Auto più brutte della storia: la lista dell’orrore [FOTO]

Una classifica dei modelli dal design più discutibile, le peggiori auto di tutti i tempi dal punto di vista estetico

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    Auto più brutte della storia: la lista dell’orrore [FOTO]

    Questa classifica propone le 10 auto più brutte della storia secondo la nostra umile opinione. Non è per niente una lista completa, l’elenco potrebbe essere molto più lungo. Nemmeno pretendiamo che tale giudizio sia definitivo: proprio perché personale e basato su questioni puramente estetiche, ognuno potrebbe mettere la propria classifica delle auto dal peggiore design e non sfigurerebbe. Abbiamo scelto modelli provenienti da tutto il mondo, alcuni dei quali mai commercializzati in Italia. Appartengono anche ad epoche diverse ma tutte partono successivamente alla seconda guerra mondiale. La ragione è che solo dopo quel periodo il design ha cominciato a diventare un elemento fondamentale nella progettazione; anche prima esistevano auto molto brutte (come del resto bellissime), però c’erano esigenze tecniche molto stringenti e grandi limitazioni tecnologiche, economiche e produttive. Inoltre la nostra classifica non tiene conto di eventuali pregi tecnici o risultati commerciali di quei modelli. Un dettaglio: la foto di copertina non ritrae una Fiat 128, ce ne guardiamo bene. Il fatto che le somigli vagamente è uno dei motivi per cui l’abbiamo messa in lista; brutta non perché somiglia alla 128, ma perché le somiglia molto poco e male. L’ordine di questa classifica è rovesciato: dalla più “bella” alla peggiore.

    10 – ALFA ROMEO ARNA

    La “fregatura” principale dell’Alfa Romeo Arna, uscita nel 1983, fu proprio quella di portare il marchio Alfa. Fosse stata semplicemente una Nissan, forse non ci sarebbe stato tutto quel rumore. Certo, le linee della Nissan Pulsar, da cui proveniva il design dell’Arna, non erano sconvolgenti per bellezza, però esisteva di peggio. Ma mettere quel vestito addosso ad un modello dotato di scudetto e biscione fu percepito come un insulto da parte del pubblico, con mille ragioni. Doveva sostituire l’Alfasud, invece ha finito per dare il colpo di grazia alla gestione statale dell’Alfa. Non per niente, una delle prime decisioni della Fiat fu di chiuderne la produzione. Avevano già abbastanza problemi con la Duna.

    9 – FIAT DUNA

    Appunto, la Fiat Duna. Progettata in Brasile, da quelle parti ha avuto un successo formidabile. Probabilmente dovevano lasciarla lì. Cosa sarà mai venuto in mente all’amministratore delegato Paolo Ghidella quando nel 1987 decise d’importarla anche in Italia, non lo sapremo mai. La vedi arrivare dal muso e sembra una Uno ma ti accorgi subito che qualcosa non quadra: c’è una coda che non dovrebbe esistere, sembra uno di quei lavori strani che fanno certi carrozzieri, invece no, l’hanno voluta proprio così. E non vogliamo nemmeno cominciare a parlare della Duna Weekend, la sua versione station wagon. Terrificante. Un brutto anatroccolo a cui si doveva sparare a vista, per non farlo soffrire più.

    8 – FIAT MULTIPLA

    Non ce l’abbiamo con la Fiat, la sua lunga storia è piena di auto assolutamente indovinate e geniali che amiamo ancora oggi e lo faremo per sempre. Non la Fiat Multipla, indipendentemente da quanti esemplari ne abbiano venduti. E’ soprattutto la prima serie del 1998 a provocare molte perplessità estetiche. Se la coda piattissima rispondeva ad esigenze di abitabilità (ma si poteva fare di meglio, soprattutto da parte di una casa come questa), cosa giustifica quel frontale manga? Il fatto che il museo di arte moderna di New York, il celebre Moma, abbia deciso di esporla nelle proprie sale non depone molto a favore dei curatori di tale museo. Bizzarra, decisamente.

    7 – RENAULT AVANTIME

    La carrozzeria monovolume discende direttamente dai furgoni, quindi è intrinsecamente difficile disegnarla bella. Ma a volte si esagera. La Renault Avantime uscì nel 2001. Se la guardi davanti, non noti nulla di particolare. Non originalissima, però nemmeno sgradevole. Però la vedi scorrere e dalla fiancata noti qualcosa di maledettamente strano in fondo, ma non ci vuoi credere. Poi arriva la coda e sei costretto a fronteggiare la realtà: cosa ci fa quella “roba” dietro un’auto? Soprattutto, perché?

