Ferrari 400 Superamerica: asta record a Montecarlo

Dutante un'asta a Montecarlo è stata spesa una cifra vertiginosa per acquistare una tra le auto d'epoca più belle al mondo: la Ferrari 400 Superamerica disegnata da Pininfarina nel 1962

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    Ferrari 400 Superamerica: asta record a Montecarlo

    Una Ferrari 400 Superamerica Pininfarina è stata aggiudicata per 2,8 milioni di euro, il valore più alto mai raggiunto da una Ferrari in un’asta. L’autovettura può essere paragonata, senza ombra di dubbio, ad un gioiello di immenso valore, visto che la sua produzione è stata di solo sei esemplari. Il record di offerte battuto per questa Ferrari 400 Superamerica è stato ottenuto nel corso di un’asta tenutasi a Montecarlo. È notorio il fatto che le auto storiche possono raggiungere quotazioni astronomiche, ma questa è stata davvero la punta dell’iceberg.

    Del resto, ne erano convinti gli organizzatori della casa d’aste RM Auctions, che hanno dedicato l’intero fine settimana monegasco alla riunione.

    La vettura – La Ferrari 400 Superamerica è una versione cabriolet ed è stata disegnata da Pininfarina, la casa torinese che ha collaborato e continua a farlo anche con auto moderne ai giorni nostri. Costruita secondo lo stile SWB (School Without Borders) nel lontano 1962, è stata aggiudicata per la cifra record di 2,8 milioni di euro. La storia di questo splendido esemplare di auto ci racconta che la 400 Superamerica era stata originariamente acquistata in Arizona , USA, nel 1962 ed aveva partecipato ad alcune gare di velocità. In seguito, nel 2005, si è deciso di restaurarla completamente e, la scorsa estate, ha partecipato al concorso di eleganza di Pebble Beach.

    Il motore – Il motore è quello progettato dall’ingegner Gioacchino Colombo, grande progettista di propulsori da gara, che collaborò anche per l’Alfa e la Maserati. La tecnica è quella di un motore da 4.0 cc V12 che eroga 340 CV a 7000 giri e che permette alla Ferrari 400 Superamerica di raggiungere i 280 km/h. L’accelerazione da 0 a 100 km/h è di 9,2 secondi. Una particolarità in merito ci dice che l’alimentazione era affidata a tre carburatori Weber che “abbeveravano” quel fantastico motore Ferrari.