Caro benzina…. anche l’agricoltura in ginocchio!

Caro benzina…. anche l’agricoltura in ginocchio!

Gli effetti disastrosi del caro-carburante, anche sull'agricoltura

da in Mondo auto, Sciopero benzinai
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    La Cia evidenzia con preoccupazione gli effetti destabilizzanti dei rincari petroliferi sui redditi dei produttori. L’onere della “bolletta energetica” riduce la competitività e aggrava la gestione aziendale. Ritardi e contraddizioni ostacolano lo sviluppo delle agrienergie, come ci informa Help Consumatori.

    Il caro-carburante mette in ginocchio anche l’agricoltura. Il continuo e vertiginoso rincaro del petrolio, che ha portato a nuovi record assoluti del prezzo della benzina e del gasolio, ha avuto effetti disastrosi nei primi sei mesi del 2006. In poco più di 180 giorni i costi della “bolletta petrolifera” per le aziende agricole sono aumentati del 30 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il che ha significato un onere aggiuntivo di 175 milioni di euro per un settore che già è costretto ad operare in una situazione di grave crisi strutturale. E quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori, fortemente preoccupata per l’escalation del costo del greggio che rischia di corrodere ulteriormente i redditi degli agricoltori che nello scorso anno sono scesi del 10,4 per cento.

    Gli agricoltori ricordano che nel 2005 le lievitazioni del petrolio hanno inciso in maniera pesante sulle imprese agricole. La crescita dei prezzi dei carburanti agricoli ha subito un aumento di oltre il 25 per cento, che ha portato ad un maggiore esborso per i produttori di più di 250 milioni di euro.

    I produttori agricoli, al pari dei consumatori, continuano così -rilevano gli agricoltori – a subire le negative conseguenze dei rincari registrati nel campo energetico. Aumenti che si sono contrapposti alla costante diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli praticati nei campi. E questa è stata una delle causa principali che hanno appunto determinato la riduzione dei redditi degli imprenditori agricoli. Si prospetta, dunque, una vera e propria “stangata” per gli agricoltori.

    L’impatto del caro-petrolio sul gasolio agricolo, ma anche sulle stesse bollette di luce e gas, nel 2005 ha causato ad ogni singola azienda un onere aggiuntivo di 360 euro al mese in più rispetto allo scorso anno. Ma per il futuro l’allarme è maggiore: se, infatti, il prezzo del barile dovesse mantenersi sugli attuali vertiginosi livelli, nei prossimi sei mesi, gli effetti per l’agricoltura sarebbero disastrosi, con aumenti, in media, nell’ordine dei 550 euro mensili ad impresa. Un’eventualità che ridurrebbe ulteriormente la competitività del mondo agricolo italiano che già oggi è in grande difficoltà sui mercati internazionali.

    A tal proposito sarebbe opportuno -propone la confederazione – che, per ridurre il costo energetico, all’agricoltura venga riconosciuto un contributo sotto forma di credito d’imposta (una sorta di “bonus fiscale” come quello praticato per gli autotrasportatori) sulla base dei consumi di carburante. In tale ambito l’agrienergia (biocarburanti, biocombustibili solidi, biogas) è una grande opportunità che va sviluppata. E’, infatti, importante promuovere e divulgare le bioenergie derivanti da materie prime agricole-forestali proprio per alleggerire la pesante bolletta petrolifera.

    Tuttavia, anche in questo contesto -conclude la nota – si riscontrano ritardi e contraddizioni. E la legge 81/2006, nella quale si prevede che “dal primo luglio 2006 i produttori di carburanti diesel e di benzina sono obbligati a immettere al consumo biocarburanti di origine agricola” “in misura pari all’1 per cento”, non ha, purtroppo, trovato ancora piena applicazione.

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