Il Comune che causa un danno lo paga! Parola di Cassazione

La Cassazione ha fatto chiarezza su una noncuranza dei Comuni e della Aministrazioni Locali in genere

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    Cantiere

    Era ora, troppe volte i Comuni, trincerandosi dietro una cortina di responsabilità passatesi di mano in mano, non si facevano carico dei guasti arrecati ai propri cittadini a causa di un’opera eseguita male, o di un’insidia non debitamente segnalata.

    Così come troppo spesso, gli stessi Comuni, di fronte ad un sinistro cagionato da loro imperizia o disattenzione, erano adusi passare la classica “patata bollente “ alle Compagnie di Assicurazioni con le quali sono assicurati, le quali, a loro volta, intentavano decine e decine di cavilli pur di non pagare quasi mai. E su questo punto occorre anche fare un rapido inciso; l’Amministrazione Locale non può non risarcire, quando è stata condannata a farlo, perché la propria Compagnia di assicurazione non intende farlo. L’obbligo dell’Ente pubblico è pagare ed eventualmente rivalersi sulla propria Compagnia sollevando il danneggiato da questo ignobile rimpallo; ma tornando alla responsabilità delle pubbliche amministrazioni di fronte ad un danno, adesso si pronuncia la Cassazione.

    Infatti, la Terza Sezione Civile con provvedimento n. 14456 DEL 22 GIUGNO 2006, ha condannato un’amministrazione locale a rifondere un cittadino danneggiato a seguito di un’opera effettuata male.

    “Nell’esercizio del suo potere discrezionale – ha sostenuto la Cassazione – in materia di esecuzione e manutenzione di opere pubbliche il Comune incontra limiti derivanti sia da norme di legge, regolamentari e tecniche, sia da regole di comune prudenza e diligenza, prima fra tutte quella del neminem laedere, in ossequio alle quali essa è tenuta a far sì che l’opera pubblica (in particolare una strada aperta al pubblico transito) non integri per gli utenti gli estremi di una situazione di pericolo occulto (cosiddetta insidia o trabocchetto). Tale situazione ricorre, in particolare, quando lo stato dei luoghi è caratterizzato dal doppio e concorrente requisito della non visibilità oggettiva del pericolo e della non prevedibilità subiettiva del pericolo stesso”.