Città italiane poco sostenibili: l’impietosa denuncia di Legambiente e Sole 24 Ore

Città italiane poco sostenibili: l’impietosa denuncia di Legambiente e Sole 24 Ore
da in Blocco traffico, Curiosità Auto
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    Poco sostenibile la vita nei nostri capoluoghi, secondo Legambiente e Sole 24Ore, anche a causa dell'inquinamento

    Uno spaccato un po’ impietoso quello delineato da Legambiente, nel rapporto Ecosistema Urbano 2008 che traccia lo stato delle città italiane in tema di inquinamento ambientale e raccolta differenziata e qualità della vita.

    Il bilancio definitivo che ne deriva non è dei più lusinghieri se è vero quanto sostenuto da Legambiente che punta il dito sull’inquinamento ambientale dei nostri capoluoghi di provincia, sull’eccessiva presenza di mezzi privati, più che in ogni altro Paese d’Europa e su una scarsissima propensione, al di sotto del 22%, alla raccolta differenziata.

    Un’altra critica all’Italia, l’Associazione la fa a proposito delle energie rinnovabili, in Italia, infatti, Paese del sole, abbiamo la più bassa concentrazione di pannelli solari per la produzione di energia; insomma, un’inchiesta a tutto campo, condotta insieme con il Sole 24 ore, che esamina 125 parametri diversi e che mostra, a 360 gradi, la debolezza di un sistema che, al di là delle chiacchiere, nulla o poco fa, per migliorare la qualità della vita dei cittadini, e per renderci più autonomi nei confronti dell’energia classica, al contrario, ci mette sempre di più alla mercè di chi poi dirige le sorti del pianeta con l’utilizzo del petrolio.

    E, così, tornando alla qualità dell’aria, i passi si fanno, ma indietro, considerato che, sulla metà delle città prese in esame, la concentrazione di biossido d’azoto è aumentato rispetto allo scorso anno, stessa cosa per le polveri sottili al punto che, in ben 40 città italiane, sono sopra i livelli di guardia della salute. Per quanto riguarda il numero di automobili, questo è di gran lunga maggiore rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa, quasi ogni patente equivale ad un’auto di proprietà e si contano 62 auto su 100 abitanti, l’anno scorso erano 61, ma ci sono città come Aosta, Roma, Latina, Frosinone e Viterbo che su 100 abitanti, si contano 70 auto. Il trasporto pubblico…. Una chimera!

    A fronte di un aumento dei consumi energetici, si vede un debole spiraglio di cambiamento, per via di una qualche istallazione di impianti fotovoltaici, anche in questo siamo la cenerentola d’Europa, basti pensare che in una sola città europea, Lione, possiedono più metri quadrati di pannelli solari di quanti se ne contano in tutti i capoluoghi italiani.

    Anche le nostre rete idriche sono obsolete con perdite di acqua calcolate, mediamente, del 30% in due quinti dei capoluoghi italiani e per di più, gli acquedotti godono di poca manutenzione. Per quanto riguarda il verde pubblico e l’estensione delle zone a traffico limitato, a spiccare è Bergamo prima per numero di mq per abitante e Roma prima in valori assoluti per numero di ettari dove il traffico è regolamentato. La media delle isole pedonali cresce ma impercettibilmente mentre è stasi per le piste ciclabili. La raccolta differenziata dei rifiuti cresce di poco rispetto allo scorso anno (21,9% rispetto al 21,7%) ma l’emergenza dei rifiuti caratterizza Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia.

    Solo 120 chili di rifiuti su un totale di 618 a persona vengono riciclati e recuperati.

    Ecco il prosieguo delle classifiche redatte da Legaambiente e Sole 24 Ore:

    Ai primi posti si trova Bergamo per la ztl (45,61mq/ab di zone a traffico limitato) e Lucca per il verde urbano (45,28 mq per abitante), Novara per la raccolta differenziata (66,9%) e Isernia per la qualità dell’aria (con 16 mg/mc di media annuale per il PM10), Venezia per le isole pedonali e il tasso di motorizzazione (42 auto circolanti ogni 100 abitanti), Mantova per le piste ciclabili (28,66 metri ogni 100 abitanti). Ai primi posti per singoli parametri ci sono la media annuale di biossido di azoto di Potenza (9,0 mg/mc), la scarsa dispersione della rete idrica di Viterbo (4%). E’ Isernia la città che con 362,1 kg/ab/anno produce meno rifiuti urbani pro capite, mentre Agrigento ha i consumi domestici di acqua potabile pro capite più bassi (100,4 l/ab/gg) ma in città l’acqua corrente arriva nelle case in modo molto irregolare.

    La stessa Isernia è però all’ultimo posto nella raccolta differenziata (solo l’1,8%). E fra le situazioni negative ci sono le città in cui gli abitanti non hanno alcuna isola pedonale (Viterbo, Bergamo, Frosinone, Rovigo, Trapani e Verbania) e meno di mezzo metro quadro a testa di verde urbano (Messina), nemmeno un centimetro di Ztl (Verbania, Crotone, Latina, Messina, Sassari e Vibo Valentia) né piste ciclabili (19 capoluoghi tutti di centro sud esclusa Genova) e dove ci sono ben 193 auto per 100 abitanti come ad Aosta, una media annuale di Pm10 pari a quella di Torino (67,8 mg/mc) e il biossido di azoto di Massa (80 mg/mc). Fra le situazioni negative, la dispersione della rete idrica è al 70% a Cosenza e ogni abitante consuma 263,5 litri di acqua potabile al giorno a Salerno.

    La classifica complessiva dei 103 capoluoghi di provincia vede dunque al primo posto Belluno, seguita da Bergamo e Mantova. Come riconosce Legambiente, la posizione di Belluno è frutto di un miglioramento rispetto agli anni passati ma soprattutto “di una conferma di dati già positivi nel contesto di generale livellamento verso il basso del Paese”. Seguono ai primi posti della classifica Livorno, Perugia, Siena, Trento e Parma. Fanalini di coda sono Caltanissetta, Oristano, Frosinone, Benevento e in ultima posizione Ragusa. E le grandi città? Genova si colloca al 13° posto e Firenze al 17°, Roma a metà classifica al 55° posto, Milano al 58°, Torino invece al 74°, Palermo all’89° e Napoli al 91°.

    “Più delle altre, le città italiane sono insostenibili, caotiche, inquinate – commenta Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – le nostre politiche ambientali urbane spesso non tengono il passo con l’Europa. La grande sfida delle città post-industriali è la gestione della mobilità e dei consumi energetici”. Quali dunque le linee di intervento? Per Della Seta “il primo è quello della mobilità: serve una vera rete di trasporto pubblico che consenta di ridurre rapidamente e drasticamente il traffico privato, una scelta imprescindibile non solo per combattere l’inquinamento ma prima ancora per ragioni di efficienza”. Le città sono inoltre il “banco di prova per una nuova politica energetica”. Un altro fronte è quello della casa con la necessità di “dare nuovo impulso al mercato degli affitti”.

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