Fiat: l’accordo con Bmw fra luci e ombre

Fiat: l’accordo con Bmw fra luci e ombre

L'accordo Fiat-BMW, nato dall'esigenza di aumentare i profitti diminuendo i costi, ben venga dunque, ma che prospettive nuove si schiudono per i lavoratori della più grande industria italiana?

da in Abarth, Fiat, Mondo auto
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    Sergio Marchionne

    La duplice alleanza, quella fra Fiat e BMW, obiettivo produrre insieme la terza generazione della Mini, o meglio, parole di Sergio Marchionne, “collaborazioni su componenti e piattaforme per modelli Alfa Romeo e Mini “.

    Peccato che ciò non sia servito a stingere di un colore meno tetro del nero quello accostato alla realtà che l’altro ieri s’è finita per respirare in borsa davanti al titolo Fiat in ribasso e, del resto, dopo lo spettro della Cassa Integrazione che si aggira fra gli stabilimenti di Val di Sangro e Cassino e persino in quelli ove verrà prodotta la Alfa Romeo Mito, come si faceva a gustarsi la festa appieno come ci si auspicava?

    La Cassa Integrazione a settembre, ma niente paura!

    Fa un bel dire Sergio Marchionne a chi gli ricorda come in Fiat la Cassa integrazione rievochi vecchi fantasmi del passato di un “autunno caldo” che sta facendo diventare torrido anche il mese di dicembre negli ultimi tempi; ma niente paura, tranquillizza il numero uno di Fiat, è una Cassa integrazione di una sola settimana e servirà a dar tempo a chi dovrà mettere a punto gli stabilimenti interessati dall’evento. Ma intanto dal sud le maestranze guardano l’evolversi della faccenda con viva preoccupazione e a Termini Imerese oltre a non essersi assicurata la produzione dei nuovi modelli torinesi, non sanno neanche se gli stabilimenti verranno dismessi del tutto come si era profilato in un primo momento.

    Insomma, fra luci e ombre, pare che i festeggiamenti alla presentazione della Abarth 500 si siano un po’ guastati e neanche l’intesa con BMW salutata con un segnale del rinnovamento di Fiat, volta a raggiungere economie di scala al fine del contenimento dei prezzi, serve a addolcire la pillola di quanti, pur se ottimisti sul percorso di Fiat, non negano una certa preoccupazione sull’economia di un’intera nazione che frena i consumi e, quasi si inchioda, davanti all’acquisto di auto nuove.

    Ma gli stipendi non dovevano aumentare?

    E se da un lato si scopre che i consumi si arrestano perché gli italiani hanno troppo pochi soldi in tasca e non possono orientare più i propri acquisti su beni durevoli, auto compresa, , dall’altrro gli stipendi stagnano in acque ormai stantie, lo dice persino l’Istat, che a fronte di un aumento dei consumi quantizzato intorno allo 0,8% da un anno ad un altro, l’inflazione media calcolata lo scorso anno in ragione dell’ 1,8% ha di fatto vanificato la crescita di stipendi e addirittura s’è palesato in questo una ulteriore, se mai ce ne fosse bisogno, diminuzione degli acquisti degli italiani.


    Pare stridere allora il discorso che Marchionne ha inviato a governo e sindacati auspicando un arresto dei prezzi e ventilando la necessità di intervenire subito non potendo perdurare uno stato attuale delle cose, insomma, ha detto Marchionne, “ non possiamo continuare ad aumentare i salari “ rischiando di essere poco competitivi con il mercato internazionale.

    Ecco che allora le iniziali parole tranquillizzanti del manager di Fiat, circa la Cassa Integrazione, finiscono per pesare come macigni sui lavoratori, si parla di quarta e di terza settimana, periodi in cui diventa difficile comprare persino il pane e a chi chiede che la soluzione è un aumento dei salari, gli si risponde….. “ che gli aumenti sono condizionati ai livelli di competitività internazionale”.

    Giornata nera in borsa, dunque? Forse per chi non sa più di quante settimane dovrà essere composto il mese per continuare a decidere se continuare a mangiare o meno tutti i giorni.

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