Crisi dell’Auto: non bisogna aver paura della stessa paura

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Borsa

Ahi, ahi, è arrivata come un’epidemia influenzale, ma non dall’Australia da dove quest’anno giunge il virus che manderà a letto 5 milioni di persone, ma dall’America, stretta da una crisi il cui ricordo ci porta sinistramente a quella del 1929, la crisi di Wall Street, che imperversò oltreoceano per tutti gli Anni Trenta.

Ma accogliamo con interesse l’auspicio del Presidente della Repubblica italiano, Giorgio Napolitano, che ha invitato i media e gli Organi di Stampa a non lasciarsi andare a facili e pericolosi allarmismi e allora abbracciamo lo slogan che il presidente Roosevelt, che si trovò a fronteggiare la terribile crisi economica degli anni trenta fece suo; sostenendo che: ” quando si ha paura, non bisogna aver paura della paura….”.

Uno spauracchio meno temibile di quanto si creda

Certo, più facile a dirsi che a farsi, ma se la paura deve alla fine indurci ad atteggiamenti inconsulti e irresponsabili, non diventa più una reazione al pericolo, ma una azzardato inconsulto contraccolpo di fronte a quello che più che pericoloso potrebbe essere solo un momento, uno dei tanti, che il sistema capitalistico si trova ad attraversare e non è vero e lo dicono i veri esperti in campo finanziario del globo, che la recessione, il crollo borsistico come quello che si sta palesando in tutti questi momenti, giornata odierna compresa, nasconde la fine di un sistema ed apre le porte a temibili carestie; è il sistema stesso che si assesta, che mostra, come la neve quando si scioglie, pericolose buche ove sarebbe stato facile incespicare e che è possibile oggi coprire proprio perché le vediamo nitidamente sotto i nostri piedi.

Ciò non significa, ahinoi, che certe falle del sistema non spetti a noi, uomini e donne della strada, coprirle con sacrifici economici, ma se ad ogni azione corrisponde una reazione, solitamente uguale e contraria, di contro potrebbero profilarsi anni di tenue rilancio dei consumi, paradossalmente perché le merci sono destinate a scendere di prezzo, perché il petrolio tende ai minimi storici, perché i governi, italiano in testa, dovrà impegnarsi in una politica sociale e di diminuzione delle tasse, perché, se è vero come è vero, che ciò che accade oltreoceano finisce per coinvolgerci, è pure assodato che l’Europa ha un sistema capitalistico più sofisticato e sicuro e, per fortuna che c’è l’Europa, soli, soletti con le nostre lirette come eravamo negli anni settanta e ottanta, finivamo per perderci nella procella investiti da una sorta di tsunami senza fine.

Crisi del 2008: niente di nuovo, ci è già accaduto

La crisi del 2008, che qualcuno paragona all’attentato del 2001 alle Torri Gemelle ci farà assistere a scenari che abbiamo cancellato, ma che se solo aguzzassimo lo sguardo nel passato non troppo lontano, ci ha visto, come italiani, molto spesso protagonisti nostro malgrado di analoghi momenti recessivi; avvenne negli anni settanta, nel periodo cosiddetto dell’Austerity, si ripropose per ben due volte negli anni ottanta, adesso ci sembra un periodo tremendo perché alla stregua di quando innamorati veniamo lasciati dalla persona amata, il dolore lancinante ci sembra senza uguali, solo perché ci siam dimenticati che solo ieri in analoghe circostanze soffrivamo come oggi

Paura di ricorrere al credito

Questa crisi, che è recessione e per nazioni come l’Italia rappresenta per certi versi un problema più accentuato perché l’Italia da tempo non cresce e ha un PIL bloccato allo zero o quasi, ci paleserà nel settore dell’auto, visto che alla fine di quello parleremo, una flessione delle vendite di auto nuove e stavolta non saranno gli incentivi a dare impulso al mercato delle quattro ruote, tale situazione è già palese in America e anche in Europa si sta materializzando allo stesso modo. Paradossalmente, proprio il fatto che in molti non ricorrano all’acquisto di auto nuove pur potendolo fare, aggraverà la situazione, non perché non vi siano le condizioni oggi per acquistare una nuova vettura, da noi non è cambiato molto rispetto ad un mese fa, il problema è dovuto alla paura che attanaglia la gente, paura di ricorrere al credito al consumo, che poi contraddistingue l’80% delle vendite di auto nuove ed usate, per un bene che, alla luce dello tsunami economico che ha investito il mondo, ha finito per essere collocato fra quelli voluttuari, ben sapendo che così non è.

