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Fiat, Marchionne: ultimatum ai sindacati

Fiat, Marchionne: ultimatum ai sindacati

Marchionne discute col ministro del lavoro Sacconi e coi sindacati

da in Fiat, Mondo auto, Sergio Marchionne
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    Marchionne ha confermato il piano di Fabbrica Italia , così come aveva chiesto il Ministro Sacconi. L’ad di Fiat ha risposto in modo positivo, ma ha chiesto una disponibilità totale. “Siamo l’unica azienda ad investire 20 miliardi nel Paese, una cifra pari quasi a quella della Finanziaria. Ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare”. Poi risponde in merito alle accuse di qualche esponente dei sindacati: “Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell’azienda, perché dobbiamo decidere se avere un settore auto forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri”.

    La Cisl, col segretario generale Raffaele Bonanni, risponde dicendo che “Ci vuole un sì, senza se e senza ma. Marchionne faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell’investimento rimarranno nelle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito”. Epifani, Cgil, aggiunge: “Nessuno vuole una conflittualità permanente. Il sindacato ha contribuito a salvare il gruppo ed abbiamo assoluto interesse all’investimento, a lavorare insieme a questo obiettivo senza carri armati”.

    Ma sullo sfondo del tavolo torinese resta la possibilità della disdetta del contratto dei metalmeccanici alla sua scadenza. Il ministro Sacconi vuole anche che si apra un tavolo di trattative sul futuro di Termini Imerese. Le parole de ministro sono chiare: “Il governo continuerà il percorso in atto sulla reindustrializzazione di Termini Imerese e le parti saranno convocate, di intesa con la Regione Sicilia, entro il 15 settembre, per discutere di tutte le proposte che Invitalia sta esaminando”.

    Epifani rincara la dose e dice di non avere sentito di fatti nuovi ma solo di parole.

    Non solo, aggiunge il segretario generale della Cgil, ma non è confermata nemmeno la volontà di mantenere gli impegni assunti a Palazzo Chigi. Per quello che riguarda, poi, lo stabilimento di Mirafiori, non ci sono nè gli uni nè gli altri. La speranza è che il governo non se ne lavi le mani, lasciando il futuro del lavoro sempre incerto. Neanche la città di Torino è al sicuro per il mantenimento degli impianti, visto che la Serbia sarà la sede per la produzione di molte autovetture.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN FiatMondo autoSergio Marchionne Ultimo aggiornamento: Domenica 05/07/2015 10:20

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