Carabinieri e Alfa Romeo, il binomio vincente

Carabinieri e Alfa Romeo, il binomio vincente

Carabinieri e Alfa Romeo un percorso isneiem

da in Alfa Romeo, Mondo auto
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    Come la Polizia, anche i Carabinieri hanno una lunga tradizione di auto andatesi via, via succedutesi nei vari decenni e fra le tante vetture loro in dotazione, più che per le altre Forze Armate, primeggia, da sempre l’Alfa Romeo.

    Una delle prime vetture data in dotazione a questo importante Corpo dello Stato, fu la 1900-M, dove “M”, stava ad indicare Matta. Ne vennero costruiti nel periodo, 1951/53, 2050 esemplari quasi tutti destinati alle Forze Armate, 50 furono destinati allo Stato italiano per impieghi civili. I Carabinieri ne ebbero in dotazione appena 120 unità in tutto il Paese; correva l’anno 1953…

    La Matta, montava un propulsore abbastanza potente per i tempi, 1.884 cm2 con una potenza di 65 cavalli, cambio a 4 marce, riduttore a 2 velocità e una velocità massima risibile ai giorni nostri, appena 105 km/h, per un’auto che aveva un costo di mercato esorbitante per i tempi, poco meno di 2.000.000 di lire nella rigida colorazione militare dell’epoca, color caki. A beneficiare di questa vettura furono le Legioni di Cagliari, Milano, Torino, Firenze, Roma.

    Intorno agli anni sessanta, si pensò di ammodernare il parco auto dei Carabinieri con l’adozione di più potenti e moderni mezzi cui figura la Giulia TI e la notissima Campagnola della Fiat. Se quest’ultima rimase alla storia come il vero primo fuoristrada dell’epoca messo a disposizione dei militari, la Giulia e con essa l’Alfa Romeo, iniziò il grande percorso con l’Arma che continua anche ai giorni nostri. Oltretutto, la potente berlina di Arese, coniugava la potenza del suo propulsore, con la ricca dotazione di bordo che consentiva con tale auto, di sferrare un vero e proprio attacco alla malavita organizzata dell’epoca, già in possesso di vetture potenti in grado di sottrarsi agevolmente agli inseguimenti.

    Siamo del resto in pieni anni sessanta, l’Italia visse uno dei periodi socialmente più travagliati, da una parte gli “anni di piombo” con le contestazioni giovanili, dall’altra, la criminalità organizzata, le grandi rapine in banca che misero in ginocchio la nazione, diedero vita ad una vera e propria guerra fra Forze dell’Ordine e delinquenza, ingaggiata a suon di inseguimenti e spesso sparatorie con spargimenti di sangue da parte delle due fazioni.
    Nel 1969, la Giulia TI, fu sostituita con la più moderna Giulia Super, costruita sullo stesso telaio della precedente versione, ma che consentiva, rispetto a quest’ultima, spunti prestazionali maggiori e velocità più elevate. La Giulia Super, aveva una cilindrata di 1.570 cm2 e una potenza di 102 cavalli con cambio a 5 marce, per una vettura, tutto sommato, abbastanza leggera, poco meno di una tonnellata. Nel 1966 costava 1.850.000 lire e alle radiomobili italiane ne furono assegnate oltre 2.000 esemplari, dal 1960 al 1973. Questa vettura è nota anche per aver rappresentato il passaggio dal vecchio colore, caki, all’attuale blu-bianco.

    Quando la Giulia Super si avviò alla pensione, fece la sua apparizione, inizialmente soltanto per le legioni di Torino, Milano, Roma, Napoli e Palermo, per poi estendersi in tutta Italia, l’ Alfetta, considerata a pieno titolo la vera ammiraglia della Casa di Arese e immessa in commercio nel ‘1972.

    Considerato il vero punto di incontro fra la velocità e la sicurezza, si dotò di un propulsore non particolarmente grande, per una vettura del genere, appena 1.800 cc, ma le prestazioni erano veramente ragguardevoli, soprattutto per il tempo cui si riferiscono.
    Il 4 cilindri montato sull’Alfetta, precisamente di 1.772 cc. erogava 122 cavalli e si avvaleva di un cambio a 5 marce e l’auto pesava 1.075 chilogrammi. Il prezzo della vettura era ragguardevole, 3.750.000 nel 1973. Il colore ormai era quello acquisito dai Carabinieri, il blu e il bianco e l’Alfetta sarà la prima auto in dotazione di dotarsi di doppio lampeggiante sul tetto. Caratteristica mai più abbandonata, da allora, dalle vetture in dotazione alle Forze dell’Ordine.

