Le moderne monovolume, tanti posti ma..scomodi!

Le moderne monovolume, tanti posti ma..scomodi!
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    Un auto del futuro, l'Alfa Romeo Spix

    Le macchine di oggi? Tutta tecnologia e sofisticati accessori dove l’informatica fa la sua parte e non solo, persino l’apertura dello sportellino della benzina è affidato ad un computer e per mettere in moto l’auto dobbiamo ricordare la password, mai da trascrivere e riporre nel portafogli, da non scambiarsi con quella del bancomat e con la stessa utilizzata per la carta di credito, meglio rammentarla a memoria, tanto che ci vuole, appena quattro numeri da conservare nei cassetti sempre aperti del cervello, una data di nascita, mai la nostra, troppo scontata, meglio quella di nostra moglie e se ci separiamo dalla nostra consorte, restiamo a piedi, nel tentativo, spesso riuscito, di scordarci tutto di lei!

    L’auto di oggi, tutta microprocessori e sistemi integrati che “dialogano” fra di loro, ma si sa, quando si dialoga troppo si può finire per litigare e quando litigano i processori dell’auto, spesso, neanche il meccanico ci capisce più nulla e allora bisogna affidarsi al caso, a quello stesso caso che ci fa trovare sull’asfalto il classico chiodo piantato sulla tavoletta di legno che pare aspettare la nostra ruota per sfondarla; poco male, tanto c’è il ruotino….. il ruotino, tanto piccolo e malfatto da non riuscire, al buio e mentre piove, a trovare il modo di agganciarlo, ma ancor prima di agguantarlo dal vano bagagli dove in genere pare cementato e dimenticato così come il cric, chi l’ha inventato, se è ancora vivo, avrà l’età di Matusalemme, eppure, l’oggetto del suo ingegno è ancora lì, imperterrito a sfidarci. Siamo andati sulla luna, presto viaggeremo ad idrogeno, hanno inventato il pilota automatico anche per le auto, ma il cric è sempre uguale a quello usato da Stanlio e Ollio, quasi sempre arrugginito, complicato, da aprirsi, impossibile da chiudersi. Agganciarlo sotto l’auto è già la prima impresa titanica, al buio, le gomme chissà perché si bucano sempre al buio, non sappiamo mai dov’è quella dannata fessura cui agganciarlo e quando pensiamo di esserci riusciti dopo aver disarticolato il braccio nel tentativo di sollevare l’auto, ci accorgiamo che innalziamo sempre, la dannata macchina, troppo distanti dalla ruota bucata, così, l’anteriore forata, tocca terra e la posteriore sana è già sulla luna.

    Meglio consultare il libretto di uso e manutenzione, sembra facile, quando l’auto ha superato i sei, sette anni, di vita,chissà perché, il libretto si riduce a due sole pagine, la prima, con le congratulazioni per la scelta dell’auto, l’ultima, con l’indirizzo della tipografia che ha stampato il manuale, tutto il succo, come i migliori frutti, è all’interno, ma inaccessibile, le pagine si sono irrimediabilmente incollate fra di loro e al massimo riusciamo a scorgere i lembi ancora scoperti, quello che ci serve, invece, è sempre nel centro della pagina, impossibile da scorgere.

    Le auto moderne, tutte confort e salute, si, ma non per tutti, in auto non c’è mai stata democrazia, se la passano meglio, come nella vita, del resto, quelli che ci precedono, gli altri, i posteriori, si accorgono nell’attimo in cui accedono in auto di possedere gambe troppo lunghe da non sapere mai dove mettere, con le ginocchia si rischia di trafiggere il passeggero anteriore che, per delicatezza, sposta il sedile sotto il cruscotto e si rannicchia come una rana ed è allora che si giunge ad un compromesso, si trova una posizione ascetica, ma è a quel punto che ci si accorge che il tetto spiove come una mansarda, sempre nel punto più estremo dell’auto che se è nuova e vi hanno pure dato un passaggio, avrete l’obbligo di magnificare, mentendo spudoratamente, direte che non avete mai visto auto più comoda e confortevole come questa e intanto, maledite il giorno che non avete fatto un biglietto, andata e ritorno, con Trenitalia.

