Motor Show Bologna 2016

Fiat: Termini Imerese, questione spinosa

Fiat: Termini Imerese, questione spinosa
da in Fiat, Mercato Auto, Mondo auto, Sergio Marchionne
Ultimo aggiornamento:

    Lavoratori-sciopero-Termini-Imerese

    Stride e non poco l’idea di un’azienda che magnifica alleanze, stringe accordi ed è pronta a nuove joint venture con mezzo pianeta ma non riesce a colmare le beghe interne con la propria forza lavoro; parliamo di Fiat .

    Parliamo di Fiat e delle dichiarazioni di Sergio Marchionne rilasciate una settimana fa a Palazzo Chigi in un tavolo cui hanno preso parte diversi esponenti politici locali, sindacati compresi, con la supervisione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un incontro che per una parte dei dipendenti Fiat, quelli più lontani in Italia dalla sede dell’azienda, stiamo parlando dei dipendenti di Termini Imerese in provincia di Palermo, si è rivelata foriera di grande preoccupazione.

    Termini Imerese con il suo stabilimento alle porte di Palermo è da un po’ di tempo in qua nell’occhio del ciclone da parte della Casa madre probabilmente perché ritenuto poco strategico per il proseguo della produzione del marchio italiano, vista l’endemica mancanza di infrastrutture atte a legare il Sud d’Italia con il resto della penisola.

    La fabbrica dei sogni

    Ma forse la decisione di concludere la vita dell’intero comparto produttivo siciliano con la vita stessa dell’attuale modello della Lancia Ypsilon giunta a fine carriera, per quanto riguarda l’attuale versione, con la trasformazione dell’unità produttiva in una fabbrica non si capisce di cosa, forse di sogni…. lascia margini per pensare che nelle intenzioni dei vertici Fiat ci sia quella di chiuderlo definitivamente lo stabilimento, il che significa mandare a spasso migliaia di famiglie non soltanto alle dipendenze di Fiat ma dello stesso indotto.

    palermitani brava gente! “

    Da qui le proteste vivaci dei dipendenti scesi in sciopero e con tutta l’intenzione di non retrocedere di un passo dalla protesta almeno fino a quando non avranno la certezza di tornare al lavoro anche oltre il 2011 . Una giusta rivendicazione la loro, non foss’altro perché chi in Sicilia si è visto occupare il territorio da fabbriche e infrastrutture gigantesche come si confà agli stabilimenti industriali del settore metalmeccanico e a suo tempo, persino a spese della collettività, non può accettare di buon grado l’idea che, mutatis mutandis, si volti pagina e si costruisca altrove e i palermitani che si inventano adesso?

    Quattro milioni di auto, scusate se è poco…

    Vero è che l’insana abitudine di delocalizzare ha interessato negli ultimi tempi anche il colosso italiano e che la forza lavoro polacca, dove si costruisce la nuova Fiat 500, ad esempio, costa la metà se non addirittura ancor meno di quella italiana, ma vorremmo fare appello proprio a quel bisogno di “ mantenere le radici italiane “ tanto invocate dallo stesso Marchionne al quale, forse, occorrerebbe ricordare che la Sicilia, fino a prova contraria, fa sempre parte dell’Italia nonostante in tempi lontani qualcuno la volesse disarticolare dal resto del Paese.

    Certo non manca una grande responsabilità di una politica sorda e ottusa nei confronti del Meridione lasciato privo di quelle infrastrutture basilari che hanno consentito che il sud d’Italia, se staccato dal resto del Paese, avrebbe un Pil da terzo mondo, lo disse a suo tempo la Banca d’Italia ma, tornando a Fiat, i nuovi modelli che il Lingotto si appresta a portare sul mercato sono tanti e diversificati e non si può non tener conto che proprio a Termini Imerese, dalla costituzione dell’unità produttiva, sono state sfornate oltre 4 milioni di vetture che circolano in ogni parte d’Italia e d’Europa.

    Obama docet!

    Possibile non riuscire a trovare una soluzione per evitare di collassare mezza parte dell’isola immaginandola priva dello stabilimento Fiat; ci sta provando la Regione Sicilia, mettendo sul tavolo 250 milioni di euro per cercare di rilanciare, immaginiamo, l’ammodernamento nell’ambito di un piano industriale che, come ha detto l’assessore all’Industria della regione Sicilia, Marco Venturi, al termine di un incontro tra esponenti regionali e sindacati “La Regione Siciliana si impegna a rimettere 250 milioni di euro che sono spariti dal cosiddetto piano A, istituendo al contempo dei tavoli regionali e nazionali per avere un rapporto diretto con la Fiat.”.

    Non siamo più in pieno liberismo economico, le industrie in un periodo di grande crisi economica e dell’auto ,nello specifico, non possono più essere scollegate dallo Stato, Obama qualcosa ci ha insegnato e, visto che lo Stato siamo tutti noi, non possiamo neanche pensare che diventiamo Stato quando siamo chiamati in causa per sanare le falle del sistema e torniamo individualisti quando si devono raccogliere i frutti ed i benefici prodotti……

    854

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN FiatMercato AutoMondo autoSergio Marchionne

    Motor Show Bologna 2016

     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI