Carabinieri: arriva EVA

Carabinieri: arriva EVA

Un nuovo strumento tecnologico per i Carabinieri

da in Mondo auto, Sicurezza Stradale
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    Una tecnologia già nota negli States e ora importata anche in Italia, inizialmente per i Carabinieri, poi per le altre Forze dell’Ordine, parliamo di EVA.

    EVA, che sono le iniziali di Enhanced Vehicle Automation, si avvale di uno schermo tochscreen e connettività ad alta velocità, col risultato che anche in movimento i Carabinieri potranno, digitando un numero di targa, risalire all’auto, dalle patenti sapere tutto del controllato, accedere al navigatore satellitare e conoscere tutto su una vettura. EVA è stato presentato a Roma in occasione del primo Salone internazionale delle tecnologie per le Forze dell’Ordine.

    La caratteristica di questo strumento è anche quella di poter interagire con questo anche mediante riconoscimento vocale dunque senza agire sui comandi e ordinargli di controllare direttamente le banche dati offendo risultati in tempo reale, dunque un prezioso strumento anche in ambito alla sicurezza stradale per non contare che EVA è anche un lettore di impronte digitali compresa una smart card di riconoscimento del militare che vi operi. Insomma un vero mostro tecnologico che giunge persino ad interpretare il linguaggio umano a parte che agire direttamente sull’auto di servizio mettendo in pratica tutte le funzioni.

    “Le tecnologie innovative per la sicurezza partecipata” è anche il tema del convegno al quale hanno preso parte, fra gli altri, il Capo III Reparto, Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri Pasquale Lavacca, e il Direttore del Servizio Controllo del Territorio del Ministero dell’Interno Daniela Stradiotto. Per Stradiotto la sicurezza si fa “abbassando le opportunità di commettere un atto deviante” e dando “una risposta puntuale, attuale e tempestiva sul piano repressivo”. “L’unica vera arma contro l’illegalità e la devianza è la coesione sociale – ha detto – Ciò che fa la sicurezza di un territorio è il senso di appartenenza collettiva”. Gli ambiti su cui intervenire sono dunque “sicurezza dello spazio, vitalità della strada e rilancio della coesione sociale”. “La tecnologia – ha aggiunto – offre opportunità di declinare in senso concreto concetti di partecipazione. Ma non può esserci una delega alla tecnologia per fare sicurezza: la tecnologia è uno strumento, deve essere governata dall’uomo”. Così a esempio “la videosorveglianza deve essere governata, altrimenti avremo tante conoscenze ma nessuno che governa le conoscenze”.

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