Come vendere auto usate all’estero: iva, fattura, documenti e cosa fare

Come vendere auto usate all’estero: iva, fattura, documenti e cosa fare
da in Auto usate, Consigli e Guide, Mercato Auto
Ultimo aggiornamento: Giovedì 05/02/2015 12:28

    vendere auto usate all'estero: i documenti

    Fino a pochi mesi fa era tutto relativamente più semplice. Chi voleva vendere la propria auto usata all’estero non doveva fare altro che consegnare all’Aci targhe, libretto di circolazione e certificato di proprietà, chiedendo la radiazione per esportazione del veicolo dal Pra, cioè il pubblico registro automobilistico, gestito dall’Aci. Da quel momento l’auto non poteva più circolare in Italia. Ciò che avveniva dopo, da un punto di vista strettamente burocratico, non riguardava più l’automobilista italiano. Ora è tutto più difficile, scopriamo il perché.

    Perché è più difficile?

    Ma la burocrazia italiana è specialista nel rendere la vita difficile ai suoi sudditi. Una circolare dell’Aci entrata in vigore il 14 luglio 2014 (protocollo n. 4202 del 3 luglio 2014) impone che, prima di radiare l’auto dal registro italiano, la vendita sia stata conclusa e la vettura sia effettivamente uscita dall’Italia e giunta a destinazione. Senza la consegna al Pra di copia dei nuovi documenti dell’auto, non verrà effettuata la radiazione. Quindi la vettura continuerà a figurare come appartenente al vecchio proprietario, che dovrà pagare il bollo ed eventualmente l’assicurazione, se l’auto circola. Tutto ciò rende inevitabilmente più difficile e costosa l’intera procedura. La motivazione ufficiale data dai dirigenti dell’Aci è la necessità di contrastare la violazione delle norme antinquinamento. Infatti molti radiavano la vettura e poi l’abbandonavano da qualche parte, senza farla demolire secondo le procedure previste dalla legge europea. Oppure la tenevano per reimmatricolarla dopo qualche anno come auto d’epoca, evitando di pagare il bollo nel frattempo. Vediamo quindi quali sono le incombenze burocratiche nel caso di una vendita all’estero fra soggetti privati.

    Cosa si deve fare se si vende nell’UE

    Se il veicolo è già stato esportato in uno Stato dell’Unione europea ma non ancora reimmatricolato, oltre alle vecchie targhe, al libretto e al certificato di proprietà, bisogna consegnare all’Aci la fotocopia del documento di trasporto (chiamato lettera di vettura internazionale, compilata dall’impresa di spedizione); tale documento deve indicare il numero di telaio e della targa italiana; deve inoltre integrare la ricevuta di consegna da parte dell’acquirente straniero. Se il veicolo è già stato reimmatricolato, vanno invece presentati “semplicemente” documenti e targhe italiane e la carta di circolazione estera, oppure un’attestazione da parte dell’autorità straniera di avvenuta reimmatricolazione. Tuttavia esiste una complicazione ulteriore: in molti casi i paesi esteri, per poter reimmatricolare un’auto, chiedono il certificato di radiazione proveniente dal paese di origine. Che in Italia non viene più dato senza la reimmatricolazione. Fantastico.

    Cosa si deve fare se si vende fuori dall’Ue

    La procedura per la vendita ad un acquirente di uno Stato non appartenente all’Unione europea è simile. Se il veicolo non è ancora stato reimmatricolato e non si possiede la lettera di trasporto, si può consegnare una fotocopia della bolla doganale. Vanno bene anche la bolla doganale del Paese di destinazione oppure la vidimazione della dogana estera sulla carta di circolazione italiana o sul certificato di proprietà. Se la vettura è stata già reimmatricolata, serve la copia della carta di circolazione estera o una dichiarazione dell’autorità straniera di avvenuta importazione. Se i documenti sono scritti in lingua straniera, va allegata anche una “traduzione asseverata“, cioè certificata da un ufficio giudiziario. Il traduttore deve presentare una dichiarazione giurata davanti al funzionario, il quale la validerà. Serve una marca da bollo da 16 euro.

    Se si vende ad un concessionario

    Se la vettura viene venduta ad un concessionario estero (sia dentro che fuori dall’Ue), può essere accettata anche una sua attestazione di avvenuta importazione, accompagnata da copie del documento di trasporto e della fattura. Se il documento è scritto in lingua straniera, serve la traduzione asseverata.

    Fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti

    Se l’auto da esportare è sottoposta ad un fermo amministrativo (ad esempio per arretrati di bolli o multe non pagate), sarà necessario prima cancellare il fermo saldando le somme dovute. Se è sottoposta ad ipoteca, sequestro o pignoramento, servirà prima un atto comprovante l’assenso alla radiazione da parte del creditore o dell’autorità.

    Dove presentare i documenti e chiedere la radiazione

    La richiesta deve essere effettuata dall’intestatario al Pra dell’auto da vendere o dai suoi eredi. Si può presentare allo Sportello telematico dell’automobilista; si trova in ogni ufficio Aci oppure negli uffici della Motorizzazione civile o anche nelle agenzie di pratiche auto. Se la richiesta non viene firmata davanti al funzionario, va allegata anche la copia di un documento d’identità dell’intestatario. Se si esporta la vettura guidandola direttamente al luogo di destinazione, è possibile fare la richiesta anche al Consolato d’Italia della nazione estera in cui è stato esportato il veicolo.

    I costi

    La richiesta di esportazione costa: 13,50 euro di emolumenti Aci; 32 euro d’imposta di bollo (se non si ha il certificato di proprietà si deve usare un modulo chiamato NP3C, e l’imposta è di 48 euro); 9 euro di diritti Motorizzazione per le sole esportazioni interne all’Ue, oltre ad 1,80 euro di bollettino postale. Se ci si rivolge ad un’agenzia di pratiche auto, ovviamente va aggiunta anche la relativa tariffa, a mercato libero. Si va mediamente dai 100 ai 130 euro. Chi acquista un’automobile usata da un privato, non deve pagare l’IVA né nel paese in cui ha effettuato l’acquisto né nel suo paese. Se il venditore è un concessionario, l’acquirente verserà l’importo dell’IVA applicabile nel paese in cui ha acquistato l’automobile. Non deve pagare l’IVA nel suo paese.

    Le conclusioni

    Chi possiede un’auto usata di basso valore, cioè la maggior parte della popolazione, non avrà più convenienza a sottoporsi ad un tale inferno burocratico. Anche perché le auto comuni a basso prezzo si trovano ovunque, non c’è ragione per uno straniero di comprarla all’estero. A meno che non si parli delle attività criminali: furti d’auto, truffe e riciclaggio di denaro sporco. Ma questa è un’altra storia. All’automobilista onesto converrà quindi sempre venderla in Italia o “darla dentro” ad un concessionario per acquistarne un’altra. Chi non ha i mezzi per comprare un’altra auto, dovrà continuare ad usare quella vecchia. O demolirla. Come sempre, la burocrazia colpisce più forte chi è più debole.

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