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Dieselgate: Mitsubishi nella bufera, ammesse manipolazioni nei consumi

Dieselgate: Mitsubishi nella bufera, ammesse manipolazioni nei consumi

    Mitsubishi eK Wagon scandalo

    Si alza nuovamente la bufera intorno al Dieselgate, stavolta nell’occhio del ciclone è finito un grande produttore giapponese, Mitsubishi. I vertici del Marchio hanno dichiarato ufficialmente di aver manipolato impropriamente i risultati dei test sulle emissioni e dei consumi di carburante per presentare poi dei tassi migliori di quelli attuali. Questa notizia ha fatto il giro del mondo e il titolo in poche ore ha perso il 16% in borsa e sono stati bruciati qualcosa come 1,2 miliardi di dollari di ricapitalizzazione. Il caso riguarda un ingente quantitativo di vetture (600.000), che nel mercato europeo non sono importate, ma che rimangono vincolate invece a quello casalingo. Infatti si parla di 600.000 microcar finite nell’odissea del Dieselgate, anche se non sono motorizzate a gasolio, ma oggi questo titolo viene utilizzato per indicare quel filone scandalistico dei risultati “taroccati” per quanto riguarda emissioni e consumi.

    Tetsuro Aikawa, numero uno di Mitsubishi ha preso subito la parola ed ha cercato di salvare il salvabile, porgendo istantaneamente le sue scuse: “Voglio esprimere le mie scuse più profonde a tutti i nostri clienti e alle altre parti coinvolte – ha detto di fronte al Ministro dei trasporti giapponese – abbiamo deciso di arrestare la produzione e la vendita dei modelli coinvolti“. Le vetture in questione sono piccole auto, eK Wagon e la eK Space vendute solo in territorio nazionale. Per evitare che lo scandalo si propaghi a macchia d’olio e che finiscano sotto la lente d’ingrandimento anche altre auto del marchio, è stato assicurato che sarà nominato un comitato di esperti terzi per la verifica delle modalità di rilevazione su tutta la gamma. I risultati di tali nuovi test saranno pubblicati non appena disponibili. L’ammissione di colpa è stata compiuto, ma paradossalmente questo comporta quasi un danno di immagine evidente e controproducente, come la situazione e il caso Volkswagen ha dimostrato.

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