Fiat: l’acquisizione del marchio Bertone, per cento euro

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Sergio Marchionne, con a fianco Luca di Motezemolo, sta comprando aziende decotte a prezzi low cost

Vi ricordate della Bertone, la nota azienda specializzatasi negli anni nel design automobilistico? Ebbene, prima che si inabissi, definitivamente,soffocata dai debiti e dalle perdite, ha trovato il suo acquirente, la Fiat, per la favolosa cifra, ancora da quantificare nei dettagli, di 100 euro.

Si, perché con questa cifra, Sergio Marchionne, rileverebbe la famosa e caduta in rovina Bertone, levandola dalle mani della vedova dell’illustre designer, Lilli, con 1.200 lavoratori in cassa integrazione e da diversi mesi ferma come un relitto che aspetta chi lo rottami. Verrebbe anche da dire che chi troppo vuole nulla stringe…., visto che, intorno al mese di maggio scorso, una trattativa più interessante avrebbe creato le premesse, fra Lilli Bertone e la Fiat, per la costruzione di un’auto, insieme, con carrozzeria, appunto Bertone e il resto Fiat; l’auto, nello specifico, sarebbe stata una Lancia Coupè cabrio, ma vuoi per l’abitudine ai grandi numeri di certi imprenditori che non si rendono conto che i tempi possono, ahimè cambiare, vuoi per altri motivi, le richieste della vedova di Nuccio Bertone, sono state giudicate eccessive da Marchionne e tutto è andato a farsi benedire, così come è saltata l’idea che la storica azienda di design potesse costruire, con Iveco, un camper, trattativa sfumata,probabilmente per gli stessi motivi.

Dunque, sono diversi gli assegni che da Torino migrano verso luoghi più o meno vicini, finalizzati all’acquisto di aziende decotte o cadute in rovina, con un denominatore comune per tutti, i titoli di credito, firmati personalmente dall’amministratore delegato Fiat, non hanno mai più di due zeri e così, sempre per cento miseri euro, il numero uno della Casa torinese ha acquistato la Teksid Aluminium, con 1.000 dipendenti e l’anno prima la CF Gomma, allo stesso prezzo, ma, ancora più di recente, Marchionne ha fatto acquistare alla sua azienda la Ergom, prima di proprietà del ex presidente del Torino calcio, Franco Ciminelli, specializzata negli stampaggi in plastica per le auto Fiat, il costo della trattativa, un solo miserabile euro!

C’è da dire, che questi acquisti sono volti a rilevare aziende già in stato di fallimento e che il loro salvataggio, scongiura, contestualmente, la perdita del posto di lavoro dei dipendenti ed i crediti vantati dalle banche, al punto che la Regione Piemonte è stata la prima a plaudire l’iniziativa di Marchionne che, oltretutto, nella strategia aziendale da lui voluta e che è servita a rilanciare lo storico marchio torinese, ha rivisto interamente gli accordi che la Casa aveva con l’indotto, col risultato di stringere la cinghia, limitando i crediti esposti nei confronti delle aziende che forniscono i materiali o gli assemblati e, rimodulando, dove necessario, anche la scontistica da prevedere.

Insomma, una rivoluzione copernicana che ha scosso i mercati satelliti di Fiat, a tutto beneficio del marchio e con buona pace di banche, sindacati e maestranze, che…. vissero felici e contenti!

Ven 14/09/2007 da Giuliano in ,

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Mah... 14 settembre 2007 17:41
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“…la Regione Piemonte è stata la prima a plaudire l’iniziativa di Marchionne…”

a me sembra una perfetta operazione di strozzinaggio e sciacallaggio: prima non danno piu’ lavoro alle aziende satellite, le fanno fallire e poi le rilevano per 100 euro.

Bel modo di risollevare l’economia di una azienda!

e poi ci lamentiamo del monopolio di telecom, di Microsoft, etc etc etc…

mah…

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Giuliano
Vincent 14 settembre 2007 17:45
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Sono d’accordo con te… mah!

