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Come leggere libretto di circolazione auto: viaggio nel mondo dei codici

Come leggere libretto di circolazione auto: viaggio nel mondo dei codici
da in Codice della strada, Consigli e Guide
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16/11/2016 15:44

    carta di circolazione

    La carta di circolazione, quel documento che comunemente viene chiamato libretto, sembra un complesso foglio pieno di codici incomprensibili. Certamente l’immediatezza di consultazione non è uno dei suoi punti forti. Eppure è importante capire quello che c’è scritto. A parte gli obblighi normativi, quando dobbiamo acquistare un pezzo di ricambio è dal libretto che possiamo accertarne la compatibilità con la nostra auto; infatti vengono controllati il codice del motore o il codice del telaio. Oppure vogliamo comprare una vettura per un neopatentato; sempre consultando il libretto possiamo avere la certezza che quel veicolo risponda ai limiti su potenza massima e rapporto potenza/tara. Allora ripassiamo un po’ la materia e andiamo a vedere come si legge il libretto di circolazione.

    Tutti quei codici derivano da un obbligo di legge. L’aspetto attuale della carta di circolazione è regolato da una direttiva europea, precisamente la 1999/37/CE del 29/4/1999. Essa è stata recepita dalla legislazione italiana (cioè è entrata a far parte delle nostre leggi) attraverso il decreto del ministero dei Trasporti del 14/2/2000. E’ il nostro Codice della strada (articoli 229 e 93), esso stesso una legge, ad aver affidato a tale ministero il compito di emanare decreti per recepire le norme comunitarie in materia di circolazione stradale e veicoli. L’obiettivo di questa direttiva europea era rendere uniforme in tutti i paesi l’identificazione delle caratteristiche dei veicoli. L’uso di codici comuni e l’aspetto standard del documento lo rendono facilmente leggibile dalle autorità di ogni paese, anche se è scritto in una lingua diversa.

    La carta di circolazione è un foglio singolo composto da due facciate, a loro volta suddivise in quattro quadranti. Cominciamo dal retro, la parte più semplice. Qui sono indicati solo gli aggiornamenti, cioè i trasferimenti di proprietà del veicolo e gli esiti delle revisioni. C’è anche una legenda col significato dei vari codici. E’ invece la prima facciata ad essere complessa. Qui sono indicate tutte le caratteristiche del veicolo e i dati del suo proprietario. I codici seguono un ordine e hanno un significato preciso, prescritto dalla normativa a cui abbiamo accennato in precedenza. La legge specifica perfino di quale colore deve essere il documento e su che tipo di carta deve essere stampato.

    Nel quadrante numero 1 (quel numerino bianco su fondo nero in alto a destra) ci sono i dati che identificano veicolo e proprietario; è la vera e propria carta d’identità della macchina. Nel primo riquadro in alto è indicato il nome dello Stato membro che ha emesso il documento; a sinistra la sigla (ovviamente per l’Italia è la lettera I), al centro il nome per esteso dello Stato e l’autorità competente, cioè il ministero dei Trasporti. Subito sotto c’è un riquadro in cui è indicato il numero della carta di circolazione. Più in basso altri due piccoli riquadri: a sinistra il numero d’immatricolazione (cioè un codice alfanumerico che identifica la registrazione alla Motorizzazione civile); a destra il numero di targa del veicolo; come si può notare, esso è preceduto dal simbolo (A): questo è il primo dei tanti codici. Nella parte sottostante ci sono tre righe di dati. Col codice (B) è indicata la data della prima immatricolazione. Se l’intestatario della carta non corrisponde al proprietario (ad esempio nel caso di comodato o noleggio a lungo termine), troviamo prima i dati dell’intestatario della carta, nell’ordine: cognome o ragione sociale; nome, se è una persona fisica; indirizzo. I codici sono rispettivamente C.1.1, C.1.2. C.1.3. Poi c’è il codice C.4 che specifica se l’intestatario è o meno il proprietario (lettera a se lo è, b in caso contrario). Nel caso più comune, quando proprietario e intestatario sono la stessa persona o ragione sociale, allora si usano i codici C.2.1, C.2.2. e C.2.3.

