Dopo il sorpasso di Toyota su General Motors, si analizzano altre ipotesi

Dopo il sorpasso di Toyota su General Motors, si analizzano altre ipotesi

    Tempo di bilanci in Casa General Motors, soprattutto da quando la Toyota ha effettuato il sorpasso della multinazionale americana, come avevamo già evidenziato qualche tempo fa.

    Tempo di bilanci, dunque, per il Gruppo automobilistico statunitense per cercare di capire, al di là dei fatti già noti, quali altri fattori abbiano decretato il superamento da parte della azienda giapponese e, soprattutto, quali contromisure mettere in atto per frenare l’ascesa della Toyota a scapito di quella di General Motors e per far ciò, si tenta di spiegare il fenomeno che ha assunto quanto mai valenza mondiale.

    Innanzitutto c’è da segnalare che la Casa americana detiene il 50% del mercato dell’auto statunitense da oltre mezzo secolo, tuttavia, rispetto all’azienda nipponica, mostra un assetto elefantisiaco ma non solo in fatto di gestione aziendale, ma soprattutto per le diverse dimensioni delle due realtà; la giapponese, con a capo Toyota, controlla solo Lexus e Scion, mentre General Motors, da decenni, guida le sorti di un numero cospicuo di altre Case, come Chevrolet, Cadillac, Buick, Hummer, Opel, Saab, per citare le più note.

    Questo significa, per l’azienda statunitense, un apparato un po’ “ingessato”, dove muoversi significa conciliare le diverse esigenze aziendali di realtà sparse in tutto il mondo e con stili e abitudini poco inclini ad essere guidati da una capofila, sia pure delle dimensioni di General Motors.

    Certo si può obiettare, questa è la via che stanno seguendo i grossi Gruppi industriali in epoca di globalizzazione, ma per General Motors la realtà è diversa rispetto a quella che è in atto, la tendenza della grande industria mondiale volta a fondersi con una miriade di piccole realtà ma che riesce a trasferire ad esse il proprio bagaglio di esperienze e di risorse, mentre per GM, essendo iniziata l’opera di inglobamento in anni in cui ancora era poco sentita questa esigenza e mirando, allora, più alla costruzione di un’immagine di dominio del settore che di reale convenienza di mercato, oggi la Casa americana paga lo scotto di questo espansionismo, in parte, smodato e poco oculato.

    Per non contare che la smania di allargarsi e primeggiare ha indotto, nel passato, l’azienda d’oltreoceano a tutta una serie di valutazioni non ottimali, acquisendo aziende a volte decotte o comunque importanti fin quando mantenevano inalterata la propria individualità, andatasi appannando una volta entrate nel grande Gruppo.

    Vedasi Saab, che finchè restò europea aveva un proprio segmento rispettabile e che una volta acquisita da General Motors non è più riuscita ad andare in attivo, visto lo scarso numero di vetture commercializzate, così come accaduto anche con Buick, nelle stesse condizioni della ex Casa svedese, per non parlare di Hummer, invisa dagli ambientalisti e per la quale l’opera richiederà, da parte della sua controllante, tutta una serie di risorse economiche per dargli un assetto diverso volto alla produzione di veicoli sicuramente meno inquinanti e impopolari di quanto lo siano adesso.

    Tutto ciò, se si pensa agli enormi costi, anche in fatto di pubblicità e di immagine per tenere in piedi queste aziende, all’enorme dispendio di risorse quanto mai inopportuno, allorquando la concorrenza anche dei Paesi emergenti si fa più sentita, costringerà il Gruppo americano a rivedere la propria politica industriale, di marketing e commerciale, a ridosso di un altro storico sorpasso che starebbe per verificarsi a breve e che stavolta riguarderà il Continente cinese, che potrebbe dare a sua volta, un’ulteriore “zampata” a General Motors costringendola a rimettersi interamente in gioco, per cercare di restare nel difficile mercato dell’auto, preferibilmente….. a testa alta!

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