    6 – FORD SCORPIO

    Vale per Ford lo stesso discorso di Fiat: ne hanno fatte di stupende, ma a volte l’hanno anche fatta grossa. La Ford Scorpio prima serie, del 1985, non era malvagia; un po’ anonima, forse, però accettabile. Poi nel 1994 è arrivata la seconda serie. Certamente non era più anonima, ma forse sarebbe stato meglio se avesse continuato a passare inosservata. Un frontale strabico ed una coda indescrivibile. Mancano le parole, appunto.

    5 – CITROËN AMI 6

    Ci credereste che l’ha disegnata la stessa persona che creò la leggendaria Citroën DS? Ebbene sì, la Citroën Ami 6 fu opera nientemeno che di Flaminio Bertoni. La dimostrazione che anche i migliori artisti ogni tanto colpiscono a vuoto. Probabilmente anche Michelangelo costruì qualche brutta scultura, però lui riuscì a farne sparire ogni traccia. Più difficile quando se ne costruiscono centinaia di migliaia. Sì, perché la cosa curiosa è che commercialmente questo modello va definito un successo: infatti la produzione superò il milione di esemplari, dal 1961 al 1969. A difesa di Bertoni (che voleva una forma a due volumi, molto in anticipo sui tempi) va detto che il presidente Pierre Bercot impose vincoli molto stringenti, infatti voleva una carrozzeria a tre volumi e la stessa meccanica della 2CV. Ne uscì questa cosa strana col montante posteriore che rientra, come se fosse stato tamponato. Discutibile.

    4 – SSANGYONG RODIUS

    La Ssangyong Rodius è un esempio perfetto che testimonia quanto profonda sia stata l’evoluzione dei costruttori coreani nell’ultima decade, da un punto di vista del design. In questo caso però il progettista è un inglese, Ken Greenley. Già il frontale è discutibile. Ma quel “coso” alla coda, cosa dovrebbe essere? Era avanzata della lamiera e non sapevano dove metterla? Bocciato senza appello.

    3 – PONTIAC AZTEK

    Anche qui è il nome a fare la differenza. Un gigante come General Motors non può permettersi di produrre una cosa del genere. La Pontiac Aztek potrebbe essere spiegata come un incidente in fabbrica. Forse i robot della catena di montaggio si sono guastati all’improvviso e hanno tagliato gli stampi a caso. Quando gli addetti se ne sono accorti, ormai ne avevano già prodotti troppi e gettarli via sarebbe stato costoso. Oppure, sempre per errore, avevano inviato tutti gli esemplari ai crash test. Anche nell’industria americana del 2001 potevano accadere cose molto strane.

    2 – ZASTAVA 101

    La Fiat ha una lunga storia produttiva nell’est europeo ai tempi sovietici, a partire dalla Fiat 124 – Lada 2101-Zighuli. La Zastava 101 fu un tentativo maldestro di sostituire l’ottima Fiat 128 che l’azienda polacca costruiva in licenza. Purtroppo nel 1971 a qualcuno venne l’idea di modificarla. Così mantennero l’anteriore della 128 e cambiarono il posteriore. Ne uscì una “roba” da ubriachi. Nel senso che prima di guidarla si doveva bere un’abbondante dose di vodka per dimenticarsi di averla comprata. Da coma etilico. La consideriamo un vero attentato a quella che fu un’onesta e gradevole auto di una grande casa italiana. Per inciso, la Fiat acquisì la Zastava nel 2008 e fece sparire il marchio. La giusta punizione.

    1 – TRABANT

    Se qualcuno volesse isolare un solo esempio dei danni prodotti dal comunismo, la Trabant sarebbe perfetta. La peggiore emanazione della Germania Est dopo la famigerata Stasi, il servizio segreto stile Gestapo ma con divise diverse. La propaganda tedesco-sovietica la spacciava come la risposta della DDR al Maggiolino Volkswagen. Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò. Davanti, dietro, di profilo: una vera porcheria. Per non parlare del resto. Difficile anche da riciclare, poiché era costruita in una plasticaccia orrenda. Chissà dove le hanno fatte sparire, considerando che ne furono costruite più di tre milioni. L’importante è che siano state spazzate via, come il regime che le aveva concepite.