La situazione fra i vari marchi automobilistici

Facendo un rapido excursus fra i vari marchi, la situazione è allarmante, Opel blocca temporaneamente la produzione in due stabilimenti, risultato, quasi 7.000 lavoratori sul punto di perdere il posto di lavoro. Se l’epidemia dovesse estendersi anche in Inghilterra, la Casa tedesca passata sotto il controllo di General Motors diminuirà di almeno 40 mila vetture le auto nuove prodotte.

Anche BMW procede nella stessa direzione di Opel, si prova riducendo la produzione di circa 3.000 vetture provvedendo a chiudere per quattro giorni un reparto produttivo; domani si vedrà!

Più grave la situazione per Ford, tagliati 204 posti in Europa, il che significa problemi nei termini di consegna per Ford Focus, Ford Kuga e C-Max, peggio potrebbe avvenire negli stabilimenti deputati alla costruzione di veicoli commerciali, dove la Casa madre potrebbe decidere in tre anni di alienare del tutto un intero stabilimento.

Daimler anticipa le vacanze di Natale e chiude gli stabilimenti a partire dal 17 dicembre, ma nessun regalo sotto l’albero per i dipendenti, che potrebbero ritrovarsi, alcuni, addirittura senza lavoro.

Stop di due giorni per Skoda, si vuol provare probabilmente a vedere se il gettito produttivo necessità di una messa a punto alla luce delle vendite e delle spese di produzione.
Stop per qualche giorno anche per Land Rover e Jaguar, gruppo Tata ed infine Volvo; per la quale azienda è stabilito che a casa andranno circa 6.000 dipendenti.

Mancava all’appello Fiat, la più grande industria italiana si allinea alla situazione e attua provvedimenti fin’ora soft ma significativi; 15 giorni di stop a Mirafiori con 3.500 dipendenti costretti forzatamente a casa per tutto il periodo. Restano a lavoro quadri e impiegati, nessun provvedimento invece per le linee produttive dell’Alfa Mito. Mentre uno stop significativo si registrerà per i dipendenti IVECO, attenzione, questi sono oltre 1.200 .

In cassa integrazione, secondo i programmi del Lingotto, finiranno i lavoratori di Melfi, Cassino e Termini Imprese, stessa cosa avverrà a Pomigliano d’Arco provincia di Napoli. C’è da dire che si parla di brevi periodi che non modificheranno troppo la vita di queste maestranze, ma potrebbe essere questo solo l’inizio.

Non bisogna aver paura della stessa paura

Occorreva una disamina approfondita di quanto sta avvenendo nel settore auto che ricordiamo non è esaustivo per nulla circa le sorti dell’automobile in Europa, per quanto ci riguarda, perché manca all’appello un intero comparto che è quello dell’indotto. Certo un quadro a forti tinte scure che non si può certo sottovalutare, ma il problema resta sempre quello, una situazione che può mutare con l’impegno dei governi, certamente, dei colossi del sistema finanziario, ma anche di tutti noi, se solo, anche stavolta, non ci facciamo atterrire dalla paura e soprattutto se non finiamo per aver paura della nostra stessa paura!

Ven 10/10/2008 da Giuliano in ,

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giacomino giacomini
Giacomino giacomini 10 ottobre 2008 16:26
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Chissà, forse trattando così la crisi dell’auto e dell’economia in generale si riesce magari a tranquillizzarsi un po’ chissà!

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Ignazio il Torchio
Ignazio il Torchio 10 ottobre 2008 16:27
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Se gli italiani e non soltanto gli italiani ma anche gli europei in generale si faranno sopprafarre dalla paura altro che crisi dell’auto che vedremo!

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Adamo
Adamo 11 ottobre 2008 00:49
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Cambieranno tante cose e non solo i8n Italia il modello capitalistico dovrà riformarsi

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Bic
Bic 11 ottobre 2008 14:35
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C’è poco da fare il periodo che si riflette come una mannaia anche nell’auto è poco tranquillizzante ma potremmo farcela

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pal
Pal 11 ottobre 2008 15:00
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L’articolo è ben fatto ed è anche esaustivo è ovvio che una recessione faccia paura, come è normale che il ricorso al credito in questo periodo faccia paura ma l’Italia ha già vissuto momenti del genere e potrebbe farcela anche stavolta

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Vix
Vix 11 ottobre 2008 15:18
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Io avevo intenzione di cambiare l’auto l’anno prossimo ed invece visto che per me non è cambiato niente come per molti italiani, acquisterò l’auto proprio quest’anno per due motivi, ridurro col mio piccolo contributo la crisi dell’auto e approfittero’ chissa di condizioni maggiori favorevoli

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Luciano
Luciano 11 ottobre 2008 15:49
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Impressionante: Opel blocca temporaneamente la produzione in due stabilimenti, risultato, quasi 7.000 lavoratori sul punto di perdere il posto di lavoro. Se l’epidemia dovesse estendersi anche in Inghilterra, la Casa tedesca passata sotto il controllo di General Motors diminuirà di almeno 40 mila vetture le auto nuove prodotte.

