Fiat: Marchionne vuole flessibilità

Fiat: Marchionne vuole flessibilità

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    Sergio Marchionne

    Il guaio, la poca flessibilità, potrebbe essere questa l?essenza dell?intervento dell?Amministratore Delegato Fiat, Sergio Marchionne, intervenendo nel dibattito all?interno di una conferenza organizzata dal Ministero del Lavoro.

    Del resto che in Italia si faccia molta confusione fra flessibilità e precarietà è cosa nota, il fatto che ci si misuri col mercato con una mentalità poco al passo coi tempi è vero, ma l?intervento stigmatizzato da uno dei vertici più importanti del marchio torinese pare fare luce su un ambito, quello del lavoro, che generalmente viaggia a velocità diversa con quelle che sono le istanze dei lavoratori e delle loro aspettative e di parte della stessa classe politica italiana.

    ? Il mercato, ha detto Marchionne, non aspetta i tempi lunghi ed estenuanti di una trattativa per richiedere un sabato di straordinario o un maggiore utilizzo degli impianti. La cultura dell?immobilismo fine a se stessa non risolve assolutamente niente; se continuiamo a camminare piano e con i paraocchi in un mondo che va veloce, nella migliore delle ipotesi arriveremo tardi e ci giochiamo un bel pezzo del nostro futuro ?.

    Che la politica del numero uno di Fiat, sia stata mediata fra le esigenze del gruppo industriale e quella dei lavoratori non è un segreto per nessuno, perché si possono fare tutti i discorsi che si vogliono, si possono invocare concetti di un passato e di una certa visione politica che divideva l?imprenditoria e chi vi lavorava in ?servi e padroni?, si può invocare una più giusta equità sociale e una riorganizzazione del mondo del lavoro che azzeri i rischi di incolumità di chi vi opera, si può sperare in un adeguamento delle retribuzioni in linea con le esigenze della popolazione, anche per rilanciare i consumi della nazione dallo stato sempre più asfittico in cui si trova, ma a Sergio Marchionne va dato atto che, nella riorganizzazione industriale della prima industria in Italia ereditata con 3 miliardi di euro di esposizione debitoria nei soli confronti delle banche e risanata quasi del tutto, ha cercato di mediare, nel possibile, gli interessi di tutti e il passaggio a questa rinascita non è stato per una politica tutta lacrime e sangue come di solito si è soliti fare e forse sarebbe stato anche più facile in queste situazioni d?emergenza, tutt?altro; la Fiat, come ha ricordato lo stesso Marchionne, ? si è impegnata a non chiudere nessuno stabilimento in Italia e questa è una promessa che rimane?.

    Ma se all?Italia, al mondo del lavoro, allo sviluppo del Paese si vogliono far fare passi avanti o, addirittura, non si vogliono far compiere passi indietro, non si può nascondere il ruolo centrale che deve avere la flessibilità all?interno di un sistema dove il lavoro è la piattaforma su cui edificare tutto il resto.

    Una conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto diversi siano i concetti di precarietà e flessibilità,ce la da, ancora una volta il numero uno di Fiat,paladino convinto dell?importanza del processo di adattabilità, elasticità, duttilità, insomma, ancora una volta chiamiamola, col suo nome, flessibilità nel mondo del lavoro e i dati che Marchionne fornisce danno sicuramente ragione al suo modo di vedere le cose. ?Nel 2007, ha detto il vertice Fiat, l?azienda ha assunto oltre 30 mila persone nel mondo e ha trasformato 4.500 contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, quasi la metà delle assunzioni ha riguardato l?Italia e gli altri Paesi europei in cui il Gruppo è presente e, sempre nel 2007, la Fiat ha creato anche posti di lavoro per mille apprendisti; sono giovani, ha aggiunto Marchionne, ai quali non abbiamo dato solo una prospettiva di lavoro duratura, ma anche un percorso di formazione e di qualificazione professionale, la crescita produttiva nel piano di sviluppo che Fiat sta seguendo, ha concluso Marchionne, ha avuto ed avrà ricadute positive sul piano occupazionale in tutta Europa ?.