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Lotta all’inquinamento: anche Chrysler corre ai ripari

Lotta all’inquinamento: anche Chrysler corre ai ripari

Era ora, anche oltreoceano si costruiranno vetture più risparmiose e meno inquinanti

da in Blocco traffico, Chrysler, Mondo auto

    Una Chrysler 300, anche le Case americane han cominciato a costruire auto meno inquinanti

    Cilindrate degne di un tir, dimensioni stratosferiche ma tanto fascino, grazie ad una sontuosità unica che assumevano le auto americane, tante volte legate a quei bei films in bianco e nero e al volto di attori famosi; queste erano le auto americane fino a qualche tempo fa, ma si sa, i tempi cambiano e in fretta, cosicché, anche oltreoceano han finito per fare i conti con la crisi energetica e con la lotta all’inquinamento, tanto stava a cuore agli americani il petrolio che sono andati a mettere sotto sopra l’IRAQ, ma questa è un’altra storia!

    E così, il Gruppo Chrysler che incarna, insieme agli altri costruttori statunitensi, l’idea di auto trasbordante, corre ai ripari e si avvicina ai gusti, alle tendenze, ma soprattutto alle esigenze che sono anche le nostre, appartenenti al Vecchio Continente, immaginando auto di dimensioni più ridotte, più leggere e, aerodinamicamente, più idonee a circolare in strade di dimensioni più ridotte rispetto alle “Street” d’oltreoceano.

    Così, proprio il Gruppo Chrysler,pur continuando a produrre propulsori di grandi cilindrate, pensiamo all’otto cilindri da 4,7 litri e 5,7 litri, comincia a realizzarlo con più bassi consumi e maggiori potenze. Basti pensare al sistema MDS dei motori a 6 cilindri che escludono quelli che non servono viaggiando a velocità ridotta con grandi risparmi di carburante.

    Altro imput al risparmio energetico sarà l’estensione del commonrail anche per altre motorizzazioni minori, fin adesso escluse dall’adozione di questo dispositivo ed entro il 2010, le auto Chrysler e non solo, verranno equipaggiate con sistemi di scarico più ecologici, cui si aggiungerà, a breve, anche l’introduzione di vetture ibride.

    Una coscienza ecologica che ha finito per impossessarsi anche dell’animo dei costruttori di auto d’oltreoceano sulla spinta di un’istanza che prima di tutto è popolare e che richiede tante risorse economiche, nello specifico, 3 miliardi di dollari, tantissimi, ma son soldi spesi bene.

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