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Circolazione stradale: danno da ritardato dissequestro

Circolazione stradale: danno da ritardato dissequestro

Danno patrimoniale per ritardato dissequestro dell'autovettura: è ipotizzabile la responsabilità del giudice che ha omesso di disporre in merito al momento della sentenza

da in Codice della strada, Mondo auto
Ultimo aggiornamento:

    Per i danni patrimoniali cagionati dal tardivo dissequestro del veicolo è ipotizzabile la responsabilità del magistrato, per colpa grave o diniego di giustizia, qualora questi abbia omesso di disporre in merito alla custodia giudiziale dell’automobile nonostante le sollecitazioni in tal senso ricevute dalle parti.

    La vicenda inizia nel lontano 1994, quando un tizio era sorpreso senza patente alla guida di due diversi veicoli in momenti distinti (maggio e settembre). In entrambe le ipotesi le forze dell’ordine procedevano al dovuto sequestro dei veicoli, e a carico del trasgressore si instaurava il processo penale. Il giudice adito però un pretore all’epoca dei fatti, nel decidere la causa non disponeva nulla in ordine al sequestro dei veicoli, sicché la custodia di essi si protraeva per quattro anni (dal 1994 al 1998), sino a quando, in seguito a ripetute istanze, era disposto il dissequestro dei mezzi con due distinti provvedimenti. Tuttavia, per causa della condotta del pretore, la pubblica amministrazione si ritrovava onerata al pagamento di circa 4.000,00 euro per spese di custodia giudiziale, maturate dalla data d’irrevocabilità della sentenza (31/10/1996) alla data di rilascio dei beni sequestrati (24/09/1998).

    Il procuratore generale della Corte dei conti, conseguentemente, conveniva in giudizio il magistrato "distratto" per chiedergli il risarcimento dei danni arrecati all’amministrazione della giustizia, asserendo la sussistenza della responsabilità giurisdizionale, la violazione degli obblighi di servizio e il ritardo grave nel compimento degli atti dovuti.

    La causa, dopo aver "gironzolato" fra le alte magistrature (Corte dei conti e Corte costituzionale), approdava innanzi alle sezioni unite della Corte di cassazione (sentenza n. 12248 del 27 maggio 2009), e questa da una parte ha affermato la competenza giurisdizionale del giudice ordinario, e non della Corte dei conti, in quanto non trattasi di un errore o di un’irregolarità nella liquidazione e nei pagamenti eseguiti in favore del custode giudiziale, ma di danni scaturenti dall’esercizio delle funzioni giurisdizionali; dall’altra ha stabilito che compete sempre alla magistratura ordinaria stabilire se nella fattispecie sussista la responsabilità per danni – sia verso terzi (art. 2 comma 3° e art.

    3 L. 117/88) sia verso l’amministrazione statale (art. 28 C. e art. 2043 c.c.) – causati dalla grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile o, comunque, dal diniego di giustizia stante il ritardo nel compimento degli atti d’ufficio oppure se, invece, non sia possibile configurare alcuna responsabilità giudiziale trattandosi di interpretazione di norme giuridiche o di valutazione di fatti e prove.

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