Il Codice della Strada del Vaticano

Il Codice della Strada del Vaticano

Norme, Diktak, proclami quaesto la sorta di Codice della Strada del Vaticano

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    Una sorta di Codice della Strada è stato promulgato dal Vaticano

    Si fa sentire la Chiesa Romana e così, dopo le prese di posizione contro i D.I.C.O., i contraccettivi, la scomunica facile per quei brasiliani rei di aver commesso o facilitato l’aborto, tocca anche l’auto e ai suoi guidatori, passare per il giudizio pontificale.

    Segni della croce prima di ogni viaggio, salutari razioni di recitazione di Rosario durante tutto il viaggio o parte di esso, i primi consigli che sembrano più dei dettami, del Papa e del suo seguito che delle vere e proprie linee guida. E, nella lunga lista dei comportamenti scorretti che l’auto induce a compiere, non mancano i proclami contro questo mezzo capace di soverchiare il prossimo, indurre a bestemmiare alla guida e agevola il rimorchio delle… prostitute.

    Perché il manualetto di 58 pagine che contiene la guida spirituale redatto dal Consiglio Pontificio per la Pastorale dei migranti e degli itineranti, è una cosa molto seria e non da poco, una sorta di vero e proprio Codice della Strada del Vaticano e come un Codice che si rispetti, è diviso in quattro parti: viaggiatori, prostitute, bambini senza famiglia e barboni.

    Una sorta di grido d’allarme sul malcostume dilagante di tutti coloro che utilizzano la pubblica via per dar sfogo ai peggiori istinti di cui sono capaci e in questa sorta di monito per l’umanità a quattro e due ruote, non si salvano in molti; troppi, a diverso titolo, sono additati come bestemmiatori, prepotenti, egoisti e violenti e l’auto, parrebbe di capire, o la moto, è vista come una sorta di protesi individuale e strumento di morte quando è usata con gli istinti bestiali di cui l’uomo è capace.

    Ecco che la speranza è riposta nel ricorso agli intercessori celesti e alla presenza di Dio che protegga i nostri viaggi, non senza averlo prima invocato con il segno della croce e il rosario di cui sopra. Del resto, dati alla mano, di protezione sulla strada ce ne vuole tanta, se nel solo anno 2.000 sono morte più di 1 milione di persone per incidenti stradali. E da qui il passo è breve per prendersela con tutti quegli automobilisti che non si attengono scrupolosamente alle regole della strada.

    Magari potessimo godere realmente di questa protezione divina, per sopportare le lunghe code ai caselli delle autostrade incompiute da secoli, magari potessimo resistere dalla tentazione di bestemmiare davanti a percorsi di guerra cui sono ridotte certe arterie stradali, magari potessimo stare vigili e attenti di fronte ad incompiute,grandi e piccole opere stradali, promesse in occasione delle elezioni nel nostro Paese e mai realizzate.

    D’accordissimo, puniamo severamente tutti coloro che usano l’auto, o qualsiasi altro mezzo, in modo scriteriato e criminale, ma cominciamo anche a considerare alla stessa stregua chi ha il mandato conferitogli dal popolo per eseguire le opere necessarie per rendere sicure le strade e non lo fa. Additiamo quelle Amministrazioni Locali e non, che con la scusa della Sicurezza Stradale, vessano gli automobilisti con sanzioni continue comminate da Autovelox e altre diavolerie elettroniche posizionati senza alcun criterio con l’unico obiettivo di far cassa. Puniamo quegli automobilisti che caricano le prostitute in macchina, ma solo se arrecano pericolo alla circolazione e non per l’atto in sé, partendo dal presupposto che ognuno è libero di fare ciò che vuole se questo non arreca danno e limita la libertà del prossimo.

    E, vista la propensione facile alle scomuniche, perché non scomunicare quei rappresentanti delle Istituzioni inadempienti, complici impuniti di tante stragi nelle strade per l’incuria in cui versano le stesse, stante il disinteresse delle Istituzioni per la cosa pubblica.

    E se l’auto è spesso un mezzo per ostentare il proprio status, grave peccato per il Vaticano, perché lo stesso non acquista dalla Fiat, la prossima 500, che tutto si potrà dire, meno che di segno di opulenza possa trattarsi; si darà l’esempio, a noi reiterati peccatori, di semplicità e di sprezzo per il superfluo e, nel contempo, si darà un ulteriore impulso all’industria italiana….

    Se poi, si vendessero tutte le limousine in uso al Vaticano e si donasse ai poveri il ricavato delle vendite, vuoi vedere che una volta tanto finiremmo, noi stessi, per essere un po’ meno peccatori e più ligi all’integrità dell’animo? O no?

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