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Incentivi per la rottamazione: panacea per tutti i mali o solo pannicelli caldi?

Incentivi per la rottamazione: panacea per tutti i mali o solo pannicelli caldi?

Gli incentivi per la rottamazione dovrebbero servire nella lotta all'inquinamento, ma ben altri sembrano i motivi

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    Gli incentivi per la rottamazione dovrebbero servire nella lotta all'inquinamento, ma ben altri sembrano i motivi

    Sembrava un anno, l’attuale, privato degli incentivi per la rottamazione e già si profilavano scenari apocalittici circa il destino avverso cui si sarebbero dovuti confrontare le Case automobilistiche e chi non era riuscito entro il 2007 ad acquistare l’auto ed invece, come per incanto, eccoli spuntati come i funghi dopo la pioggia, anche per quest’anno, le agevolazioni governative per chi acquista auto nuove, purchè rispettino gli standard antinquinamento.

    Forse sarebbe ora di pensare che dietro queste decisioni e intorno all’aria di mistero che avvolgeva l’eventuale iniziativa di estendere per un altro anno questi bonus, ci sia un’abile regia della classe politica, stante il fatto che incentivando l’auto nuova, indipendentemente dal pensiero rivolto all’ambiente, del quale ci si scorda troppo presto, se fosse una priorità assoluta, non si sarebbe mai dovuto arrivare alle scandalose condizioni di Napoli, ci siano interessi economici che vanno ben oltre le apprensioni circa la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera. Molto più concreto e giudizioso pensare che la corsa all’auto nuova per prima faccia bene allo Stato, che da questo acquisto ricava denaro su denaro, che serve a giustificare un tenue segnale di ottimismo dietro la consapevolezza della diminuzione drastica dei consumi degli italiani, che mette in moto un’economia, quella italiana, che privata dell’industria automobilistica, mostra i segni della totale inerzia di fronte a scenari di un capitalismo in declino in una nazione dove, il motore che muoveva l’intero sistema è da tempo grippato e rischia di fondere.

    In altri tempi, quando alla Fiat pensava mamma Italia, si poteva leggere in questa decisione, una sorta di regalia, fra le tante ricevute nei decenni, per la prima industria italiana. Ma anche per il marchio torinese le cose son cambiate, si è visto che privandola di quella linfa data dai contributi statali ad ogni piè sospinto, la Casa è riemersa, motu proprio. Tuttavia, visto che di alternative in ambito industriale non ce ne son rimaste molte, considerato che non abbiamo più nessun settore trainante industriale nel Paese, dopo la dismissione di industrie chimiche e di alta tecnologia,per citarne solo due, chissà che la paura di vedere tornare in crisi il marchio torinese non sia stata la molla che ha contribuito a fare scattare nella Classe dirigente la decisione di estendere per un anno ancora gli incentivi alla rottamazione.

    Una cosa è certa, rottamare auto e frigoriferi non ci affranca né dallo squilibrio ambientale cui il pianeta deve fare i conti, né dal petrolio.

    Forse sarebbe stato meglio, una volta tanto, dare ragione a chi avrebbe voluto destinare tali risorse al potenziamento di un sistema di comunicazione alternativo, pensiamo alle autostrade del mare, alle Ferrovie, alla ricerca di fonti di energia alternativa. Perché, che ci piaccia o meno, è con i nuovi scenari che si son presentati e che non sono solo ambientali che dovremo fare i conti, con una paralisi della mobilità su gomma, derivante da una errata programmazione della rete viaria obsoleta e malandata, da una corsa all’acquisto di auto incessante e persino dissennata che non ha pari in Europa, con una sottovalutazione del problema della mobilità metropolitana cui si danno sempre minori priorità, su uno stato di dipendenza sempre più preoccupante dalle tradizionali fonti di energia che ha finito per portare l’Italia per prima in un declassamento significativo fra le Nazioni europee più evolute economicamente.

    Davanti a certe realtà, vien quasi da ridere di fronte al fatto di immaginare un’economia che vede solo nell’auto la speranza per quella sorta di resurrezione che sicuramente non potrà dare al Paese, dietro una forma di nuovo consumismo a quattro ruote limitato ad esso che cozza con una sorta di violenta paralisi di tutti gli altri consumi, segno ineluttabile che non sarà l’auto a darci la rinascita di una nazione dove per’altro a limitare l’uso delle quattro ruote è proprio il costo esorbitante dei carburanti, destinato ancora a salire. In una parola, immaginare bonus di 700 euro e di un anno di bollo gratis o due per chi rottama un Euro 0 per rinverdire un parco auto di circa 10 milioni di vetture che, alla resa dei conti, non incide sensibilmente sull’inquinamento complessivo, è una scelta sicuramente insensata.

    Così come, immaginare uno sconto di 1.200 euro per chi rottama due auto e ne acquisti almeno una, da il segnale chiaro di come pur di rastrellare il fondo del barile, lo Stato non sappia più dove trovare soldi dei contribuenti vedendo nell’auto l’estrema risorsa per raggranellare mezzi di sostentamento e…. tirare a campare, con buona pace di tutti gli italiani.

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