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Donalleg 14 settembre 2007 19:14
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Vergogna: STROZZINI!!

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Giuliano
Tullio 14 settembre 2007 20:50
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E anche stronzi, mascherano tutto come se fossero benefattori dell’umanità e intanto ci fanno i miliardi

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Giuliano
Robi 14 settembre 2007 20:51
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Alla Lancia, quando era Lancia, cavalleria, accadde la stessa cosa per opera dell’avvocato Agnelli, corsi e ricorsi storici

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Donalleg 14 settembre 2007 21:06
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anche con l’Alfa Romeo è successo una cosa analoga. Comprerò una fiatalfalanciaferrarimaseratiautobianchiabarth ecc ecc quando costeranno 100 euro!!!!

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Paolo 15 settembre 2007 07:43
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Credi che i dirigenti di altri gruppi automobilistici siano molto diversi da dai vertici Fiat? Mi pare che non c’era la fila davanti a casa Bertone per comprare la fabbrica! Sono tutti squali, qualcuno più grande,altri più piccoli, tutto qua.
Saluti.

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Giuliano
Salvatore 15 settembre 2007 10:51
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Signori, mi sorge spontanea una considerazione, immaginiamo che queste aziende non fossero state rilevate, sia pure per 1 o 100 euro, dalla Fiat, allora c’è chi avrebbe gridato allo scandalo, ai poveri lavoratori rimasti sul lastrico, all’onere per la Società di doversi fare carico di queste maestranze. Adesso qualcuno, certamente per i suoi interessi, ma ci ha pensato e a cosa gridiamo, ora, al becero opportunismo di Marchionne? addirittura allo strozzinaggio? E’ molto meglio così, del resto, è ciò che capita sempre, nel mondo imprenditoriale a certi livelli. Piuttosto c’è da chiedersi come fanno, aziende come la Bertone, a ridursi a quel modo, io un’idea ce l’avrei….

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Donalleg 15 settembre 2007 11:12
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I poveri lavoratori rimasti sul lastrico per la chiusura, in questo caso, della Bertone non lo sarebbero se in Italia si lasciasse spazio anche alle fabbriche estere, come si fa in TUTTE LE NAZIONI SANE!! Il problema in Italia è la Fiat, che può fare tutto quello che vuole sicura dell’impunità, condizionando alle sue sorti quella degli operai.

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Teogtv 2 ottobre 2009 15:49
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si certo lasciamo pure tutto lo spazio che vogliono alla aziende estere!!! anzi facciamo una cosa compriamo tutti un abellamacchina tedesca o francese così chiude anche la fiat e quelli della bertone stanno veramente a casa e non lavora più nessuno!!! bravo bravo!!!

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Giovanni 15 settembre 2007 11:36
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Ma di tutta questa storia che fine faranno i dipendenti della Bertone e le loro famiglie ?

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Giuliano
GIO' 15 settembre 2007 12:18
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Leggi l’articolo Giovanni

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Giuliano
ALE 15 settembre 2007 13:22
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E’ la dura legge del capitalismo

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Paolo 1 maggio 2009 15:42
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la fiat é la vergogna dell’Italia.
Grazie ancora per l’ulteriore dimostrazione.

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8 maggio 2009 11:35
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Credo che molti di voi non siano perfettamente informati sui fatti,la Bertone non era una azienda indebitata ma una azienda sana e siccome l’interesse di molti (vedi regione in primis con l’annuncio di Bresso delle Molinette-2) non è per salvare il migliaio di posti di lavoro ma per poter piantare il dentino famelico sulle proprietà immobiliari valutate in una ottantina di milioni di euro per la sola carrozzeria, ecco allora gli amministratori giudiziari che la stanno facendo indebitare apposta per poterla spartire, oppure le lucciole delle false commesse per non dare possibilità di risollevarsi(Fiat, Iveco ecc. ecc.).Un plauso a Lilly, tieni duro

