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Meglio una microcar al prezzo di due city car?

Meglio una microcar al prezzo di due city car?

    Italcar T3 Sport, la prima con motore commonrail

    Se non fosse un problema d’età, al sedicenne a cui ci si appresta a regalare una microcar, converrebbe addirittura scegliere una city car “normale”, sicuri del risparmio da parte di chi la compra.

    Perché in Italia e non solo nel nostro Paese, si è giunti ad una situazione paradossale, nata dall’esigenza delle varie Case automobilistiche di rilanciare continue offerte commerciali ad ogni piè sospinto, al punto che, i prezzi di quelle che un tempo si definivano utilitarie ,si è contratto sotto la spinta di continue promozioni, cosicchè, è quanto mai vera l’evidenza, accennata; almeno da un punto di vista economico: molto meglio una city car che una microcar.

    Basta infatti sfogliare i listini delle varie Case automobilistiche per palesare questa situazione singolare venutasi a creare, ma ancor più consultare le diverse offerte delle Case che, periodicamente propongono alla clientela e che proprio in questa sede aggiorniamo continuamente, per rendersi conto di come la “guerra” fra le marche si faccia non solo a colpi di accessori e di qualità fra un’auto ed un’altra, ma molto di più a colpi di sconti, regalie varie, senza contare le diverse opzioni finanziarie, per lo più, quasi sempre convenienti.

    Oggi si può tranquillamente affermare che per aggiudicarsi una buona city car si spendano circa 7.000 euro e senza neanche scomodare le varie proposte di marchi con le loro offerte low cost, una normalissima Hyundai Atos, la graziosa city car asiatica che anche da noi gode di un discreto successo, si può averla, così come viene offerta in primo allestimento, ovvero nella versione base, a soli 6.400 euro; davvero conveniente, così come conveniente è l’offerta che la Chevrolet, con la sua Matiz, full optional, propone a 7.800 euro, mai come Ford Fiesta che potremmo collocare, con buona pace dei coreani e non solo, su un altro pianeta, non foss’altro per il bagaglio unltratrentennale di esperienza costruttiva su questa vettura, oggi venduta a 7.500 euro.

    Come mai, dunque, ci si chiede, di fronte ad un mercato automobilistico che cresce di numero, almeno per restare dentro i nostri confini, che privilegia spesso proprio questo segmento di vetture, responsabili inconsapevoli di minare seriamente il mercato dell’usato e di mettere anche in discussione la possibilità di riparare vetture ancora valide ma antieconomiche di fronte a tante appetitose offerte, un altro mercato, quello delle microcar, continua, imperterrito, ad aumentare di prezzo, considerato che oggi, la più economica di queste auto, non costa meno di 11.000 euro?

    Alla domanda non è facile dare risposta, se non affrontando temi sociologici e di costume che oggi toccano la nostra società. Tutto considerato la microcar è una vetturetta di nicchia, spinta nelle vendite non solo da esigenze di traffico e limiti alla circolazione delle nostre metropoli, ma anche da un vero e proprio costume che si è affermato all’interno di quei nuclei familiari che se lo possono permettere e che affidano molto più volentieri al figlio o alla figlia ancora minorenne una vettura, per lo meno a quattro ruote, anzicchè un veicolo a due ruote, per la supposta sicurezza aggiuntiva della prima rispetto al secondo.

    Anche solo questo aspetto, sarebbe sufficiente per giustificare il successo di queste micro vetture. Per spiegare poi il loro costo elevato, dovremmo scandagliare nell’intimo il sistema costruttivo di questi mezzi, costruiti artigianalmente e con tecniche ben lontane da quelle impiegate per costruire vetture….. “serie”!

    Ma forse ancor di più dovrebbe essere valido il ragionamento secondo il quale, laddove tira un mercato che è più di costume e di immagine, che di altro, si sa, i contenuti possono anche spesso lasciare il posto alla moda, quella stessa imparante ed indiscutibile che fa trend, come poter ammettere di aver comprato per il proprio figlio/a una microvettura, al prezzo di 2 city car tradizionali, “mandando a benedire” ogni ragionamento logico di economia…. familiare!

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