    Nel quadrante numero 2 troviamo le informazioni su marca e modello, insieme ai dati tecnici principali. La sigla D.1 indica la marca, ad esempio “FIAT” oppure “FIAT GROUP AUTOMOBILES” SPA. Il codice D.2 specifica il tipo del modello, cioè la sigla interna usata dalla casa. Per esempio “312 AXF11 07KC”. Invece D.3 è il nome commerciale del modello, nel nostro esempio “FIAT 500 ABARTH”. A volte viene stampato tutto insieme alla voce D.1. Il codice E indica il numero d’identificazione del veicolo, cioè il numero del telaio. Poi arrivano le voci sulla massa del veicolo, sempre espresse in Kg; possono anche non essere indicate tutte. F.1 è la massa massima tecnicamente ammissibile a pieno carico. F.2 è la massa massima ammissibile a pieno carico in servizio. Si tratta essenzialmente la stessa cosa, cioè del peso complessivo compreso di liquidi, ruota di scorta e tutti i passeggeri omologati. La voce F.3 è invece la massa massima ammissibile dell’insieme, cioè veicolo a pieno carico e rimorchio. La voce I è la data d’immatricolazione, la stessa riportata alla voce B del quadrante 1. Il codice J è la categoria del veicolo, ad esempio M1 indica un’autovettura; J.1 è la destinazione d’uso (autovettura per trasporto persone); J.2 il tipo di carrozzeria (AA è la berlina). K è il numero di omologazione del tipo, cioè del modello in generale. Passiamo alla voce L, che indica il numero di assi. M è l’interasse, cioè il passo, espresso in millimetri. Per gli autocarri oltre 3,5 tonnellate c’è anche il codice N con la massa per ogni asse. La voce O indica la massa massima ammissibile dell’eventuale rimorchio. Arriviamo al codice P, riservato al motore. P.1 è la cilindrata in centimetri cubici; P.2 è la potenza netta massima in kilowatt (potrebbe anche non esserci); P.3 è il tipo di alimentazione; P.4, se c’è, è il regime massimo di giri del motore; P.5 è il numero di identificazione del motore, dato fondamentale quando si tratta di acquistare dei ricambi. Il codice Q è valido solo per i motocicli, è il rapporto potenza/massa. Potrebbe esserci anche la voce R, il colore della carrozzeria. S.1 è il numero di posti a sedere, compreso il conducente; S.2, per gli autobus, il numero dei posti in piedi. Arriviamo infine al capitolo emissioni. Prima ci sono quelle sonore, cioè il rumore. E’ la voce U: U.1 è il livello di decibel a veicolo fermo, U.2 il regime di rotazione del motore a cui è misurato il valore di U.1; U.3 è il rumore del veicolo in marcia. Ora il capitolo V, quello delle emissioni dei gas di scarico. I codici importanti sono: V.3 per gli ossidi d’azoto; V.5 per il particolato nei motori diesel; V.7 l’anidride carbonica, cioè la famigerata CO2. V.8 è il consumo medio di carburante nei test sul ciclo misto, detto anche combinato, espresso in litri per 100 Km. Infine V.9 è la classe ambientale di omologazione CE (Euro 6, 5, 4, eccetera); però qui è indicata la direttiva europea che regola quell’omologazione. Ad esempio: 2003/76/CE-8. In questo caso significa Euro 4 con dispositivo antiparticolato.

    I quadranti numero 3 e, quando serve, 4 forniscono delle informazioni aggiuntive. Fortunatamente qui non ci sono codici, è tutto scritto per esteso. Di solito ci sono le dimensioni del veicolo, il rapporto potenza/tara (dato chiave per i neopatentati), le misure ammesse di pneumatici; poi può esserci “in chiaro” la classe di omologazione ambientale, quindi effettivamente le parole Euro 6, Euro 5, eccetera. Generalmente ci sono anche qui i dati sul consumo, oltre alla massa a vuoto (veicolo senza liquidi né conducente o ruota di scorta).

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