Inquinamento ambientale: ci salveranno le Biomasse?

Inquinamento ambientale: ci salveranno le Biomasse?
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    Inquinamento in città

    Asserviti alle grandi società petrolifere, mai affrancati dal greggio, anzi, l’intera nostra economia sotto il giogo di chi il petrolio lo possiede e lo usa spesso come arma di ricatto verso quegli Stati che son costretti ad acquistarlo, l’Italia e non solo il nostro Paese, vive da sempre svantaggiata, in fatto d’energia e soprattutto condizionata nello sviluppo economico e, mai come adesso, da quando, cioè, il “costo del barile” ha raggiunto prezzi elevatissimi, 58 dollari è l’attuale quotazione, ma fino ad una decina di mesi fa superava i 70 .

    Eppure, avremmo la possibilità di risparmiare qualcosa come 12 milioni di tonnellate all’anno di greggio, che non è neanche una vera e propria goccia in un oceano visto che parliamo di almeno il 13% del nostro fabbisogno nazionale di petrolio e che ci eviterebbe di immettere nel nostro ambiente qualcosa come 30 milioni di tonnellate di anidride carbonica, con grande ristoro per il nostro habitat ambientale, in un modo che,almeno apparentemente, sembrerebbe semplice, ovvero, usando le biomasse.

    Lo ha detto Col diretti, ricordando come siamo lontani agli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto e come la possibilità di ricorrere alle biomasse ci avvicinerebbe ad esso. Del resto, senza mai sperare di giungere ai risultati brasiliani, laddove gli spazi sono immensi ed è semplice ricorrere a questo tipo di colture intensive, in Italia ci sono spazi e professionalità in campo agricolo che potrebbero farci raggiungere il risultato di un parziale affrancamento al petrolio, se solo si facesse una politica in tal senso, sempre secondo la Col diretti.

    Sicuramente questa strada non ci consentirebbe di godere di energia a basso costo in maniera totale ma bisogna considerare che viviamo un’era difficile, costretti a fare, ogni giorno che passa, i conti con un ambiente quanto mai irreversibilmente compromesso, i dati di uno studio francese avrebbero fissato in dieci anni il tempo necessario per risolvere drasticamente i guasti ambientali, superato tale tempo massimo, andremmo incontro ad un punto di non ritorno, con sconvolgimenti climatici che avrebbero effetti devastanti sulle specie animali, sulle colture, oltre a preludere ad una migrazione di massa degli abitanti di quei Paesi poveri del mondo che subirebbero più di altri carestie e maggiori miserie costringendoli a migrare verso le nostre regioni, più di quanto oggi accada.

    Le biomasse, sembrerebbero una strada in parte percorribile, soprattutto da quando le Case automobilistiche hanno fatto sapere che la tanto agognata auto ad idrogeno, che sembrava lì, lì da venire, visti gli alti costi della sua realizzazione e le enormi risorse per creare una rete distributiva per questo gas, non si preannuncerebbe fattibile nell’arco di qualche decennio. Motivo per il quale oggi ci si trova ad un bivio importante, da un lato garantire la mobilità dei cittadini senza troppo penalizzarli, dall’altro tutelare le esigenze dell’ambiente, posto che sia davvero l’auto ad inquinare più di ogni altro bene costruito dall’uomo.

    Oggi, le strade da seguire non sono tante, atteso che la salvaguardia dell’ambiente non è un problema risolvibile da un solo Paese, ma semmai dall’unione di tutte le nazioni del mondo, almeno quelle progredite che poi sono quelle che consumano più di altre energia e dunque, inquinano di più; così come, la lotta all’inquinamento non è una questione ideologica, il problema ambientale deve avere, soprattutto negli schieramenti politici, una comunità d’intenti, così come, contrariamente a quanto riferisce la Col diretti, non sempre è percorribile la strada delle biomasse e, soprattutto con quei numeri auspicati dalla stessa Col diretti; l’Italia è una nazione montuosa e, soprattutto “stretta”, con poche pianure e, attualmente, tutte coltivate, ipotizzare i numeri avanzati dalla Confederazione agricola significherebbe “spogliare” di ogni altra coltivazione l’intera nazione, con guasti di natura economica ingentissimi e, poi, come afferma l’ingegnere Francesco Avella, della Stazione Sperimentale per i Combustibili di San Donato Milanese, “non tutto ciò che è è positivo per definizione…. Dunque, attenzione anche a non farci incantare dalle mire ecologistiche ad oltranza.

    Ciò che possiamo sfruttare oggi è solo ciò che abbiamo più a portata di mano, gpl e gas metano, filtri più moderni e potenti per le auto diesel e tanti investimenti nella ricerca verso studi fattibili nello sfruttamento di nuove fonti energetiche, poco inquinanti e a basso costo.

    Sarà questa la strada che tutti i governi e, specificatamente il nostro, dovranno perseguire nei prossimi anni, tanto urgente al punto che, paradossalmente, il risparmio economico sarà l’ultimo dei problemi di fronte alla catastrofe ambientale che il perseguire nella direzione, oggi sicuramente sbagliata, intrapresa dalle moderne civiltà, potrebbe portarci, alla lunga. Nel breve periodo, invece, il rischio di restare tutti a piedi, è quanto mai fondato.

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