Fiat Pomigliano: con la FIOM ancora crisi

Tra Fiat e Fiom-Cgil ancora maretta per il rinnovo del contratto di lavoro che riguarda i metalmeccanici di Pomigliano d'Arco

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    Fiat e Pomigliano ancora in crisi per i lavoratori che dovrebbero produrre la Panda per tutta Europa. Non si trova l’accordo solo per la sigla sindacale che fa capo alla CGIL, vale a dire la Fiom. Per bocca del suo presidente, Maurizio Landini, il suddetto sindacato non ne vuole sapere di firmare l’accordo secondo il nuovo tipo di contratto di lavoro in quanto, secondo Landini, si tratterebbe di un contratto capestro che cozza contro diverse leggi dello Stato, prime fra tutte la Costituzione.

    Il diritto individuale di aderire a uno sciopero, continua il presidente Fiom Landini, sancito dall’articolo 40 della Costituzione, diviene oggetto di provvedimento disciplinare fino al licenziamento. Per questo sembra si debba arrivare al muro contro muro, fra la Fiat e la CGIL. Infatti, quest’ultima, è la sola sigla sindacale a non avere sottoscritto l’accordo per lo stabilimento di Pomigliano, mentre tutti gli altri sindacati hanno aderito al piano di Marchionne.

    Si è messo di mezzo anche il Presidente del Senato, Schifani, che ha ribadito il fatto che “Pomigliano non deve chiudere. Non può e non deve prevalere la logica dei veti incrociati. Non è più il tempo del no e della fuga”. Per fare ciò, serve uno sforzo da parte di tutti, parti sociali, azienda, Governo. Proprio quest’ultimo, per bocca del Ministro Sacconi, si dice ottimista e convinto che ci siano le condizioni per realizzare l’investimento della Fiat a Pomigliano. Lo stesso ministro Maurizio Sacconi ha rinnovato un appello al segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, affinché non si comprometta, in alcun modo, la straordinaria opportunità per lo stabilimento.

    La Fiat ha sottoposto ai sindacati dei metalmeccanici un nuovo documento nel quale è stato aggiunto un 16° punto, relativo alla istituzione di una commissione paritetica di raffreddamento sulle sanzioni, come richiesto dai sindacati. Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno firmato il nuovo documento, integrato, presentato dal Lingotto. La Fiom, invece, ha confermato il suo no. E’ stata inoltre stabilita la data del referendum tra i lavoratori: si terrà martedì 22 giugno, con la speranza che vada tutto liscio.