    Nel 1981 alla Alfetta prima Serie ne segue una seconda in cui viene operato un leggero restyling che la rende anche esteticamente più gradevole ma che, soprattutto, adegua l’auto di un nuovo propulsore di 2.000cc. aspirato, con qualità, potenza e brillantezza di gran lunga migliori rispetto alla prima serie. L’Alfetta seconda serie, raggiungerà una velocità massima di 185 Km/h, avrà un peso ragguardevole, quasi 1.600 chilogrammi e all’epoca, siamo nel 1982, costava ben 15.400.000 lire.

    Solo qualche anno dopo, siamo nel 1985, in concomitanza con la messa a riposo dell’Alfetta da parte dell’Alfa Romeo, viene presentata la Alfa 75 che di fatto, comunque, non sostituirà l’Ammiraglia Alfa, quanto invece la nota Giulietta. Appena due anni dopo, l’auto viene data in dotazione ai reparti maggiori dei Carabinieri e poi via, via, in tutta Italia quale vera sostituta dell’Alfetta. La 75 è più veloce e potente della prima, raggiunge i 190 orari, pesa poco più di una tonnellata, ha un propulsore di poco meno di 1.800 cc. Oltretutto ha consumi più ridotti, come minori sono anche le immissioni di agenti inquinanti nell’atmosfera.

    Quando l’Alfetta viene definitivamente collocata in pensione, a prendere il suo posto arriva l’Alfa 90, presentata nel 1984 e messa a disposizione dei Carabinieri nel 1985. E’ un’auto sicuramente moderna, aggressiva e agile, quella dei Carabinieri si dota di un propulsore di 1.800 cc. raggiunge i 185 orari, pesa 1.080 chilogrammi e nel 1984 costa poco meno di 15.000.000 di lire, nonostante non avesse mai goduto di quel successo di pubblico sperato da Alfa Romeo.

    Logica continuazione della 75 e della 90, è rappresentata dalla 155, vettura moderna, veloce ed economica. Quella che viene affidata all’Arma è il modello di 1.800 cc., visto l’enorme numero di Alfa 155 per i Carabinieri, ben 3.483 unità, si capisce da subito che l’intenzione è quella di sostituire una parte rilevante di vetture obsolete. La nuova vettura raggiunge i 210 orari, ha un peso di 1.230 chilogrammi, consuma poco e costa, all’epoca, siamo nel 1992, 33.200.000 lire. Con la 155, si sperimenta anche l’adozione del numero di matricola del Nucleo cui si riferisce, adesso, oltre che sul tetto, esposto anche posteriormente sul baule del bagagliaio.

    E, infine, andiamo ai giorni nostri, con l’ultima arrivata, dal 1998 in poi, l’ Alfa Romeo 156, con 1379 esemplari affidati all’Arma solo nel primo anno di adozione. Con la 156 assistiamo al battesimo dell’elettronica anche nelle auto delle Forze dell’Ordine. Un esempio di questa svolta storica, è rappresentato dall’adozione del “pannello segnaletico digitale a messaggio variabile” che, quando non serve, ha le sembianze di un normale spoiler, ma che all’occorrenza si posiziona e segnala eventuali emergenze, del tipo “incidente”, “posto di blocco” e quant’altro, chiaramente visibile anche in condizione di scarsa visibilità, nebbia compresa, con la caratteristica di far scorrere le immagini sul pannello per informare gli automobilisti in transito.

    A questa vettura, nel ‘2003, si è aggiunta la versione che ha subito il restyling in quell’anno e successivamente il 2.0 JTS al posto del 2.0 Twin Spark. L’auto monta un 4 cilindri in linea con 1.970 cc di cilindrata, 166 cavalli di potenza, cambio a 5 marce ed è risultata una delle vetture migliori degli ultimi tempi, per potenza, brillantezza, agilità di marcia.

    Il lungo cammino delle auto dei Carabinieri, oggi, si è concluso proprio con la 156, anche se, per completezza, dobbiamo citare, la 166 2.5 V6 24 V. Ma quest’ultima auto è utilizzata a soli scopi di rappresentanza, per le alte cariche dei Carabinieri, i quali, possono sicuramente testimoniare che, nel loro complicato e delicato compito istituzionale, hanno avuto il privilegio, per le loro mansioni di servizio, di dotarsi di quanto di meglio rappresentato dall’industria automobilistica italiana e, forse anche europea e, non solo.

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