Fiat: scivolone in Borsa, ma il problema è globale

Fiat: scivolone in Borsa, ma il problema è globale

Fiat: scivolone in Borsa, ma il problema è globale

da in Fiat, Mondo auto, Salone di Ginevra 2017
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    Siamo così abituati a celebrare i fasti di Fiat che se per qualche giorno Piazza Affari penalizza il celebre marchio avvertiamo un senso di imbarazzo nel constatarlo.

    Il problema è che non è Fiat in difficoltà, anche se gli indicatori, impietosamente, collegano il titolo del Lingotto con quello di Alitalia per sottolineare un ribasso quantificato per la Casa automobilistica in un -5 e per la Compagnia di bandiera nazionale in un -7 .

    Ma si diceva che il problema non è tanto di Fiat quanto della congiuntura economica che sta investendo il Paese, palesata con un brusco calo delle immatricolazioni nel mese di febbraio e ciò, nonostante gli incentivi che anche quest’anno sono stati riconfermati e il titolo al ribasso di Fiat negoziato a 13,29 euro, dopo essere passato a 13,21%, è il più basso dal 13 ottobre 2006, quando si è andati ancora più giù.

    Ascrivere questa crisi del titolo a responsabilità del management dell’azienda sarebbe paradossale, né dovrà colpire il fatto che la contrazione del valore riscontrato stride non poco con i programmi ottimistici dell’Amministratore Delegato Sergio Marchionne che ipotizza una risalita delle vendite di auto per tutto quest’anno, invece, ciò che gli indici ci dicono è che le vendite di auto per la Casa torinese sono diminuite dell’8% nel mese di febbraio, addirittura peggio del mercato automobilistico globale assestatosi a -3,91% .

    Tutte situazioni reversibili sicuramente, che risentono di almeno due fattori importanti; l’aumento del costo del greggio, balzato a 104 dollari al barile e la conseguente congiuntura economica negativa di questo periodo destinata ad aggravarsi dopo l’estate per effetto della recessione che investirà il Vecchio Continente dopo quella più importante che in questo periodo sta interessando i mercati d’oltreoceano, destinata, ahinoi, a riverberarsi anche dalle nostre parti.

    L’ago della bilancia, comunque, sulla situazione del mercato automobilistico e, per quello che ci interessa più da vicino di Fiat, lo offrirà il Salone di Ginevra, a pieno ritmo in questi giorni e lì si sono registrate le prime reazioni dell’AD del marchio torinese che ha un po’ smorzato quegli entusiasmi iniziali che aveva fissato negli obiettivi del 2008 una reiterata ripresa, come accennato. Ai microfoni dei cronisti, Marchionne, ha sottolineato, con la cura e la precisione di un vero manager, la situazione non tanto del Gruppo automobilistico ma dell’intera economia del Paese.

    «Il 2008 non sarà un grande anno, ha esordito Marchionne, Il problema italiano è collegato all’instabilità che c’è in giro fino a quando non si risolve la questione politica e quindi del Governo del Paese c’è una grandissima incertezza. La situazione americana non sta certo aiutando nessuno, anzi crea nervosismo e incertezza dappertutto.

    Finchè gli Usa non troveranno una base su cui ripartire, non facciamo niente».

    Un esordio importante da parte del numero uno del Lingotto che evidenzia in una battuta tutta la difficoltà che sta alla base dell’economia del Paese, dove incertezza, paura, timore di venti recessionistici, minano le scelte degli italiani o li costringono ad una contrazione netta dei consumi che non riguarda certo solo il mercato dell’auto.

    In coda all’intervento del vertice Fiat riportiamo la sua dichiarazione rilasciata in conferenza stampa riguardo le eventuali nuove collaborazioni di Torino con altri marchi. “Il tavolo è sempre aperto – ha spiegato Marchionne – e siamo ad un punto abbastanza avanzato con alcuni partner». Sdrammatizza con un sorriso la mancata partecipazione che forse ci si aspettava da Fiat con Tata dopo la quasi certa acquisizione da Ford dei marchi Land Rover e Jaguar; «Gli faccio tantissimi complimenti, ha detto il manager torinese.

    E a proposito della nuova Fiat 500, Marchionne dichiara che, «Siamo già arrivati a 170 mila ordini e la produzione arriverà a 190 mila unità all’anno forse già nel secondo trimestre di quest’anno» Ed infine, circa le apprensioni su un eventuale rilancio dello stabilimento di Termini Imerese, in provincia di Palermo, dopo le alterne vicende che hanno caratterizzato l’unità produttiva, Marchionne mette in risalto che «l’impegno è quello di continuare a produrre la Ypsilon e lo faremo». Insomma, ci pare di capire che, nonostante la congiuntura negativa che investe il mercato e l’intera economia italiana, della quale come si è visto Marchionne ha rilevato tutta la drammaticità del momento attuale, lo sforzo di continuare quel processo di rinascita della prima industria italiana c’è tutto, una crescita che non è di certo avulsa dalle condizioni dell’economia italiana e, in generale dell’intero pianeta e questo è sicuramente un fatto importante, perché Fiat, lungo tutta la sua storia, ha partecipato, nel bene o nel male, all’economia del Paese e individuare nella grande azienda un termometro della situazione generale della nazione, con tutti i suoi conflitti, anche sociali, non può che essere un sistema ragionevole.

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