La Fiat e la questione meridionale

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    sergio marchionne

    La Fiat va sicuramente bene, anche se su precisa disposizione di Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo, non si dovrà dormire sugli allori, visto che lo stesso ha dichiarato che se c’è qualcuno che lo fa, sarà lo stesso Marchionne a togliergli la sedia… sotto.

    Eppure, a fronte di questi successi, nel grande gruppo torinese, c’è una realtà che un po’ stride col clima di felicità che alberga in Fiat; la “questione meridionale”. E, per questione meridionale dovrà intendersi Pomigliano D’Arco in provincia di Napoli e Termini Imerese. Il primo reso famoso, in epoca recente, con la 156 ma che ora potrebbe non più produrre la 149, visto che questa potrebbe essere costruita a Cassino, dove si produce la Bravo.

    Ciò in quanto per Fiat, Pomigliano, non presenta quella qualità e produttività sperata, infatti, Marchionne ha raffreddato gli entusiami a sindacati e maestranze dicendo di non affezionarsi alla 149. Ciò deriva anche dal fatto che secondo Marchionne i tempi in cui gli stabilimenti erano solo monomarca son finiti, ecco perchè all’Amministratore delegato piace Melfi e Tichy in Polonia.

    La conflittualità di Pomigliano sarebbe riconducibile ai 48 scioperi in soli 6 mesi in quello stabilimento e all’assenteismo, per malattia,delle maestranze a scapito della qualità e, visto che dopo Giugno, periodo che risale all’ultima visita del numero uno di Fiat, presso gli stabilimenti, nulla è cambiato, le possibilità di procedere verso la direzione della 149, a Pomigliano si fanno ancora più remote.

    I sindacati non ci stanno, sostenendo che Pomigliano senza la berlina Alfa Romeo è morto e sepolto e che assenteismo c’è stato è stato a causa dei turni massacranti e dell’obsolescenza dello stabilimento con più di trent’anni di vita e con i problemi che ne conseguono. Ma a questo, Merchionne contrappone l’esempio di Tichy, dove non si sciopera dal 1992 .

    A Termini Imerese si respira aria diversa, lì in gioco ci sono i finanziamenti che Fiat ha chiesto a Istituzioni centrali e Regioni, provvidenze che non arrivano e resi indispensabili, secondo la Casa torinese, per produrre 80 mila Lancia Ypsilon e si parla di cifre a tanti zeri, 1 miliardo e 300 milioni di euro, con la Regione che ha solo finanziato 32 milioni e mezzo di euro.

    Insomma, se il sud per Fiat non va come dovrebbe, non si può solo dire che l’azienda goda di ottima salute, la stessa Bravo, alla quale la Casa ha riposto tante speranze, nicchia e delude se, a fronte di 42.000 vetture vendute da gennaio a luglio di quest’anno, la sua diretta concorrente, Opel Astra, è stata venduta in 250 mila unità e Golf in 320 mila esemplari; colpa della mancata introduzione del modello station wagon? o c’è dell’altro nella prima azienda italiana?