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Giuliano
Giuliano 8 maggio 2009 12:09
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Se la Signora Lilly vuol dire la sua accoglieremo con piacere le sue dichiarazioni, a noi risulta ben altra situazioe economica circa l’azienda Bertone

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John 24 agosto 2009 11:55
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Articolo tratto dal portale Indymedia Piemonte al link:

http://piemonte.indymedia.org/article/5569

BERTONE: FIAT HA COMPRATO UN “FERROVECCHIO”

In una relazione riservata inviata ai 3 Commissari di Carrozzeria Bertone Spa (Prof. Avv. Stefano Ambrosini, Avv. Vincenzo Nicastro e Dott.  Giuseppe  Perlo) la sconcertante rivelazione: “ … Bertone vale poco o niente … è un ferrovecchio …Bertone è tecnicamente morta il 31  dicembre del 2005” … “”.

“Carrozzeria Bertone è tecnicamente morta il 31  dicembre del 2005″ … alla  fine  del  2005,  quando  andò  in   esaurimento l’ultima  delle  commesse “storiche” di  Carrozzeria  Bertone (la  Commessa  Opel Astra  Cabrio) avendo integralmente  perso il  proprio  capitale  sociale,  gli organi  della  società avrebbero  dovuto  deliberare lo  scioglimento della  società per  sopravvenuta impossibilità di conseguire l’oggetto  sociale. Invece proseguirono  indisturbati  sino al 2000…”
E’ quanto  è  scritto in  una relazione  riservata inviata  ai  3 Commissari  Straordinari  di  Carrozzeria  Bertone  Spa  in AS  (Prof. Avv. Stefano Ambrosini, Avv. Vincenzo Nicastro e Dott.  Giuseppe  Perlo) e  per   conoscenza  al P.I.  del  Tribunale  di  Torino Dott.  Premoselli.  Nel  documento è  indicata l’azione  cautelare  da  promuovere nei  confronti  degli  amministratori di  Carrozzeria  Bertone e  la  richiesta  di  sequestro  conservativo per l’importo  di 44.572.893,00  di Euro, contro Ermelinda  Cortese ved. Bertone, Dott.ssa Barbara  Bertone, Dott.  Michele  Blandino, Arch. Marie  Jeanne Bertone, Dott.  Vincenzo Tutino, Avv. Vito Truglia, Lilli Bertone e  Dott.  Reviglio (tutt’ora  ancora in  corso  un’indagine  penale a  carico  degli  ultimi  tre).
 
