Ford GTX1, una roadester ammantata da squallida ipocrisia

La Ford magnifica l'ipocrisia con un modello riservato ad una classe di privilegiati

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    Ford GTX1

    Questo mese, al massimo il prossimo, dovrebbe consacrarsi il debutto di un’importante roadester della Ford, la GTX1. L’interessante modello è stato costruito in edizione speciale, già esposto lo scorso anno, al SEMA ‘2005.

    La GTX1, si caratterizza per la soluzione adottata del tetto interamente asportabile che mette a nudo i due posti secchi e, una volta chiusa la vettura, diventa una comoda coupè.

    L’auto si distingue, dalle altre similari sul mercato, per l’adozione di un motore “spaventoso” di 5,4 litri a 8 cilindri con, addirittura, 650 cavalli di potenza; l’adozione anche di grandi cerchi in lega che conferiscono un design, contestualmente al corpo vettura, molto accattivante e dai colori di sicuro impatto visivo, fanno il resto.

    Ma, il significato di quest’auto, ha una “nobile” (!) missione che avrebbe dovuto essere citata immediatamente, ma così non è stato, per espressa nostra volontà. Su iniziativa di Ford, infatti, il 20% del ricavato delle vendite di quest’auto andrà a favore dei bambini sfruttati, immaginiamo dell’America latina, per cui, chi acquisterà la GTX1, avrà il privilegio di far dirottare una parte importante dell’importo di vendita a favore di questi esseri.

    Ma siamo troppo smaliziati per abbracciare con entusiasmo tali iniziative che hanno il sapore del buonismo spicciolo e di mera ipocrisia, quando giungono da aziende e, pertanto da uomini, tanto distanti da quelle che sono le vere istanze sociali, quando l’evidenza ci palesa, invece, l’attaccamento al potere e alla ricchezza, di pochi, a danno di molti.

    Non dimentichiamo la politica della Ford verso le proprie maestranze, non scordiamoci il disinteresse sociale verso i bisogni del Paese, quando si tratta di risparmiare sul prodotto finito e realizzare guadagni smodati, portando le aziende altrove e, comunque, fuori dalla propria nazione; non scordiamo l’enorme divario del capitalismo a tutto detrimento della giustizia sociale e tanto sperequato rispetto ad un senso, neppure accennato, a quella eguaglianza collettiva, tanto sbandìdierata ma mai praticata, cui si associano troppo spesso Governi complici e quanto mai animati da ben altre motivazioni che di umanitario non hanno neanche il nome.

    Pertanto, per finire, riconosciamo, anche in quest’iniziativa, l’ennesimo insulto verso chi davvero soffre e patisce persino i morsi della fame e chi si arricchisce, anche, in nome di quest’ultima. Accostare a certi modelli, frutto di un consumismo e di un benessere ributtante, come quello rappresentato da quest’auto, con la vera disperazione di chi soffre, è semplicemente una provocazione inaccettabile