Blocco traffico auto, normativa: quali veicoli riguarda e quando viene stabilito

Blocco traffico auto, normativa: quali veicoli riguarda e quando viene stabilito

Blocco traffico auto: normative europee, nazionali e regionali accanto ad operazioni demagogiche.

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    Blocco traffico auto, normativa: quali veicoli riguarda e quando viene stabilito

    Perché vengono imposti i blocchi del traffico? Quali normative li prevedono? In quali situazioni vengono decisi, cioè quando? Domande secche ma che richiedono risposte complesse, non sempre legate a questioni tecniche ma che coinvolgono la sfera della convenienza politica.

    I tentativi di regolare l’attività industriale e privata per limitare l’inquinamento atmosferico non sono una cosa recente. In Italia si può risalire addirittura fino al 1934, quando un regio decreto sulle “lavorazioni insalubri” modificò il Codice civile e il Codice penale per cercare di mettere un minimo freno all’immissione di schifezze nell’aria, intese in questo caso come risultato delle attività nelle fabbriche (il traffico automobilistico all’epoca non era un fattore rilevante). Passiamo alla Repubblica e al 1966 per trovare una legge che classificava l’aria come un bene giuridico da proteggere e istituiva alcune misure di contenimento degli scarichi industriali e veicolari.

    Poi è arrivata l’Unione europea. Nel 1996 la direttiva 96/62/CE fu la prima a porre l’obiettivo di ottenere standard omogenei di qualità dell’aria attraverso una strategia comune. Nella legge di recepimento di tale direttiva, il Parlamento italiano nel 1999 attribuì allo Stato e alle regioni la competenza in materia. Lo Stato deve fissare dei valori limite e degli obiettivi di qualità dell’aria da raggiungere; alle regioni spetta misurare la qualità dell’aria e istituire dei piani di risanamento (dove l’inquinamento supera i limiti massimi) o mantenimento (dove è inferiore).
    Non vanno dimenticati due importanti trattati di livello mondiale. La convenzione di Rio de Janeiro del 1992 e il protocollo di Kyoto del 1997, entrambi dedicati alla riduzione dei gas serra (in particolare l’anidride carbonica, cioè la CO2).
    La direttiva europea più recente è la 2008/50/CE, dove si stabiliscono in modo molto analitico quali sono i gas più inquinanti e in quali limiti è permessa la loro concentrazione. Sono i soliti noti di cui si parla quotidianamente: CO2, NOx, PM10, PM2.5 e così via. In particolare si è stabilito che diventa particolarmente pericoloso, quindi non si deve superare, il ripetersi di sforamenti dei limiti per 35 giorni consecutivi.

    Il problema è la risposta locale a queste direttive. Le procedure europee sono abbastanza fumose e ingarbugliate da far sì che è molto complicato arrivare ad una vera apertura d’infrazione per uno Stato membro in caso di violazioni ripetute. Tuttavia, l’UE non dice da nessuna parte che l’unico rimedio è bloccare il traffico. Invece le nostre amministrazioni regionali e, soprattutto, locali da anni si sono limitate a colpire l’automobile. I motivi principali sono due: il primo è demagogico. Le lobby ambientaliste strillano più forte degli altri e arrivano alle orecchie dei deboli politici. Il secondo, comunque collegato al primo, è sia politico che economico. Abbattere l’inquinamento in modo persistente richiederebbe capacità di programmazione e investimenti di livello tale che non sono alla portata della nostra classe politica e delle nostre istituzioni locali, male amministrate e troppo frammentate.
    Andrebbero completamente rinnovati i piani regolatori per limitare la speculazione edilizia; si dovrebbero censire in modo serio tutti gli impianti di riscaldamento degli edifici, studiando seri incentivi per favorire la conversione di quelli più datati; si dovrebbero investire e soprattutto gestire saggiamente cifre colossali per sviluppare una rete di trasporto pubblico efficiente. Andrebbe riprogettata l’intera viabilità urbana per eliminare i punti di congestione, dove si formano le code e quindi l’inquinamento sale esponenzialmente: soprattutto semafori e altri incroci a raso ma anche sensi unici non coordinati e, non ultima, la scarsità di parcheggi. Tutte strategie a lungo termine. Ma l’orizzonte temporale dei nostri politici arriva solo all’elezione successiva, quindi al massimo cinque anni.

    Di conseguenza bloccare il traffico e battere la grancassa ambientalista, approfittando di certa stampa di parte, è l’unica strategia adottabile, perché costa pochissimo, anzi crea incassi dalle multe, e getta fumo negli occhi.

    L’inverno è il periodo più critico. Cioè, curiosamente, quando sono accesi i riscaldamenti. Nei tre mesi tecnicamente invernali, dicembre, gennaio e febbraio, le varie centraline regionali registrano sempre i picchi più elevati di PM10. A marzo e per tutta la primavera ed estate, calano progressivamente. Anche perché diminuisce l’attività veicolare urbana con la chiusura delle scuole e i periodi di ferie lavorative. In autunno puntualmente i gas ricominciano a salire. I blocchi seguono tale andamento. Con l’aggiunta anche di alcune fasi estive, quando l’alta pressione crea l’afa pesante, l’aria ristagna e con essa anche gli agenti inquinanti. Aggiungiamo poi la trovata demagogica pura delle “domeniche a piedi“. Qui i blocchi del traffico sono programmati preventivamente, e si eseguono indipendentemente dalla presenza o meno di sforamento dei valori limite. Bloccano anche se piove.

    I mezzi pesanti no, altrimenti i camionisti bloccano le autostrade e mettono in ginocchio il Paese. Del resto sarebbe folle comunque, perché se non vengono consegnate le merci una nazione muore. Gli autobus sono mezzi pubblici, anche se molto spesso sono talmente vecchi da inquinare come una centrale a carbone; inoltre nelle province girano spesso vuoti, perché i servizi sono organizzati talmente male da essere inutili. I ciclomotori alimentati a miscela godono di protezione politica. Restano le automobili. Nonostante la tecnologia dei motori abbia compiuto enormi passi avanti nella riduzione delle emissioni, non c’è niente da fare. Ogni step di “Euro” è indenne solo per un paio d’anni. Poi viene bloccato comunque. Le Euro 3 ed Euro 4 sono ormai finite nel calderone. Anche le Euro 5 non hanno molto tempo davanti a sé. Oggi si è arrivati anche alla sciocchezza suprema di Milano, che fa pagare l’ingresso all’Area C anche alle auto a gas, cioè le meno inquinanti di tutte. Ognuno tragga le proprie conclusioni.

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