Jaguar, Aston Martin, Land Rover e… Tony Blair

Jaguar, Aston Martin, Land Rover e… Tony Blair
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    L'Infiniti FX45, l'auto che spopola in USA e soppianta la Porsche Cayenne

    href=”http://www.allaguida.it/img/03.infiniti.fx45.f34.500.jpg”>L'Infiniti FX45, l'auto che spopola in USA e soppianta la Porsche Cayenne
    Si sta assistendo ad una grande contraddizione nel mondo automobilistico, da un lato i grandi costruttori di auto sono costretti a ridurre il proprio organico, per via di una crisi grave del settore, dall’altro, invece, si assiste ad un rifiorire del segmento delle supercar, delle super berline e dei SUV di lusso.

    Motivo di questa incredibile realtà, probabilmente l’apertura di alcuni mercati emergenti verso questi ultimi tipi di auto, al punto che, non a caso, Carlos Ghosn, leader di Nissan e Renault, è approdato in tutta fretta in Russia a presentare e indurre i sovietici, coi soldi, a comprare la Infiniti FX45 che in America sta spopolando al punto da proiettare un cono d’ombra persino sulla Porsche Cayenne.

    Del resto, lo stesso tentativo per Renault e Nissan di entrare a far parte del gruppo General Motors, poi non andato in porto, aveva un motivo d’essere proprio nella necessità, per i colossi dell’auto, di coalizzarsi, riducendo i costi e mettendo insieme le proprie migliori idee per creare, soprattutto, almeno stante la contingenza, modelli di lusso.

    E che ci sia fermento, attorno al mercato dell’auto di lusso, lo dimostra l’alto interesse suscitato da parte di alcune grandi aziende, di colossi del calibro di Jaguar, Land Rover e Aston Martin, controllati da Ford, ma che hanno visto un codazzo di gruppi provenienti dai più disparati settori imprenditoriali disposti a cedere fortune per accaparrarsi il marchio blasonato.

    Ad esempio, dietro la bramosia di venire in possesso dei tre ex marchi britannici, vi sarebbe una banca d’affari, la Jp Morgan Chase & C., la Citicorp e altri frammenti di colossi industriali britannici ed, ancora, dietro le quinte, si anniderebbe persino il premier inglese, Tony Blair, con un obiettivo preciso; riformare in patria l’industria britannica, fiore all’occhiello dell’industria automobilistica fino a qualche anno fa, da un lato e, dall’altro, crearsi una propria nicchia nel mondo industriale, dopo la scadenza del proprio mandato politico, prevista per l’anno prossimo.

    E che l’obiettivo sia quanto mai centrato, lo dimostra il probabile rientro in patria dell’Aston Martin passata a Ford nel 1987, all’87% e totalmente nel 1994. Un traguardo quanto mai ambito e non solo in fatto di prestigio, attualmente la Casa “sforna” più di 4.000 modelli all’anno, che non saranno un record, ma bisogna pensare che le Aston Martin hanno una produzione quasi artigianale e, comunque, il dato è importante perché riferito al 2005, quando la produzione è stata proprio il doppio rispetto all’anno precedente.

    Costo dell’operazione, circa 1 miliardo di dollari per avere il controllo totale dell’azienda e dei suoi stabilimenti, compreso l’ultimo edificato, in ordine di tempo, di Gaydon, quello di Newport Pagnell, compreso un centro sviluppo dei nuovi modelli fra i più importanti al mondo.

    A rendere ancora più appetibile l’affare, le ultime versioni della V8 e della Db9 che stanno impazzando fra l’interesse del pubblico. Una prova in più che, quanto si diceva, a proposito di una stagione felice dei marchi di qualità e delle versioni lussuose e costosissime è sempre in atto e florida come non mai; non si vedrebbe perché, sennò, si è disposti a stanziare cifre iperboliche per accaparrarsi tali aziende.

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