    Non ci credete? Pensate alle monovolume, hanno più posti loro che zampe un millepiedi, ottime per le famiglie numerose, sarà per questo che le famiglie si disgregano, i posti estremi sono una tortura cinese, con un’autonomia di marcia di qualche chilometro, dopo, si va dall’ortopedico e poi, se in Italia la famiglia, statisticamente, è formata da padre, madre e 1 figlio e mezzo, quando va bene, visto il diffondersi di queste vetture, cosa dobbiamo pensare, che le famiglie sono tanto allargate da caricarci, tutti insieme, marito, moglie, amante dell’uno e relativi figli e dell’altro, con relativa prole? E poi, monovolume, city car, coupè, tutti accomunati da un unico destino, nessuno di questi mezzi dispone di un bagaglio adeguato, eppure, quando ce ne accorgiamo in concessionaria, il venditore è abilissimo a ficcarci sotto il naso il depliant che ritrae il bagagliaio con 14/15 valigie, tutte in fila pronte a trovare posto nel voluminoso vano di carico. Alzi la mano, chi ha mai visto quelle valigie nella realtà e scagli la prima pietra chi, alla prima gita fuori porta, non ha rischiato una crisi isterica alla sola idea di dover caricare il vano valigie, con tutte le insulsaggini che in genere ci si porta appresso e, quando serve una cosa, chissà perché, è sempre nella valigia di fondo.

    Tutto è studiato ed elaborato nella ricerca spasmodica di soluzioni ottimali atti a magnificare gli spazi, macchè, questo è quello che ci raccontano, nella pratica non è solo il bagagliaio ad essere degno dei sette nani, è così anche il serbatoio della benzina, striminzito al punto che vediamo più spesso il gestore dell’area di servizio che il nostro partner, anzi vedevamo, perché da un po’ di tempo in qua, anche questa è una figura che tende ad estinguersi, al suo posto, citofoni, monitor e schermi con infernali macchine mangia-soldi del self service pronti ad ingoiare la nostra banconota, che è poi è sempre quella sbagliata, come la pompa che agguantiamo al rumore del rotore che gira, con la paura che stavolta voglia fregarci e che, sul più bello, quando tentiamo di infilarla nel serbatoio ci accorgiamo che è sempre troppo distante dall’auto ed è allora che la tiriamo,ma sembra sempre incastrata, anche se si avvinghia attorno a noi come un serpente, fino a quando ci convinciamo che è molto meglio avvicinare la vettura e, così, una volta messo il becco dentro il bocchettone, si blocca, tiratolo fuori riprende , risultato, mezzo rifornimento cola sulla vernice e sulle nostre mani, tenacemente; non c’è sapone in grado di scollarci di dosso quell’odore nauseante di benzina, peggio ancora di gasolio, ce ne accorgiamo quando a tavola decidiamo di spezzare il pane, che gusto unico…. pane, gasolio e sale…..

    Insomma, le auto di oggi, la nostra stessa vita prestata alla tecnologia più spietata che non ci riconosce più, come non crediamo più ai nostri occhi quando siamo costretti a cambiare le nuove lampadine di ultima generazione, fulminate, dell’auto che abbiamo comprato; costano come una cena al ristorante in riva al mare per 10 persone; si, però, durano di più, ma di più quanto, viene da chiedere all’elettrauto, anche 5 anni e forse anche più…. ma che mi frega a me, avevo comprato quest’auto per uno, due anni al massimo, in attesa di comprare una city car, in attesa di cambiar casa, in attesa di cambiar lavoro, in attesa di cambiare… vita, si…. cambiare vita, sembra facile, è più semplice continuare a tenersi quella che già si ha!

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