Così Renault sorride all’ambiente

Così Renault sorride all’ambiente
da in Mondo auto, Renault, Renault Megane
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    Come si fa con gli elettrodomestici, a proposito del risparmio energetico e dei consumi, classificandoli per classi, da un po’ verrà fatto anche dalle Case automobilistiche e fra queste, in testa, annoveriamo Renault che da circa 1 anno comincia ad applicare presso le concessionarie, delle diverse etichette in grado di chiarificare all’utente il grado di nocività ambientale di quel determinato modello rispetto ad un altro, nonché i consumi, con fedeltà assoluta, per singola versione.

    Ma c’è di più, con un’iniziativa davvero coraggiosa, la Renault “targa” ogni singolo modello con una sigla importante: Eco2 caratterizzando quei modelli che più di altri sono conformi a quegli standard di rispetto dell’ambiente certificando la quantità di CO2 immessa nell’aria, nel caso questa fosse inferiore a 140 grammi per chilometro o l’eventuale possibilità di quel modello ad essere utilizzato anche con biocarburanti. E, ancora, visto che, come sappiamo, le auto inquinano anche se fuori uso, l’azienda francese aggiunge un’altra importante indicazione, ovvero quale è precisamente la percentuale di biodegradabilità per singolo modello e il grado di riciclaggio delle varie parti che lo compongono, arrivando ad asserire, dati alla mano, quale percentuale di parti riciclati entrano nella costituzione di una versione rispetto ad un’altra e così via.

    Fatto molto importante, la presenza di questa etichetta, che per la marca rappresenta un costo non indifferente, viene assorbita dal costruttore stesso e non riversata sul cliente e questa sana abitudine, comincia a farsi strada, sia pur timidamente, anche da parte di altri costruttori, ma è, fin’adesso, sempre Renault leader indiscussa nell’aver attuato queste, apparentemente semplici accortezze, per le auto in vendita, come avvenuto su alcune di queste già in produzione, esempio, la Megane berlina 1.600 da 105 cavalli di potenza che può essere alimentata a bioetanolo E85, così come fatto su veicoli da lavoro quali Traffic e Master, al fine di far conoscere al cliente, al momento dell’acquisto, la nocività limitata che proprio quella vettura avrà nei confronti dell’ambiente e, in un momento in cui parrebbe, da parte del consumatore, prendere il sopravvento la coscienza circa l’impatto ambientale della vettura appena acquistata, ecco che il lavoro della Casa francese appare quanto mai importante.

    Tuttavia c’è da dire che proprio in Francia il bioetanolo non è particolarmente gradito, diversamente a quanto avviene in Brasile e Svezia e l’appunto che viene fatto a questo carburante è dovuto all’eccessivo sfruttamento delle colture agricole, così come avviene anche in Italia, dove si obietta che il bioetanolo sottrae spazio alle altre coltivazioni richiedendo, fra l’altro, un’ irrigazione con troppa acqua, che in Italia, come si sa, scarseggia, al punto che, paragonando un litro di benzina con uno di bioetanolo, il costo di estrazione del primo equivarrebbe al costo di produzione dell’altro.

    A questo punto, non si può non abbandonarsi a tutta una serie di riflessioni, anche maligne, del tipo, non ci sarà una corrente negativa che “rema contro” ad ogni forma di affrancamento del petrolio diverso per Stati del mondo al punto che in Italia le lobby petrolifere sono troppo potenti tanto da osteggiare qualsiasi altra fonte rinnovabile?

    In attesa che qualcuno chiarisca finalmente l’arcano mistero, un plauso va a Renault che prima di tutte è riuscita a modernizzarsi, una volta tanto, a favore dell’ambiente e solo per questo meriterebbe un riconoscimento importante.

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