada per i biocarburanti, anche in Italia, è davvero tracciata. L’aveva capito anche Raul Gardini del gruppo Ferruzzi, ma in tempi in cui parlare di biocarburanti era troppo prematuro. Adesso che i costi del petrolio sono insopportabili, è quanto mai il tempo di affrontare l’argomento seriamente.

    Oltretutto, è proprio l’UE a incentivare lo sfruttamento di questo carburante, con una Direttiva Comunitaria recepita anche in Italia che obbliga gli Stati Europei, entro il 2010, a miscelare biocarburanti negli idrocarburi in una misura poco sotto del 6%, ovvero 20 milioni di tonnellate all’anno.

    Ma è a questo punto che si apre la diatriba, cosa si intende per biocarburanti, il combustibile derivato dall’etanolo o dal biodiesel; la UE non chiarisce il quesito ma in Europa, dove non si disponE di coltivazioni intense di cereali e canna da zucchero come avviene in Brasile e nell’America del sud da dove si ricava così l’etanolo, si preferisce incentivare il biodiesel ricavato dai semi di colza, dal girasole e dalla soia. Risultato; a seguito dell’accordo dell’interista Moratti con lo juventino Galateri, entro il 2008, si edificherà uno stabilimento in grado di realizzare 200 mila tonnellate di biodiesel all’anno, stessa cosa sta avvenendo a Milano e in Friuli, così come, nei prossimi tre anni, dovrebbero sorgere altri 6 impianti con questo obiettivo.

    Ma i traguardi sono più ambiziosi, da parte di Galateri, ciò nonostante il silenzio da parte delle Istituzioni, che informano poco, sostengono meno e liberalizzano niente, almeno secondo l’ingegnere cuneese di Genola che, al contempo, invece ci informa che il biodiesel riduce l’impatto ambientale per le minori emissioni di anidride carbonica e zolfo, oltre a partecipare attivamente all’affrancamento dal petrolio. Ma c’è di più, il chimico piemontese guarda lontano, per questo destina il 2% del fatturato alla ricerca e, in virtù della stessa, avrebbe trovato il modo di ricavare biodiesel dalla Jatroba, come abbiamo già detto in passato, un arbusto non commestibile, che nasce spontaneo e in condizioni anche difficili. Ciò servirebbe ai Paesi industrializzati e a quelli in via di Sviluppo e aprirebbe una nuova frontiera non solo nello sfruttamento di combustibili a basso impatto ambientale, ma anche nella creazione di risorse per tutte quelle popolazioni che, attualmente, hanno come spettro, la fame.

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