Futuro del pianeta: scenari inquietanti

Futuro del pianeta: scenari inquietanti
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    I cambiamenti climatici, i tanti problemi coi quali dover fare i conti nei prossimi venti anni

    Ogni epoca storica ha visto i cambiamenti che si sono succeduti da un secolo ad un altro, con la differenza che in era preindustriale era difficile assistere a modifiche sostanzialì ed apprezzabili del mondo da un paio di generazioni ad un altra, mentre in epoca moderna e soprattutto attuale, modificazioni dell’ambiente, climatiche, in ambito alla qualità della vita e del nostro habitat, sono all’ordine di un quinquennio, motivo per cui, nell’ipotizzare un altro mondo, migliore o peggiore dell’attuale, toccherà all’uomo stabilirlo, si fanno pronostici quanto mai prossimi e così, si cerca di immaginare quale futuro a medio termine ci aspetta e, specificatamente, in che mondo andremo a vivere noi e i nostri figli, nel 2030?

    Stavolta, a tratteggiarci scenari futuri e quanto mai attendibili, ci pensa lo scrittore Ray Hammond che in un rapporto prova ad ipotizzare cosa aspetterà al pianeta di qui ai prossimi vent’anni, o giù di lì e nel farlo si affida a PlasticEurope, un’associazione che raggruppa quelle aziende specializzatesi nel settore della plastica e dei polimeri e loro derivati.

    Certo è una previsione un po’ settoriale e, se vogliamo, di parte, tant’è che nel rapporto presentato si fa riferimento solo a questo materiale ed ai suoi ricavati, ma risulta interessante, tuttavia vedere come, essendo la plastica e i polimeri parte integrante del nostro mondo industrializzato, sarà l’ impatto ambientale che essi avranno nell’equilibrio del sistema terra, a determinare le sorti del pianeta.

    Uno studio del rapporto che non tralascia di indagare lo sviluppo tecnologico riservato al genere umano, che dovrebbe procedere alla stessa velocità cui siamo abituati ai giorni nostri e che anzi sarà destinato persino ad aumentare con lo stesso ritmo che contraddistingueva quello della metà del secolo scorso dove, però, si dovranno fare i conti col clima, destinato a cambiare ancora più rapidamente ed improvvisamente, incidendo, quasi sicuramente negativamente, sulla qualità della nostra vita di tutti i giorni.

    Ma non sarà solo il clima ad interferire sulla nostra esistenza, anche l’esplosione demografica, ormai quasi inarrestabile, coi suoi 8 miliardi di uomini e donne, ipotizzate in futuro, a popolare il pianeta, aprirà nuovi scenari, anche inquietanti. Sarebbe lunga la trattazione se parlassimo anche di situazioni a fosche tinte che tracciano, drammaticamente, i risultati di carestie e catastrofi climatiche in zone del mondo caratterizzate da ampie fette di povertà assoluta e relative migrazioni bibliche verso Paesi più fortunati come il nostro Occidente, in generale, per cui, meglio soffermarsi sui fatti, realmente, ipotizzabili.

    C’è anche qualche notizia che potrà rallegrarci, pensiamo all’ulteriore allungamento della vita media, che già attualmente, non ha eguali nella storia dell’uomo, al progresso esponenziale della medicina, cui si contrapporrà l’atavica fame di petrolio che ancora avremo, non essendocene del tutto affrancati, presumibilmente, neanche da qui ai prossimi venti anni e costituendo per la nostra civiltà, l’anello debole su cui è costretto a transitare il progresso tecnologico, visto che gli scenari di metà del nostro secolo, prevedono aumenti del costo del greggio, in misura esagerata e ciò inciderà pure su tutti i suoi derivati cui continueremo ad essere sempre dipendenti.

    Ma se non tutti i guai vengono per nuocere, immaginiamo che questo fatto ci costringerà a costruire, ad esempio auto, sempre più leggere che, anche per questo, godranno di più basse emissioni inquinanti ma che saranno tanto gestiti dall’elettronica da essere persino “intelligenti” , ciò, a tutto vantaggio della sicurezza stradale, tanto per citarne una. Così come diversa sarà la logica costruttiva delle metropoli, dove accedere nel loro cuore, continuando a viaggiare in auto, diverrà un’azione appartenente al passato, visto i pesanti ticket e divieti di ingresso che vigeranno nei centri delle città.

    Insomma, uno scenario in chiaro scuro che, se per un lato, potrebbe migliorarci la nostra vita, dall’altro dovrà fare i conti con un ambiente che rischieremo di riconoscere sempre meno, trovandolo anche più aggressivo nei nostri confronti cui doversi abituare per studiarlo e comprenderlo al meglio con lo scopo di vivere noi stessi, una qualità della vita accettabile, nel rispetto di ciò che ci circonda; altrimenti il prezzo da corrispondere, stavolta, potrebbe essere quel disadattamento che spesso si paga con le malattie, anche le più gravi e non solo….

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