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Ingorgo record: in Cina 120 chilometri

Ingorgo record: in Cina 120 chilometri

Ancora un maxi-ingorgo in Cina, a distanza di poche settimane, l'autostrada cinese che porta da Pechino alla Mongolia interna fa registrare una coda record di 120 km

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    Ingorgo Cina

    Era accaduto qualche settimana fa che la Cina restasse paralizzata in una delle sue autostrade, facendo registrare una coda da record: auto incolonnate per 100 km lungo il tratto che collega Pechino al Tibet. La storia si ripete con un altro ingorgo da guiness dei primati, questa volta lungo l’autostrada che dalla capitale cinese porta alla Mongolia interna. Sono oltre 10.000, fanno sapere i mezzi di informazione cinesi, gli automezzi bloccati dal 28 agosto. L’incolonnamento di numerosissimi camion si è riversato anche sulle arterie che conducono all’autostrada, paralizzando anche quelle.

    La coda che ha messo in ginocchio, per la seconda volta in poco tempo, la viabilità cinese raggiunge i 120 km di lunghezza. Diventa così l’ingorgo più lungo di sempre, superando di 20 km la coda che ha bloccato l’autostrada che da Pechino porta in Tibet. Se ci sono voluti più di una decina giorni per riuscire a sbloccare l’incollonamento precedente, potete stare certi che gli automobilisti e i camionisti bloccati nel traffico ne passeranno ancora di tempo all’interno del loro abitacolo.

    Ingorgo Cina 2

    Una soluzione al congestionamento del traffico sostenibile, almeno per quanto riguarda il sistema di trasporto urbano, arrivava qualche tempo fa proprio dalla Cina.

    Si tratta del progetto per la realizzazione di un nuovo autobus sopraelevato, il 3D Express Coach, mezzo ecosostenibile alimentato ad energia elettrica e solare. Il nuovo bus aiuterà ad evitare il crearsi di ingorghi nelle grandi metropoli, anche se difficilmente riuscirà ad essere d’aiuto al traffico delle autostrade cinesi.

    Secondo Niu Fengrui, direttore dell’Istituto per la mobilità sostenibile nei centri urbani presso l’Accademia Cinese di Scienze Sociali, il problema alla base di questi inconvenienti sta nella realizzazione delle infrastrutture a ritmi troppo blandi e nella insufficienza di fondi messi a disposizione dal governo di Pechino.

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