Anche BMW procede nella stessa direzione di Opel, si prova riducendo la produzione di circa 3.000 vetture provvedendo a chiudere per quattro giorni un reparto produttivo; domani si vedrà!

Più grave la situazione per Ford, tagliati 204 posti in Europa, il che significa problemi nei termini di consegna per Ford Focus, Ford Kuga e C-Max, peggio potrebbe avvenire negli stabilimenti deputati alla costruzione di veicoli commerciali, dove la Casa madre potrebbe decidere in tre anni di alienare del tutto un intero stabilimento.

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Luciano
Luciano 11 ottobre 2008 15:50
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Davvero angosciante: Daimler anticipa le vacanze di Natale e chiude gli stabilimenti a partire dal 17 dicembre, ma nessun regalo sotto l’albero per i dipendenti, che potrebbero ritrovarsi, alcuni, addirittura senza lavoro.

Stop di due giorni per Skoda, si vuol provare probabilmente a vedere se il gettito produttivo necessità di una messa a punto alla luce delle vendite e delle spese di produzione.
Stop per qualche giorno anche per Land Rover e Jaguar, gruppo Tata ed infine Volvo; per la quale azienda è stabilito che a casa andranno circa 6.000 dipendenti.

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Mariocar
Mariocar 11 ottobre 2008 15:53
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Figurarsi se la Fiat si perdeva quest’occasione: Fiat, la più grande industria italiana si allinea alla situazione e attua provvedimenti fin’ora soft ma significativi; 15 giorni di stop a Mirafiori con 3.500 dipendenti costretti forzatamente a casa per tutto il periodo. Restano a lavoro quadri e impiegati, nessun provvedimento invece per le linee produttive dell’Alfa Mito. Mentre uno stop significativo si registrerà per i dipendenti IVECO, attenzione, questi sono oltre 1.200 .

In cassa integrazione, secondo i programmi del Lingotto, finiranno i lavoratori di Melfi, Cassino e Termini Imprese, stessa cosa avverrà a Pomigliano d’Arco provincia di Napoli. C’è da dire che si parla di brevi periodi che non modificheranno troppo la vita di queste maestranze, ma potrebbe essere questo solo l’inizio. La Fiat fin dal dopoguerra ci ha abituato a questo assurdo modo di gestire l’azienda mi stupisco per Sergio Marchionne per il quale ho grande stima!! :-(

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Zorro-Zorro
Zorro-Zorro 11 ottobre 2008 18:02
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E come si fa a negare che la situazione dell’auto in Italia ed in Europa almeno per restare dalle nostri parti è seriemente compromessa, ma non facciamoci prendere dal panico per favore

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Wolf 11 ottobre 2008 18:08
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Un tempo si diceva che quando c’è crisi bisogna cantare messa, provassero a far scendere di colpo i costi di carburante la gente prende coraggio e trona a comprare

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Giulio2008
Giulio2008 11 ottobre 2008 18:34
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Si ma per favore non proviamo a togliere tutti i soldi dalle banche così non aggraveremo la crisi anche dell’auto

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Alonzo 11 ottobre 2008 19:14
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Sono perfettamente d’accordo con l’autore dell’articolo per frenare la crisi dell’auto non bisogna aver paura della stessa paura

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Ada
Ada 11 ottobre 2008 19:18
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E se l’Italia per frenare la crisi dell’auto si cimentasse con auto low cost targate Fiat, e lancia?

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rex
Rex 11 ottobre 2008 22:32
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Oggi sentivo il discorso del Presidente Bush che dovrebbe dare qualche possibilità per uscire da questo ampasse

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Tonino
Tonino 11 ottobre 2008 22:37
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A me invece ha preso l’Australiana anche se ancora non è arrivata sob

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Dandy
Dandy 11 ottobre 2008 22:40
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Fa impressione davvero le sorti che stanno avendo le Case automobilistiche con questa aria di crisi che c’è ma ce la faremo

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Anonimo 12 ottobre 2008 19:58
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Le notizie che stanno arrivando non sono confortanti

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Ranocchia 12 ottobre 2008 19:59
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Mi piace questo adagio per rappresentare la crisi dell’auto: quando si ha paura, non bisogna aver paura della paura….”.

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Talpone 12 ottobre 2008 20:00
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L’europa sembra aver trovato una linea comune per fronteggiare la crisi prevedendo un piano a sei punti che preveda le garanzie dei governi per il settore interbancario alla luce del fatto che le banche non si prestano più denaro

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