L’industria dell’auto è cresciuta l’anno scorso, incerto, pero’ il 2007

L’industria dell’auto è cresciuta l’anno scorso, incerto, pero’ il 2007
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    Cresce l'industria automobilistica italiana

    Sono state due milioni e trecentomila le nuove immatricolazioni di auto nel 2006 e, nel 2007, potrebbero essere di più, anche se, il condizionale è quanto mai opportuno, vista l’instabilità di un mercato che da poco ha recepito le decisioni del governo a proposito degli Incentivi sulla rottamazione, fino all’ultimo rese nebulose dalla indecisione della nostra classe governante.

    Cosicché, l’ago della bilancia, potrebbe oscillare fra quota 2 milioni e trecentomila, che confermerebbe il trend positivo dello scorso anno, così come, si potrebbe anche assistere ad una flessione verso il basso ipotizzata poco sotto i due milioni di nuove auto per il 2007. Nella prima ipotesi, l’Italia si confermerebbe secondo Paese dell’Ue in fatto di nuove auto vendute.

    Ma a segnare una svolta del nostro mercato interno starebbe il ruolo che Fiat sta apportando alle vendite del nuovo, segnando un’ottima effervescenza del settore automobilistico e, ciò, in considerazione dell’impulso che la Casa torinese sta apportando da almeno due anni e che è cominciato con l’uscita della nuova Grande Punto ma che quest’anno potrebbe ripetersi in maniera addirittura maggiore, con la vendita della Nuova Bravo, la promettentissima media italiana che annuncia una vera svolta in positivo anche per la diversificazione di allestimenti volta a contentare tutti i gusti del mercato. Questi elementi, aggiunti all’anticipazione di nuovi modelli riconducibili alle altre marche del Gruppo Fiat, Lancia e Alfa Romeo, per citare le maggiori, dopo decenni di migrazione verso il mercato estero, frenerebbero l’esterofilia insita nella mentalità dei nostri connazionali vivacizzando a dismisura la nostra industria nazionale automobilistica e tutto l’indotto che attorno ad essa vi ruota.

    Anche se, bisogna anche ammettere, che la tendenza degli anni passati, da parte degli italiani, di ricorrere al prodotto estero non era solo dovuta alla smania dei consumatori di ricercare altrove un prodotto valido, piuttosto che in Italia, stante l’approssimazione della nostra industria nazionale nello sfornare modelli non sempre di indubbia qualità, fenomeno questo che solo da qualche anno s’è arrestato dopo decenni di scadimento del marchio italiano, a tutto vantaggio del nostro PIL e della nostra situazione finanziaria interna.

    Alla luce di tutto ciò, l’Italia si confermerebbe uno dei pochi esempi e a questo punto da imitare, di un mercato e di un’industria automobilistica che non ricorre ai tagli occupazionali ma che, addirittura, potrebbe persino aumentare le risorse, a tutto vantaggio delle assunzioni e nella creazione di nuovi posti di lavoro, a differenza della maggioranza degli altri marchi di interesse mondiale che, impreparati, forse, ad adattarsi ad un mercato quanto mai cangiante e “ballerino”, si son dovuti convertire, loro malgrado, ad una logica di rigore e ristrettezza trasformatasi in una vera e propria piaga sociale, allorquando le misure per contenere la crisi dell’industria si è rivelata una vera e propria mannaia sulla testa dei lavoratori.

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