Lamborghini più belle del mondo: dalla Miura passando per la Veneno [FOTO e VIDEO]

La storia del marchio Lamborghini ci ha fatto vedere modelli storici e fantastici: dalla Miura alla Venedo, passando per la Gallardo

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    Lamborghini Miura

    La storia narra che nel 1963 nacque la Automobili Ferruccio Lamborghini SpA. Beh si, sembra una leggenda l’inizio della nostra news, ma chi non considera la Lamborghini una vera leggenda, nell’accezione epica del termine? Un brand che fa volare in alto il made in Italy, che punta un occhio al futuro ma che con l’altro guarda il suo passato glorioso, da quando Ferruccio Lamborghini iniziò a produrre trattori. Com’è finita? Nomi come “Miura” ed “Aventador” vi dicono qualcosa? Certo, per essere qui a spulciare tra le nostre pagine, sicuramente le conoscenze base della storia automobilistica le avete. Eppure c’è qualcosa in più, qualcosa che non sfugge nemmeno alla persona meno interessata al mondo delle quattro ruote, qualcosa che fa risuonare un eco e risveglia reminiscenze inconsce nell’animo di chiunque. Basta dire “Lamborghini” (e, no….non ci riferiamo al cocktail a base di Kahlua, Sambuca, Baileys e Blue Curacao…..) e tutto è chiaro.

    La Classifica

    Tornando a noi: dalla produzione di trattori allo sfornare supercar il passo è stato breve, per modo di dire. Una mattina il buon Ferruccio si svegliò e decise di fronteggiare apertamente la Ferrari, dopo qualche “piccolo” screzio con Enzo Ferrari dovuto alla componentistica utilizzata nelle “Rosse” dell’epoca. Una ripicca? Chissà, ma fu di parola, e sono ben 51 anni che la casa di Sant’Agata Bolognese produce auto che fanno sognare gli appassionati di tutto il mondo. Gli emblemi stilistici e le performances si sono imposti fin da subito, ma noi vogliamo riassumere tutta la storia del marchio con i 5 modelli più emblematici: la top 5 delle Lamborghini più belle.

    Vince la Lamborghini Miura

    Coppa, medaglia d’oro, coriandoli…insomma il primo posto è per lei: la Lamborghini Miura, che fu presentata agli attoniti visitatori del Salone di Ginevra durante il 1966. Motore V12 da 3.9 litri e 350 cavalli (diventati poi 370 con la versione S e 385 con la SV), montato in posizione centrale-trasversale, tra l’abitacolo e l’asse posteriore, velocità massima di 280 km/h, scatto 0-100 km/h in 6.7 secondi. Insomma, un’auto spettacolare nonostante alcune peculiarità che la rendevano tanto affascinante quanto pericolosa: il serbatoio della benzina era posto anteriormente e tendeva a scompensare l’assetto, ed inizialmente un ristagno nei carburatori tendeva a sviluppare un incendio. Il problema fu risolto stesso dalla casa e nei restanti non si ripresentò più.

    Al secondo posto troviamo la Countach, una delle Lamborghini più squadrate di sempre. A differenza di altri modelli del marchio, il cui nome deriva da quello di una razza di tori, la Countach deve il suo ad un’esclamazione di meraviglia in dialetto piemontese. Sulla prima versione, la LP400, fu montato un motore da 4 litri capace di erogare la potenza di 385 cavalli, e di spingere la supercar fino ad una velocità massima di 315 km/h (pensate, con gomme da 215 su cerchi da 14 pollici…). Vide la fine della produzione durante il 1990, dopo aver commercializzato l’ultimo esemplare della 25° anniversario, una versione quasi del tutto rivista e migliorata rispetto al primo modello.

    Al terzo posto la Veneno

    Dal passato al presente, il viaggio nel tempo è giustificato dalla Veneno, che conquista il terzo posto della nostra classifica. Futuristica, con linee che hanno osato spingersi oltre l’attuale concezione di design, la Lamborghini Veneno è stata svelata in occasione del Salone di Ginevra 2013. La base di partenza per la costruzione degli unici tre esemplari prodotti, ognuno dei quali venduto al prezzo di tre milioni di euro (3.000.000,00€!!!!) IVA esclusa, è stata la sorella Lamborghini Aventador, con la quale condivide il telaio e parte della meccanica. Da qui in poi, gli stilisti si sono sbizzarriti: gruppi ottici anteriori allungati e posteriori con snodo ad Y, cerchioni aerodinamici, estrattore posteriore e spoiler di notevoli dimensioni, muso schiacciato e cofano provvisto di nervature e sfoghi per l’aria. Il motore è un V12 da 6,4 litri e potenza di 755 cavalli, che rendono capace la Veneno di passare da 0 a 100 km/h in soli 2.8 secondi.

    Gallardo prodotta in oltre 14.000 esemplari

    Penultimo posto assegnato alla Gallardo, prodotta dal 2003 al 2013. Hanno lasciato la catena di produzione ben 14.022 esemplari, e montavano un motore V10 da 5 litri e 500 cavalli, abbinato alla trazione integrale. La Gallardo è stata via via perfezionata nel corso degli anni, con versioni sempre più aggiornate e potenti, fino ad arrivare all’ultima, la LP570-4 Squadra Corse, che toccò la potenza massima di 570 cavalli con il suo motore V10 da 5.2 litri. Alcuni modelli sono stati donati anche ad un reparto della Polizia di Stato, per pattugliamenti autostradali e trasporto organi.

    Ed eccoci arrivati alla fine della top five, che si chiude con la Lamborghini Diablo. Il suo nome deriva da quello di un singolo toro, chiamato El Diablo, ed il suo design venne partorito dalla matita di Marcello Gandini, poi modificato dal centro stilistico della Chrysler (diventata, nel frattempo, proprietaria del marchio). La prima versione montava il motore V12 da 5.7 litri e 492 cavalli, capace di far arrivare la Diablo a 100 km/h in soli 4.1 secondi, e di spingerla fino ad un massimo di 325 km/h: un record per l’epoca, considerando la produzione in serie. Partendo dal 1990, anno di lancio, fino al 2001 che ha visto il termine della produzione, le versioni che hanno visto la luce sono state molte: durante gli anni cominciarono ad essere utilizzati componenti sempre più di pregio, come il telaio in carbonio e le sospensioni elettroniche, oltre che sistemi di scarico con valvole a controllo elettronico, mentre il motore venne portato fino a 6 litri sotto l’egemonia di Audi AG (successivo proprietario del brand). Alcuni modelli, sotto specifica richiesta dei clienti, hanno anche visto l’abbandono della trazione integrale a favore di una spinta trasmessa solo sull’asse posteriore.

    CLAUDIO ANNICIELLO