Crisi dell’auto: gli aiuti europei

Crisi dell’auto: gli aiuti europei

La crisi dell'auto abbisogna di aiuti straordinari dei governi nazionali o, almeno per quanto ci riguarda, su scala europea; siamo all'alba di un nuovo statalismo che riguarda tutte le nazioni?

da in Mercato Auto, Mondo auto
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    C’è un po’ di confusione a proposito degli aiuti da dare al mercato dell’auto stante la crisi del settore che preoccupa tutti gli operatori commerciali che gravitano attorno al mercato delle quattro ruote.

    Una cosa è certa, il tanto criticato statalismo che, almeno per quanto ci riguarda, dopo la guerra aveva contraddistinto le scelte dei governi dell’epoca fino agli anni di piombo e che vedeva la Fiat coccolata, viziata, aiutata spesso senza limiti dalla classe dirigente pur di evitare il collasso del Gruppo Automobilistico italiano, in altra forma pare ripresentarsi anche in tempi attuali, un fatto questo che sembra stridere vistosamente con una visione che solo fino a ieri pareva del tutto tramontata.

    Ad esempio, il primo governo Berlusconi aveva nei fatti dato una sterzata senza uguali all’ “abitudine” della Casa automobilistica di battere cassa allo Stato ogni qualvolta i conti di bilancio erano in rosso; eppure dalla gestione del gruppo automobilistico passato sotto la guida di Sergio Marchionne la Casa aveva ereditato debiti con le banche per oltre tre miliardi di euro, insomma, a che erano serviti gli aiuti statali, stante la situazione di allora del Gruppo automobilistico; tuttavia si deve al manager torinese l’essere riuscito a far stare dentro i binari l’ingombrante azienda che è tornata a fare utili.

    Dunque, stiamo vivendo un’anacronistica “marcia indietro” dove lo Stato dovrà farsi carico degli insuccessi dei grandi Gruppi industriali, economici, finanziari, o sta accadendo qualcosa di più serio nel mondo e dunque anche in Italia? Purtroppo ciò che sta accadendo anche nel nostro Paese non è responsabilità dei gruppi imprenditoriali nazionali, le cause sono ben altre e risiedono molto lontano dalla nostra nazione; ciò non toglie però che le conseguenze drammatiche che potremmo subire nel nostro Paese sono tali da imporre ad un Governo di qualsiasi colore esso sia delle decisioni e dei correttivi, a volte persino impopolari ma necessari. Non dimentichiamo mai, ad esempio, che quando il nostro Pil cresceva del 2% alla Fiat era ascritto almeno la metà di questa crescita, non dimentichiamo che la Casa torinese è il volano principale dell’intera nostra nazione, non dimentichiamo che abbiamo cercato di salvare l’Alitalia, che per il nostro Paese non solo non rappresentava alcun perno di crescita ma addirittura un triste fardello da portarsi appresso; ed infine, non dimentichiamo che facciamo parte dell’Europa e che ogni aiuto o negazione dello stesso deve passare anche dalle decisioni della UE.

    E, dunque, passando per la Ue, dobbiamo registrare un cambiamento di rotta in fatto di aiuti straordinari da destinare alle industrie automobilistiche alle quali non verranno più elargiti i 40 miliardi di euro che erano stati richiesti dall’Acea, ovvero l’Associazione dei costruttori continentali in un primo tempo, la stessa richiesta era stata ventilata e caldeggiata dal “nostro” Sergio Marchionne. Dunque potrebbe esserci una grave frattura fra i rapporti delle Case con il Parlamento europeo, frattura pero’ in parte sanata con un piano anticrisi globale di 200 miliardi di cui 4 destinati alle diverse Case automobilistiche sotto forma di un prestito garantito, ovvero una sorta di fideiussione che la Banca Europea di investimento presta a favore di quei marchi che si saranno impegnati nella realizzazione di auto sempre meno inquinanti. Ricordiamo che analoga misura con cifre sicuramente più consistenti dovrebbe essere adottata dal nuovo Presidente Barak Obama negli Stati Uniti.


    Da registrare infine le prese di posizione degli esponenti principali dei governi europei, ad esempio, Barroso, ha bollato come “fuori moda e non compatibili con l’organizzazione mondiale Wto” gli aiuti previsti in altre parti del mondo. La proposta Ue è stata ben accolta dal presidente di turno dell’Acea, Christian Streiff (gruppo Psa). Toccherà poi ai singoli Governi varare ulteriori misure a sostegno dell’auto. Il premier francese, Nicolas Sarkozy, ha già fatto sapere che intende abbassare l’Iva sull’acquisto di nuove vetture. Di parere contrario il cancelliere tedesco, Angela Merkel.

    Non ci resta che vedere e sperare che gli aiuti al mercato dell’auto siano concessi in maniera razionale ed intelligente, che ci piaccia o no, nell’interesse di tutti, anche di chi l’auto ha difficoltà oggi a comprarsela.

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