La  crisi della  Bertone però  ha  radici  ancor  più lontane. Prosegue  la  relazione:
“…la  crisi  di  Carrozzeria  Bertone  ha  radici  lontane e  risale agli anni  immediatamente successivi  alla  morte del  fondatore  Nuccio  Bertone (avvenuta  nel  1997)  nel  corso  dei  quali  si  registra una  drastica riduzione  del  fatturato  della  società. Al  riguardo  basti  pensare che  nel  corso  dell’esercizio  1999 la  gestione  caratteristica di Carrozzeria  Bertone ha  registrato  perdite per  oltre  55 miliardi  di  Lire (a  fronte  degli  8,8 miliardi dell’esercizio 1998 e  dei  6,7  miliardi dell’esercizio  1997) a  cui  si  è  accompagnato un  esubero di  circa  700 operai e  40  impiegati (pari  circa  alla  metà  dei  dipendenti che  allora  erano  in  forza alla  società).  In  tale  difficile contesto i  soci  dell’allora  Carrozzeria  Bertone  decidono  di  “mettere  in  salvo” il  cospicuo  patrimonio  immobiliare della  società  conferendo in una newco (che  prenderà  il  nome  di  Carrozzeria  Bertone)  tutta la  rischiosa  attività operativa e  lasciando  invece  in  capo  alla  società  conferente (che  muterà  la  propria  denominazione  in  Bertone  Spa) l’intero  patrimonio immobiliare. E’  l’iniziio della  crisi di  Carrozzzeria  Bertone … le  ricadute di  atle  tipo  di  gestione non  hanno  tardato  a  manifestarsi. A  partire  dal  1997 la  società  infatti  non  è  più  riuscita,  salvo  marginalissimi lavori  di  verniciatura ed  ingegneria e  la  micro  commessa MINI COOPERS (per  sole  2000  unità a  fronte di  un  break-even point  di  circa  30.000) ad  acquisire  nuove  commesse. In  questo  lunghissimo arco  temporale  di  10  anni,  Carrozzeria  Bertone è  stata gestita per  anni  sulla  base  di  mere  aspettative (nei  fatti  puntualmente disattese) e  con la  cieca  ed  irrazionale fiducia che  “la  strategia  di aspettare  gli  eventi” (questa  l’espressione usata da  Barbara  Bertone nella  lettera  indirizzata  ala  madre del  6.12.2007) potesse portare miracolosamente con  sè  qualche  nuova  opportunità di  lavoro… l’organo  gestorio  della  Bertone  Spa  (originariamente  composto dalla Fam.  Bertone,  madre  e  figlie) ha  omesso  di assumere iniziative,  dapprima finalizzate ad  impedire la progressiva  inattività della  Carrozzeria e,  successivamente, ad  evitare che  tale  inattività fosse  portata ad  estreme  conseguenze non  attivandosi, malgrado  delibere in  senso  contrario, per  promuovere  procedure  concorsuali,  con  relativo  danno  per  la Capogruppo …”.
Ma voi   direte: “che ce frega a noi … Bertone se l’è comprata FIAT. Dove sta il problema?”
Infatti non c’è alcun problema. Anzi. Plausi a Marchionne e Board che han messo a segno un’altro colpo gobbo. Un’ affare coi controfiocchi.
Il Dott.  Fabrizio Torchio,  consulente  incaricato  dalla Procedura (sulla  base  delle  ricostruzioni  contabili e  osservazioni svolte  personalmente e da  alcuni  soci  di  minoranza come la  Fam. Gracco De  Lay) ha  osservato circa le  pesanti  svalutazioni delle  immobilizzazioni materiali da  operare:
“In Bertone e Carrozzeria Bertone …la  gran  parte dei macchinari risulta  di  dubbia servibilità,  fatti  salvi l’impianto  di  verniciatura, quello  di  traslazione  delle  schocche e  la  centrale  termoelettrica…  il  valore delle  attrezzature site  nel  capannone deve  con ogni  probabilità considerarsi pari  al  prezzo del  metallo  recuperabile…”.
 
Meno  male  che nel board di FIAT siede pure  Mr. Ratan  Tata. Come si suol dire a Bombay non van mai disprezzati i “ferri vecchi” (almeno non mancherà    la  materia prima per le acciaierie di Mr. Tata).
 
 

(*) Tata è il multimiliardario indiano che  controlla Tata Motors e  Tata Group, che  s’è  comprato Jaguar  e  Land  Rover. Aveva fatto pure lui un pensierino a Bertone  Spa  e Carrozzeria  Bertone  Spa  ma quando i suoi consulenti gl’han esplicato i valori degli assets ha cambiato subito idea). Mr. Tata è proprietario anche di Tata Steel (una delle acciaierie più importanti del pianeta).

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Donalleg 2 ottobre 2009 18:49
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Per Teogtv

In un’economia GLOBALE le sfide commerciali si vincono con la QUALITA’ e non con il PROTEZIONISMO.
Non si può impedire agli altri di competere con i loro prodotti, specie se sono migliori o più economici a parità di prestazioni.
Per quanto mi riguarda non ho intenzione di continuare a tassarmi per mantenere Montezemolo e Marchionne e le loro ambizioni.

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