Fiat, sceglie la Cina

Fiat, sceglie la Cina

la discrepanza a seguito della globalizzazione dell'offerta di lavoro in tutto il pianeta

da in Ford, Mondo auto
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    Fiat Palio

    Un’azienda, come si sa, deve trarre quanto più profitti possibili, generando quanto meno costi ipotizzabili; e, su questo criterio economico, si basa anche la politica aziendale di Fiat che sta, concretamente valutando, la possibilità di spostare i suoi stabilimenti dal Brasile, alla più conveniente Cina.

    Ad alimentare lo scenario, vi sarebbero tutta una serie di dichiarazioni rilasciate dai vertici aziendali, seguite da una serie di visite verso il Paese della Grande Muraglia, che confermerebbero il dato secondo il quale, il risparmio sul costo del lavoro che ne deriverebbe alla più grande Industria italiana, sarebbe a tal punto conveniente, da giustificare un simile trasloco.

    Il primo modello di auto che verrebbe coinvolta in questo trasferimento sarebbe la Fiat Palio, dove parrebbe anche, che a generare gli alti costi industriali che inciderebbero sul prezzo finale della vettura, non sia soltanto il costo del lavoro, quanto anche l’incidenza dei costi di trasporto della Palio, laddove verrebbe esportata.

    Una politica, per’altro, già attuata anche dai costruttori del Nord America, pensiamo a General Motors, che importa la Chevrolet Aveo direttamente dalla filiale coreana della Daewoo, ma che, contestualmente, una vettura quasi sovrapponibile a quest’ultima, potrebbe essere prodotta in uno stabilimento di Shanghai e, nella sostanza, alla Casa automobilistica americana, conti alla mano, converrebbe optare per la Cina, piuttosto della già convenientissima Corea. Stessa identica politica attuata dalla Ford che ha deciso di trasferire parte dei suoi stabilimenti, guarda caso, in Cina anch’essa.

    Il risultato apre scenari inquietanti sul futuro del lavoro nel nostro pianeta, con aree in cui l’offerta di occupazione, non sempre specializzata, risulterebbe altissima e altre dove potrebbe assottigliarsi al punto da mancare del tutto.

    L’ennesimo effetto della globalizzazione che non sempre è portatrice di innovazioni positive e raggiungimento di quell’ideale di benessere da più parti ventilato, soprattutto nel passato. La soluzione potrebbe essere ricercata in una piattaforma universale che prevedesse retribuzioni più o meno uguali in ogni parte del mondo, tale da scoraggiare queste migrazioni di stabilimenti da un Continente ad un altro. Ma, questa, è un’altra storia.

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