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Incidenti Stradali: alta velocità e discoteche tra le cause principali

Incidenti Stradali: alta velocità e discoteche tra le cause principali
da in Incidenti Auto, Mondo auto
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    L'auto distrutta dopo l'incidente che ha visto coinvolti i giovani piemontesi sulla Torino Savona(Foto: La Stampa )

    “Prendo un caffè, una brioche e arrivo…..” ma Luca non è mai più arrivato a destinazione e la madre, che ha conservato dentro di sè le ultime parole del figlio, non l’ha più rivisto in vita perché Luca, è uno dei dieci morti per incidenti stradali verificatesi solo in quest’ultimo weekend con epicentro il Piemonte. La meta che il giovane ventiseienne aveva scelto con la sua fidanzata e un’amica di lei, era Sanremo dove ogni anno, in occasione del festival, si recava per farsi immortalare accanto ai suoi beniamini, ma il rientro, a tutti gli occupanti dell’Opel Astra, nuova fiammante, sulla quale viaggiavano, è stato tremendo; nessuno è sopravvissuto allo schianto.

    Stessa sorte capitata a Paolo, 20 anni, che a Villafranca Piemonte, perde il controllo della potente BMW del padre, la notte è appena trascorsa in discoteca, le prime luci dell’alba illuminano a stento la strada, forse non troppo, perchè un traliccio dell’alta tensione è fatale per il giovane che lo centra col suo bolide, inutili i disperati tentativi per salvargli la vita, Paolo l’ha già persa sull’asfalto.

    Insomma, in poche ore, s’è spenta sulla strada la voglia di vivere, gli entusiasmi della giovane età, le inquietudini, le aspettative di chi ha da poco lasciato l’adolescenza e si affaccia alla vita, da giovane adulto, col suo fardello di esperienze da fare, con le emozioni, con la gioia di chi si appresta a viverla appieno; tutti uniti da un unico e infame destino, un mucchio di informi ferraglie a fare da bara, le sirene dei soccorsi e le grida di disperazione dei parenti accorsi sul luogo della tragedia, il resto, solo silenzio.

    Non è più possibile, non è neanche tollerabile che in Italia si perdano 9.000 vite ogni anno, la cui maggioranza è rappresentata da giovani, sulla strada, accecati da cosa, dalla voglia di provare il brivido della velocità, dallo stordimento del frastuono delle discoteche, dall’alcol, dalle sostanze stupefacenti, dalla perdita di sonno, da una o più componenti, insomma, in grado di uccidere, quasi sempre. Sono bilanci da guerra civile, da conflitti bellici, che stridono non poco con le vite salvate oggi in tempi moderni, dai progressi della medicina, capace negli ultimi cinquant’anni di assicurare maggiore durata della vita accompagnata anche da una qualità della stessa più accettabile; accadimenti che cozzano drammaticamente con l’azzeramento, quasi, della mortalità infantile nei Paesi sviluppati cui i dieci, dodici o sette morti fra ragazzi, poco più che adolescenti, per ogni weekend risuonano come un inno di morte, una epidemia silenziosa fuori dalle urla di dolore nel luogo del sinistro, ma basta andare poco oltre il crocevia, il muro che ha fatto da barriera invalicabile per un’auto lanciata impazzita nel buio che resta di una notte di bagordi e si guarda avanti, lontano da una morte che in parte era annunciata, almeno finchè continuiamo a sfogliare un’altra pagina di un quotidiano alla ricerca, magari, di notizie meno cruente.

    Eppure, le ultime morti piemontesi, non potevano non essere annunciate, nulla ha influito sul loro verificarsi, niente nebbia, sempre sul banco degli imputati quando accade una tragedia della strada, niente pioggia e manti resi più lisci dalla fanghiglia, niente altre auto implicate nell’impatto, nessun segno di frenata, segno evidente che chi era alla guida non si è neanche reso conto di quanto stava per accadere di lì a qualche frazione di secondo e allora cosa ha generato le tragedie? Un colpo di sonno, un guasto meccanico? Difficile pensare a quest’ultima evenienza, tutte le auto coinvolte nei sinistri erano nuove di fabbrica e difficilmente vetture tanto giovani, più delle vite dei loro occupanti, si guastano al punto da provocare così immani tragedie.

    Ma uno sguardo sul contachilometri, gli inquirenti l’han dato, almeno uno delle auto coinvolte nell’ecatombe drammatica era fermo a 190 orari, laddove il limite era di 90 Km/h

    Ecco il primo elemento, l’alta velocità, perché questi giovani correvano così tanto, che fretta avevano, erano in ritardo per cosa, la notte era trascorsa, a questo punto la differenza non l’avrebbe certo fatta la manciata di minuti in meno per giungere a casa…. E allora perché si corre, per provare fino a che punto si è bravi a spingere l’acceleratore di un bolide che pare non avere mai limiti e allora, chissà, come sarà bello sentire il motore che pare esplodere sotto i colpi delle marce che salgono parallelamente alla lancetta dei chilometri, chissà che emozione adrenalinica avvertire i sussulti del propulsore alle scalate del cambio…..

    Ma c’è un altro elemento da considerare, in che condizioni si esce dalle discoteche, cosa assumono questi giovani poco prima di mettersi in marcia, alcol, sostanze stupefacenti delle varietà più infide, ripercussioni nervose ai timpani e di conseguenza al cervello dai suoni più alti e continui e poi il sonno, quanto deve dormire un individuo, almeno, per conservare intatta le proprie facoltà di vigilanza nel guidare un qualsiasi mezzo; tutti elementi che nelle condizioni in cui si trovano i giovani che escono nei weekend dalla discoteca mancano e, laddove il colpo di sonno è in agguato, improvviso, perfido e inaspettato, il disastro è in agguato, una cronaca di morte annunciata, puntuale che si presenta sotto forma di un pilone, di un muro,di un dirupo, di un altro veicolo che sopraggiunge e il fragore è tremendo.

    Stavolta non sarà l’autovelox a salvarci dai guai, perché in quelle condizioni nessuno lo rispetterebbe, così come non si può sempre attribuire la causa allo stato delle strade, perché non esistono strade sicure se si guida in condizioni da preanestesia, il problema è a monte, di chi non vigila più sui giovani, di chi non controlla lo stato delle discoteche o dei centri di aggregazione dei ragazzi, visto che la maggior parte di loro non sono in grado di autogestirsi, di chi non applica le pene come dovrebbe e di chi non può farle rispettare perché mancano uomini e risorse per questo compito importante e persino l’azione preventiva che si rivela sempre un magico toccasana quando si tratta di anticipare i guai, è destituita di ogni fondamento e si rivelerà l’ennesimo fallimento.

    Il problema è a monte e va risolto all’entrata e all’uscita delle discoteche, non voler vigilare in quei luoghi e sulle condizioni dei giovani quando escono da questi locali, equivale allo sfogliare le pagine di cronaca di un quotidiano alla ricerca di notizie più liete o allontanarsi in tutta corsa dal luogo della tragedia per non avvertire le urla delle vittime e dei loro familiari, ma ciò che resta pur sempre, è solo silenzio, angosciante, a partire dal giorno dopo la tragedia.

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